Viterbo – Uso “disinvolto” dell’auto di servizio, rafficadi testimoni contro l’ex comandante dei carabinieri di Tuscania. Li ha preannunciati ieri la pm Paola Conti, dopo il via libera del collegio al processo bis all’ufficiale Massimo Cuneo, accusato di peculato e falso.
“Ognuno porterò un suo tassello all’impianto accusatorio”, ha detto il pubblico ministero, consapevole che il processo, per fatti del 2013, finirà probabilmente in prescrizione, ma intenzionata a non mollare fino all’ultimo. Lei aveva chiesto l’unificazione con l’altro processo, quello tuttora in corso scaturito dall’arresto del militare l’11 febbraio 2015. Ma la richiesta, cui si è opposto il difensore Fabrizio Ballarini, è stata rigettata.
Il processo “Cunero bis” nasce dagli ulteriori accertamenti della procura militare successivi all’inchiesta della procura della repubblica di Viterbo a carico dell’alto ufficiale dell’arma.
Si tratta di dodici ulteriori contestazioni di peculato d’uso dell’auto di servizio, che si aggiungono ai 5-6 casi precedentemente accertati. La difesa, dl canto suo, ha depositato una lista di ben venti testimoni che per ognuno dei 12 singoli episodi emersi nell’ambito delle indagini della procura militare sarebbero pronti a dare tutti i chiarimenti necessari per dimostrare che l’imputato non ha fatto uso improprio dell’auto di servizio.
L’inchiesta è nata per caso. Cuneo, che ha lasciato la Tuscia nell’estate 2014 per un incarico al ministero delle politiche agricole, intercettato per altri motivi, si sarebbe tradito rivelando ad alcune ditte viterbesi – aziende agricole, caseifici e similari – che ci sarebbero stati degli accertamenti, invitando i titolari a mettersi in regola. Motivo per cui è finito indagato per rivelazione di segreto d’ufficio. Le indagini si sono poi ampliate, fino a sfociare addirittura in due processi: il Cuneo bis che, sempre che si farà, è appena iniziato, mentre procede a rilento l’altro.
Il secondo processo, dopo lo scioglimento delle riserve, si è aperto ieri con la rituale ammissione delle prove davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, dopo che il tribunale militare di Roma ha rinviato per competenza alla magistratura ordinaria la decisione relativa a ulteriori accuse di peculato per il presunto utilizzo, 12 gli episodi contestati, dell’auto di servizio per scopi personali e di uso improrpio di personale interno per lavori di ristrutturazione della caserma di proprietà del Comune di Tuscania.
Rigettata l’eccezione del “ne bis in idem”, avanzata dalla difesa che all’udienza dello scorso 9 settembre ha sottolineato come per i lavori di ristrutturazione della caserma Cuneo sia già a giudizio davanti al collegio Mattei, accusato di truffa e falso in concorso con un’imprenditrice (parte civile il Comune che si sente parte offesa). Il collegio si era riservato sia sul “ne bis in idem”, sia sulla richiesta di unificare i due procedimenti.
Il processo entrerà nel vivo solo tra sei mesi, il 5 maggio 2021, quando sono previsti i primi cinque testimoni dell’accusa.
Silvana Cortignani
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