Viterbo – “33mila imprese attive nella Tuscia e 345 nuove iscrizioni. La strada è ancora lunga, ma in fondo al tunnel la luce si vede”. Luigia Melaragni, segretaria della Cna di Viterbo e Civitavecchia, tira le somme degli ultimi dodici mesi e avverte: “Con il Pnrr si apre una stagione fondamentale, è un’opportunità storica per rimettere in moto il sistema paese”.
Luigia Melaragni
Che anno è stato il 2021?
“Un anno non in discesa, purtroppo, a causa del Covid-19. Ma sotto questo aspetto, fortunatamente, neanche nefasto come il 2020. Per la Cna di Viterbo e Civitavecchia è stato un anno importante. Abbiamo tenuto l’assemblea quadriennale, che ha eletto presidente Alessio Gismondi, subentrato ad Angelo Pieri, l’associazione ha modificato il proprio statuto dando vita ad una vera riforma organizzativa, che punta sui mestieri, per affiancare le imprese in maniera più capillare”.
Dopo due anni di pandemia si intravede uno spiraglio di luce?
“Il Covid-19 ha continuato a segnare anche questi ultimi 365 giorni. Non è riuscito a dare continuità a tutti quei risvolti negativi che avevano caratterizzato l’anno precedente, consentendo così a molte imprese di riorganizzarsi e rialzare la testa. Quindi sì: la strada è ancora lunga, ma in fondo al tunnel la luce si vede. E noi siamo sempre lì, a dare una mano, formando, informando, affiancando le start up, garantendo quanti più servizi possibili. Non a caso, lo slogan dell’assemblea è stato “Ripartire insieme”. Perché crediamo fermamente nel nostro ruolo di rappresentanza”.
Numeri e dati alla mano qual è la fotografia di quest’anno ormai agli sgoccioli? Quante aziende hanno chiuso e quante hanno aperto?
“Gli ultimi dati disponibili sono quelli del terzo trimestre. Tra giugno e settembre di quest’anno abbiamo registrato il boom dell’edilizia, che ha trainato il saldo delle imprese, grazie ai bonus legati al settore. In Italia sono +22mila. Nello stesso arco temporale, nella Tuscia c’è stata una crescita complessiva dello 0,29% rispetto al trimestre precedente e dell’1,13 se si guardano solo quelle artigiane. Le imprese attive sono 33.376, le nuove iscrizioni 345, a fronte di 234 cessazioni. Di queste, 7.303 sono artigiane. Nel campo delle costruzioni c’è stato un balzo notevole: nel 2019 erano 4.864, nel 2020 invece 4.913 e nel 2021 infine 5.120. Se proviamo ad allargare il raggio agli ultimi 10 anni, vediamo che abbiamo perso per strada 1.007 imprese artigiane, il 13,2%”.
Qual è il settore che ha registrato numeri migliori e che – in caso – sta trainando la ripresa? Quale il peggiore?
“Come si è detto, la performance migliore appartiene al comparto delle costruzioni, dall’edilizia all’impiantistica, che sta trainando la ripresa. Faticano, invece, i settori della filiera del turismo, per effetto del drastico ridimensionamento dei flussi turistici: non solo le strutture ricettive e gli altri servizi di accoglienza, ma, per esempio, i trasporti. Si pensi ai taxi e Ncc, ai bus turistici…
Due anni di pandemia hanno altresì ulteriormente fiaccato l’artigianato artistico e tradizionale, realtà che invece va tutelata e sostenuta perché espressione della cultura e dell’identità dei territori, della bellezza e della qualità del made in Italy, e alcuni settori del manifatturiero”.
Il 2020 è stato l’anno dell’onda travolgente della pandemia. Il 2021 l’anno della risposta dell’Europa alla grave crisi economica. L’iniezione di liquidità nelle casse statali grazie al Pnrr, che effetti potrà produrre? Che risposte ci si attende sul piano dell’artigianato e delle piccole e medie imprese?
“Per l’economia italiana si apre una stagione fondamentale, è un’opportunità storica per rimettere in moto il sistema paese. I fondi stavolta ci sono e vanno spesi bene. Sembra quasi scontato parlare di infrastrutture, formazione, digitalizzazione, innovazione, turismo, occupazione femminile e giovanile, ma sono sempre proprio questi gli snodi cruciali che contribuiscono a far crescere anche l’artigianato e le piccole e medie imprese. Certo, per spendere bene le risorse e per le riforme servono unità di intenti e una visione strategica, perché difficilmente potremo contare su un bis così corposo. A livello nazionale la Cna farà sicuramente la propria parte in questo senso, essendo nel tavolo di partenariato”.
Il Bonus del 110% ha dato sufficiente spinta al settore edilizio o continua ad arrancare anche in ragione di un aumento delle materie prime? Cosa ci si attende per il futuro? Quali sono gli interventi che il governo dovrebbe mettere in atto?
“Il Superbonus 110%, insieme alle altre agevolazioni del governo, non è stato solo importante: è stato vitale. Ha consentito a un settore enorme come quello dell’edilizia di trainare la ripresa, portandosi dietro a cascata tutta una serie di altri settori. Ecco perché la Cna ha fatto un pressing pesante per tenere in piedi questa misura, suggerendo allo stesso tempo i necessari correttivi in corso d’opera. L’aumento del prezzo delle materie prime purtroppo è un dato di fatto e non riguarda solamente l’edilizia: come Cna abbiamo anche portato a termine un’indagine tra le imprese, da cui è emerso che a soffrire sono quelle più piccole, perché hanno meno possibilità di fronteggiare i rincari”.
Il 2021 sul fronte della pandemia è stato altalenante. Dopo un primo semestre abbastanza segnato da contagi e incertezze, abbiamo avuto un’estate buona. Ora lo spettro della variante Omicron fa tornare la paura? Si temono nuove contrazioni?
“Lo abbiamo sempre detto: salute e tutela delle attività economiche devono coniugarsi. Cna è stata, ed è, una convinta sostenitrice della campagna vaccinale. Gli artigiani e le piccole imprese, sin dall’inizio della pandemia, hanno mostrato grande responsabilità nell’applicazione dei protocolli anticontagio ed è grazie a loro che il paese ha reagito, è riuscito a ripartire. Anche stavolta daremo il nostro contributo. Come è già avvenuto, sarà importante l’esercizio della rappresentanza ai tavoli istituzionali: con il governo nazionale, con i comuni e con la regione. Riguardo a quest’ultimo ente, dobbiamo rilevare che il confronto con le associazioni imprenditoriali è stato continuo e che per far fronte all’emergenza e sostenere il tessuto economico sono state investite ingenti risorse”.
Parentesi rosa. In che condizione si trova l’imprenditoria femminile? Quali strumenti ha a disposizione?
“Non è corretto parlare di parentesi, perché questo dell’imprenditorialità femminile è un tema centrale per Cna: per costruire uno sviluppo sostenibile e una società più equa, il lavoro delle donne è determinante. Gli ultimi due anni per le donne tutte e per le imprese femminili sono stati durissimi; molti progetti, soprattutto delle più giovani, hanno subito uno stop. Il superamento delle disparità di genere e il sostegno della creatività e delle competenze delle donne non possono non essere una priorità per la nostra società. Ne siamo così convinti che quest’anno abbiamo costituito, a livello territoriale, Cna Impresa Donna, raggruppamento di interesse che dà voce alle imprenditrici.
Quanto agli strumenti di incentivazione, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che rende finalmente operativo il Fondo impresa femminile, istituito con la legge di Bilancio per il 2021 per incentivare la partecipazione delle donne al mondo delle imprese, sostenere le loro competenze e creatività sia per lo sviluppo e il consolidamento delle imprese femminili già costituite sia per l’avvio di nuove attività imprenditoriali e la realizzazione di progetti innovativi, attraverso contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati. Il Fondo è tra le linee di intervento del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che prevede, complessivamente, 400 milioni di euro per l’imprenditoria femminile. Cna è ovviamente impegnata per informare e assistere le donne interessate a questa opportunità”.
Cosa ci si attende per il 2022? Qual è il suo auspicio?
“La speranza è che finalmente i classici auspici di fine anno diventino qualcosa di tangibile nel corso di quello che verrà. Che l’artigianato e la piccola e media impresa siano messe nelle condizioni di crescere e irrobustirsi: semplificazione degli adempimenti e riduzione dei costi dell’energia sono tra le priorità. Per il nostro territorio è ora di vedere terminate alcune infrastrutture che da tempo immemore vengono classificate come fondamentali per il rilancio, per esempio. Abbiamo visto passi in avanti sul fronte del turismo: vanno resi strutturali, migliorando l’offerta e colmando qualche carenza.
Il nostro faro è la sostenibilità ambientale. Penso alla battaglia che la Cna sta portando avanti, per la riconversione della centrale di Torre Valdaliga nord a Civitavecchia, con una posizione ferma sulla proposta di un polo per le energie rinnovabili, ma anche alle scorie radioattive che rischiano di arrivare nella Tuscia. Ecco, l’auspicio per il 2022 è che tanti progetti vadano finalmente in porto, consentendoci di fare quel salto di qualità che il nostro territorio, così ricco di cultura e di eccellenze, dall’artigianato artistico a quello agroalimentare, merita”.
Barbara Bianchi
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