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Acquapendente - Parla la madre che ha denunciato Pasquale Gaeta - Avrebbe soggiogato sua figlia 25enne: "Sappia che non gli darò tregua"

“Un regista teatrale e un videomaker portavano seguaci al santone”

di Silvana Cortignani
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Il santone Pasquale Gaeta, alias maestro Lino, in tribunale

Pasquale Gaeta, alias maestro Lino, in tribunale

Virginia Adamo

Virginia Adamo – La madre che ha denunciato il maestro

Le Iene - Il servizio da Acquapendente

Le Iene – Il servizio da Acquapendente

Acquapendente – “Facevano proselitismo un regista teatrale e un videomaker, portavano loro seguaci al santone”. A distanza di oltre un anno da quando la figlia ha negato in sede di incidente probatorio di avere subito abusi, torna a parlare la madre della 25enne che sarebbe stata soggiogata dal “maestro Lino”, indagato dalla pm Paola Conti per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale ai danni di due ragazze e esercizio abusivo della professione di psicologo.

E’ la madre che – nonostante la figlia fosse maggiorenne, studentessa universitaria e non esista più il reato di plagio – si è rivolta lo stesso alle autorità quando, nel giro di brevissimo tempo, ha sentito di averla persa. Torna a parlare in seguito all’interrogatorio cui il sessantenne Pasquale Gaeta si è sottoposto volontariamente lo scorso 10 giugno presso la caserma della compagnia carabinieri di Montefiascone dopo avere ricevuto l’avviso di fine indagine che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.

Virginia Adamo, 45 anni, è la mamma di Monza che, dopo avere denunciato ai carabinieri l’uomo che avrebbe allontanato da lei la figlia, è andata anche alle Iene, temendo che il caso venisse archiviato, consegnando un audio choc, mandato in onda in trasmissione, in cui si sente tra l’altro una voce maschile dire: “Masturbati e spiegalo forte e chiaro alla mamma che sei la mia puttana”.

Il “santone” sostiene che si trattava di uno “psicodramma”. “Una messa in scena, una sceneggiata, la rappresentazione di qualcosa che non c’è”, ha detto, intervistato all’uscita del tribunale, il 23 maggio 2019, dopo l’incidente probatorio. 

“Pasquale Gaeta, innanzitutto, è un libero cittadino e non fa parte di alcuna ‘setta’, né annovera ‘seguaci’ in quel di Acquapendente o in ogni altro luogo. Lo stesso, dunque, non può essere definito ‘santone’, ‘maestro’ o “guru”, perché tali qualifiche non gli appartengono e perché nessun tribunale ha mai accertato tali sue inesistenti qualità”, ci tenne a precisare lo scorso gennaio l’indagato tramite il difensore. alla vigilia della chiusura dell’inchiesta. 


“Sappia che non avrà tregua”

“Sappia che non avrà tregua. L’anno scorso scrissi una lettera quando ero nel pieno della disperazione, adesso sono passata alla fase successiva, più combattiva che mai e intenzionata ad andare fino in fondo”, ci tiene a dire Virginia Adamo, la cui figlia era una brillante studentessa a Bologna quando sarebbe incappata nel giro di Gaeta. 


Presunte vittime “agganciate” a una scuola di teatro

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, Gaeta avrebbe abusato sessualmente di due ragazze. “Almeno in tre, tra le quali mia figlia, sono state ‘agganciate’ dal regista di una scuola di teatro di Bologna, che prima si è fidanzato con loro per qualche mese e poi le ha convinte a trasferirsi ad Acquapendente. Gliele dava in pasto, ‘siamo tutti fratelli e sorelle’. Su una di loro il ‘maestro’ allungò le mani non appena giunta ad Acquapendente e lei se ne andò via, scappò senza più tornare. Con lei non gli è riuscito di fare il ‘copia-incolla’. L’altra invece aveva già ricevuto il suo love bombing ed era quindi nella prima fase del brain washsing, del lavaggio del cervello”. 

Secondo il difensore Bruno Barbaranelli, che ha chiesto l’archiviazione, Gaeta avrebbe illustrato in maniera dettagliata le “attività di natura artistico-teatrale” svolte dal suo gruppo di lavoro, citando fonti, anche di natura bibliografica, che dissiperebbero ogni dubbio in ordine alla linearità della sua condotta (“Non ho schiavizzato né abusato sessualmente di alcuna ragazza della comunità”). La comunità Qneud (Questa non è una democrazia), insomma, non sarebbe altro che un gruppo di teatranti. 


“Facevano proselitismo un regista e un videomaker”

Il retroscena, secondo mamma Virginia, sarebbe da cercare a Bologna. “Il ‘maestro’parla di fonti di natura bibliografica perché tra i suoi ‘seguaci’ ci sono anche il regista teatrale e un videomaker, che facevano ‘proselitismo’ e che gli hanno portato anche mia figlia. Hanno anche realizzato un video di un ‘laboratorio esperienzale’, dove Gaeta era stato da loro presentato come lo psicologo. Si stavano creando un giro, un e-commerce. C’era anche una pagina Internet del film, poi sparita ma di cui conservo lo screenshot, in cui lui si presenteva come psicologo laureato presso l’università di Verona e si diceva ‘ludologo’. Poi c’erano la moglie, ‘artista’, il regista, il videomaker e altri due che facevano parte di questo teatro di Bologna con cui lavorava sempre il regista in questione”.


“Fonderemo la comunità dei 12 apostoli, ad Acquapendente arriverà un terremoto”

“Gaeta mandò avanti mia figlia, dicendole di andare a vivere ad Acquapendente perché lì avrebbe fondato la sua comunità, le fece anticipare i soldi e tutto il resto. ‘Poi vi raggiungerò io, perché fonderemo la comunità dei 12 apostoli, ad Acquapendente arriverà un terremoto’, gli ha detto. Li stava prendendo in giro. Ha fatto in modo che dei ragazzini si portassero avanti, trovassero un appartamento, mentre lui faceva avanti e indietro da Roma. Quando? Quando sapeva che mia figlia era sola a casa”.


“I ‘seguaci’ dovevano mantenerlo, pagargli l’affitto e le bollette”

Gaeta durante l’interrogatorio ha detto che i locali utilizzati per le attività erano aperti a tutti i partecipanti e che molti di loro disponevano di una copia delle chiavi e per tale ragione potevano farvi ingresso quando volevano, anche nottetempo e senza preavviso.

“Quali erano i locali aperti a tutti i partecipanti? Un appartamento al secondo piano? –  si chiede Virginia – allora vuole dire che venivano organizzati dei laboratori in questa casa che non è una comunità, per cui andranno sentiti i partecipanti a tali attività, che dovranno spiegare di cosa si trattasse. I ‘locali’, per la cronaca, sono al secondo piano di una casa a tre piani in via Onanese, al terzo dei quali abitava lui. I ‘molti che avevano le chiavi’, cui fa riferimento, sono quelli che abitavano lì e che lo dovevano mantenere, tra cui mia figlia. Dormivano lì, anche mia figlia abitava lì. E anche il regista teatrale veniva lì, dopo che aveva finito le stagioni. Gli pagavano l’affitto, gli pagavano la luce e lui faceva avanti e indietro da Roma, dove abitava in zona Corcolle, a Tivoli”.


“Mia figlia allontanata dalla comunità perché vedeva un ragazzo del posto”

“Poi è successo che mia figlia abbia avuto, a un certo punto, un momento di presa di coscienza, quando ha conosciuto un ragazzo ad Acquapendente con il quale, insegnandogli lo spagnolo, stava nascendo una relazione. Lui allora è andato fuori di testa, le diceva che non era matura, che lei stava sbagliando e che quindi, per punizione, lei doveva andare via dalla casa, dalla comunità”, prosegue Virginia Adamo. 

“Ma non stava facendo altro che organizzare un programma, strumentalizzando questa situazione per fare in modo che mia figlia andasse a vivere da sola, perché oramai quella casa era diventata un via vai di seguaci quindi quello che lui faceva non lo pteva più fare davanti ad altri, per cui doveva fare in modo che questa ragazza si appartasse. Mi viene da chiedere: ‘Se tutti avevano le chiavi e venivano a fare teatro. Lui che ci andava a fare tutti i giorni alle nove e alle quattro a casa di mia figlia? I conti non tornano, soprattutto in base a quello che si evince dalle registrazioni, dove si sente mia figlia urlare, ormai fusa di testa e completamente dissociata”. 

“In televisione ha preso in giro tutti dicendo che faceva lo psicodramma. In realtà usava tecniche di manipolazione per diventare il punto riferimento di persone che ormai avevano autostima pari a zero ed erano insicure, con crisi di ansia e di panico. Per essere l’unica persona cui rivolgersi per colmare il loro vuoto in quel momento, perché lui ha giocato molto su questo senso dell’abbandono, della mancanza di autostima, il senso dell’io e il senso del sé”. 


L’appello della madre al maestro Jodorowsky

Cileno naturalizzato francese, regista, fumettista, nel tempo Jodorowsky, oggi 90enne, è diventato uno dei maggiori esponenti del surrealismo.

E proprio al maestro, Virginia Adamo l’anno scorso lanciò un appello per cercare di salvare sua figlia e smascherare il santone. Un appello che fu pubblicato daTusciaweb.

Stimato maestro
questo è l’appello di una mamma disperata che vuole salvare la propria figlia da un finto maestro spirituale di nome Lino che attraverso la psicomagia di Jodorowski ha strumentalizzato il finto percorso di mia figlia con l’obiettivo di avere solo rapporti sessuali. Tutti i giorni attraverso i rapporti sessuali urinavano sulla foto della mamma per liberare l’energia sessuale di mia figlia ed elevare l’anima del finto maestro per connettere con il divino.
Mia figlia, è oggi completamente dissociata dalla realtà, ha avuto un allontanamento dalla famiglia e dai suoi affetti, è stata isolata.
Il problema è che mia figlia è convinta che tutto questo fa parte del suo percorso iniziatico che si chiama via della repulsione e non riconosce che il finto maestro ha solo abusato di lei.
Tutta la televisione italiana sta parlando di questo caso ma non riusciamo a convincere mia figlia. Altre ragazze uscite dallo shock hanno denunciato il fatto alla polizia ma lei no.
Chiedo un aiuto disperato per mia figlia, che ha tentato il suicidio pur di rimanere con questo maestro che l’ha dissociata psicologicamente.
Solo un suo intervento potrà salvare mia figlia prima che sia troppo tardi. Una mamma disperata.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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30 agosto, 2020

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