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Tribunale - Parla la difesa dell'ex comandante dei carabinieri accusato di peculato - Ieri la prescrizione

“Massimo Cuneo non doveva essere processato, distrutta la vita di un uomo perbene”

di Silvana Cortignani
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Massimo Cuneo

Massimo Cuneo

L'avvocato Pierluigi Mancuso

L’avvocato Pierluigi Mancuso

Tuscania – “Questo processo non si doveva fare, ha distrutto la vita di un uomo perbene”. Lo ha ribadito con forza ieri davanti al collegio del tribunale di Viterbo, parlando dell’ex comandante della compagnia carabinieri di Tuscania Massimo Cuneo, l’avvocato Pierluigi Mancuso che, a fronte dell’ormai conclamata prescrizione, ha voluto spendere parole per l’ufficiale dell’arma finito ai domiciliari a febbraio 2015. 

Al centro del processo, oltre ad altre contestazioni, i lavori di ristrutturazione della caserma e l’uso disinvolto dell’auto di servizio. Il pm Massimiliano Siddi, riqualificando quest’ultimo reato in peculato d’uso, ha sancito il colpo di spugna dell’estinzione del reato per intervenuta prescrizione, il che significa per gli imputati “nè colpevoli, nè innocenti”.

Le difese, che pure potevano rinunciare alla prescrizione, non l’hanno fatto. E non è stata concessa l’assoluzione nel merito agli imputati, nonostante sia stata chiesta. 

“La mia assistita è una vittima, la vera ersona offesa del processo”, ha sottolineato l’avvocato Emilio Lopoi per l’imrenditrice che ha fornito i materiali per i lavori. “Per lei un doppio danno. È finita coimputata e non è stata mai pagata dalla pubblica amministrazione, proprietaria dell’immobile della caserma, col Comune che si è pure costituito parte civile per i danni”.

Cuneo finì ai domiciliari per peculato, abuso d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio. “Il processo, partito con una impalcatura accusatoria traballante, dimostra oggi tutta la sua infondatezza – ha detto a gran voce Mancuso – non andava esercitata l’azione penale che ha distrutto la vita di un uomo perbene e di un validissimo investigatore”.

Quello che si è chiuso ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi è il famoso processo “due in uno” all’ex comandante dei carabinieri che, clamorosamente arrestato l’11 marzo 2015, rimase per qualche settimana ai domiciliari per fatti avvenuti tra il 2013 e il 2014, scaturito dall’unificazione di due procedimenti, uno dei quali “ereditato” dalla procura militare relativo all’uso improprio dell’auto di servizio.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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29 maggio, 2024

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