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Tribunale - No all'assoluzione nel merito chiesta dalla difesa - La lunga vicenda giudiziaria si è chiusa senza arrivare nemmeno alla sentenza di primo grado

Uso “improprio” dell’auto di servizio, chiuso per prescrizione il processo all’ex comandante Massimo Cuneo

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Massimo Cuneo

Massimo Cuneo

Tuscania – Utilizzo “improprio” dell’auto di servizio, chiuso per prescrizione il processo all’ex comandante Massimo Cuneo. No all’assoluzione nel merito chiesta dalle difese.

Si è chiuso martedì scorso con la prescrizione il processo all’ex comandante dei carabinieri della compagnia di Tuscania finito agli arresti domiciliari su richiesta della pm Paola Conti l’11 febbraio 2015.

L’udienza del 28 maggio davanti al tribunale di Viterbo in composizione collegiale, che ha dichiarato l’estinzione dei reati per intervenuta prescrizione, ha posto la parola fine alla vicenda giudiziaria che vedeva imputati una imprenditrice e l’ufficiale dei carabinieri e, come parte civile, il comune di  Tuscania, costituitosi per alcuni capi di imputazione derivanti da uno dei due tronconi dell’inchiesta. 

“Se l’avesse ritenuta sussistente, il collegio avrebbe potuto optare per l’assoluzione nel merito chiesta dalle difese, considerato che l’istruttoria dibattimentale era ormai giunta alle fasi finali, con la conseguente disponibilità per i magistrati di un vasto materiale probatorio – spiega la difesa di parte civile – ma i giudici non hanno evidentemente ritenuto fondata la richiesta delle difese di pronunciare sentenza assolutoria nel merito, limitandosi invece a dichiarare estinti i reati, per il maturare dei termini di prescrizione, come chiesto dal pubblico ministero in sede di discussione”.

Ciò anche a fronte della scelta processuale dell’imputato di non rinunciare come avrebbe potuto fare alla prescrizione stessa. La decisione del tribunale è da considerarsi come conclusiva della annosa vicenda giudiziaria, poiché sostanzialmente non impugnabile.

Cuneo era stato rinviato a giudizio il 31 ottobre 2017 dal gup Savina Poli per peculato d’uso, abuso d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio, truffa e falso in concorso. L’ex comandante, che aveva lasciato la Tuscia nell’estate 2014 per un incarico al ministero delle politiche agricole, intercettato per altri motivi, avrebbe rivelato ad alcune ditte viterbesi – aziende agricole, caseifici e similari – che ci sarebbero stati degli accertamenti, invitando i titolari a mettersi in regola. Motivo per cui è finito indagato, tra le altre cose, per rivelazione di segreto d’ufficio.

Il peculato, riqualificato in peculato d’uso, invece, era legato ad alcuni viaggi privati, che l’ex comandante avrebbe fatto con la macchina di servizio.

Quello che si è chiuso martedì davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi è il famoso processo “due in uno” all’ex comandante dei carabinieri che, clamorosamente arrestato l’11 marzo 2015, rimase per qualche settimana ai domiciliari per fatti avvenuti tra il 2013 e il 2014, scaturito dall’unificazione di due procedimenti, uno dei quali “ereditato” dalla procura militare relativo all’uso improprio dell’auto di servizio.

Gli investigatori si sono messi sulle tracce delle celle agganciate dal telefonino di servizio del militare, individuando 21 volte in cui si sarebbe trovato in luoghi non giustificati dall’orario di lavoro, tra il 26 febbraio e il 27 giugno 2014, facendo in particolare la spola con Ardea, ma anche recandosi a Roma, Pomezia, Grosseto, Foligno, Grosseto e Orbetello, dove avrebbe avuto la casa di famiglia in ristrutturazione.

Relativamente alle frequenti spole tra Tuscania e Ardea, hanno effettuato degli approfondimenti i militari della guardia di finanza, che hanno sottolineato durante il processo che sono avvenuti tutti in orario di servizio in luoghi fuori della competenza territoriale della compagnia. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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1 giugno, 2024

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