Acquapendente – “Non ho schiavizzato né abusato sessualmente di alcuna ragazza della comunità”. Si è difeso così Pasquale Gaeta, il “santone” di Acquapendente conosciuto come il maestro Lino, durante l’interrogatorio reso il 10 giugno presso la caserma della compagnia carabinieri di Montefiascone. Un interrogatorio chiesto dal difensore Bruno Barbaranelli dopo l’avviso di fine indagine della pm Paola Conti che al 62enne d’origine campana, leader della comunità Qneud (Questa non è una democrazia), contesta i reati di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale ai danni di due ragazze e esercizio abusivo della professione di psicologo. Il legale, al termine, ha chiesto l’archiviazione.
Tusciaweb ha intervistato il professor Sergio Caruso, il noto criminologo ed esperto di dinamiche settarie che da circa un anno si sta occupando del caso. “Bisogna diffidare di soggetti che propongono strade alternative – sessuali, aliene, spirituali – perché sono l’anticamera delle sette”, dice Caruso, che è anche collaboratore Favis (Fondazione famigliari vittime delle sette).
Pasquale Gaeta è stato denunciato dalla madre di una 25enne, Virginia Adamo, la cui figlia di 25 anni sarebbe stata “plagiata” dall’uomo, anche se la presunta vittima, le cui dichiarazioni sono state cristallizzate nell’incidente probatorio del 23 maggio 2019, ha sempre negato tutto. La mamma, dopo avere sporto querela ai carabinieri di Montefiascone, temendo che il caso fosse archiviato, ha chiesto aiuto alle Iene, che l’anno scorso hanno mandato in onda un video che ha fatto scalpore a livello nazionale in cui si sente una voce maschile dire a una ragazza: “Masturbati e spiegalo forte e chiaro alla mamma che sei la mia puttana”.
Professor Caruso, lei è stato incaricato di redigere una consulenza dal legale della signora Adamo e dall’avvocato Vincenzo Dionisi, che assiste la giovane che non ha mai sporto denuncia?
“Esattamente. Ho iniziato a occuparmi di questa vicenda come consulente più di un anno fa e ora ho consegnato la mia relazione agli avvocati.Possiamo dire di avere piena fiducia nella giustizia, ovviamente, e che si sta facendo un gran lavoro. L’obiettivo è far capire cosa accade in questi contesti e quali circostanze si siano andate a creare sulla base di tutto quello che è venuto fuori, in questa specificità di aspetti, perché è un caso veramente complesso. Senza potermi confrontare con la presunta vittima, che non ha sporto denuncia, quindi indirettamente, senza poter lavorare sulla persona. Il mio ruolo è quello di affiancamento tecnico ai legali di Virginia e della figlia per facilitare loro il compito, aiutandoli a comprendere la situazione”.
Lei quindi non ha mai incontrato la 25enne che secondo la madre sarebbe stata soggiogata e plagiata, anche se il reato di plagio non esiste più, da Pasquale Gaeta?
“No, come ho detto non ho potuto lavorare sulla persona, perché la ragazza, che è maggiorenne, non vuole e non lo ha permesso. Però si lavora sul contesto”.
Non avendo potuto relazionarsi con la presunta vittima, di quali “fonti” si è servito per giungere alle sue conclusioni?
“Ovviamente ho preso visione di tutta la documentazione, ma tutta Italia ha visto il video delle Iene e là si spiega tutto. Senza scendere in particolari, quello che si può dire è che determinate pratiche devono essere fatte esclusivamente da figure abilitate specializzate, perché mettere le mani sulla mente da profani, da soggetti che si improvvisano, significa fare danni irreparabili”.
Riferendosi agli audio mandati in onda in televisione, Gaeta ha parlato di “una messa in scena, una sceneggiata, uno psicodramma, la rappresentazione di qualcosa che non c’è”
“Lo psicodramma,che non stato inventato da Sigmund Freud bensì Jacob Levi Moreno, lui non lo può fare. E non sono previste pratiche di attivazione sessuale. Il metodo Jodorowsky, invece, non fa parte delle dinamiche psicologiche, non si usa in nessun approccio psicoterapico”.
Come si spiega la famosa frase registrata in cui si sente dire: “Masturbati e spiegalo forte e chiaro alla mamma che sei la mia puttana”?
“Sia chiaro che nessun setting prevede un’azione stimolatoria sessuale tra paziente e terapeuta. Tutte le cose che sono antagoniste alla psicologia, fermo restando che lui, come gli viene contestato, non è psicologo e già di per sé questa è una cosa grave”.
La 25enne, però, durante l’incidente probatorio, ha negato di essere mai stata “schiava sessuale” del maestro Lino…
“Ribadisco che mettere le mani sulla mente delle persone è veramente pericoloso. Difatti nella perizia ho riportato anche i anni che ne possono derivare. Per non parlare di tutto quello che era sessuale, perché qui è evidente che non siamo nelle parafilie, non siamo di fronte a persone consenzienti che per rompere la routine decidono di fare il Bdsm (avere rapporti sadomaso o fare giochi erotici, ndr), ma siamo in una giocoforza di una figura fragile contro una figura forte”.
C’è un messaggio che può essere utile a chi in questo momento sta leggendo le sue dichiarazioni e teme di incappare in situazioni poco chiare?
“Il messaggio è che bisogna diffidare di persone che offrono percorsi alternativi, quello che diciamo al Favis, ovvero quando vi presentate da uno psicologo, chiedete se è iscritto all’albo. Bisogna accertarsi per prima cosa che sia iscritto all’albo. E in ogni caso bisogna diffidare di soggetti che propongono delle strade alternative – sessuali, aliene, spirituali – perché sono l’anticamera delle sette”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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