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Bilancio di fine anno 2021 - Il presidente Roberto Alabiso parla di avvicendamenti dei magistrati, oltre che di emergenza Covid

“Un anno difficilissimo per tutti, anche per noi avvocati penalisti…”

di Silvana Cortignani
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Roberto Alabiso

Il presidente della camera penale Roberto Alabiso


Viterbo – Alla guida dei penalisti viterbesi dal 2019, l’avvocato Roberto Alabiso passerà alla storia come il presidente in carica quando, nel 2020, è esplosa in tutto il mondo la pandemia di Covid. Un’emergenza prorogata fino al 31 marzo 2022, che nel frattempo sta per compiere due anni, su cui pesa lo spettro di nuove strette e nuovi possibili lockdown. 

Presidente Alabiso, dopo il 2020, anche il 2021 è stato contrassegnato dal Covid, tra vax e no vax, tamponi, udienze penali sempre blindate per scongiurare contagi. In più ci sono stati dei lutti che hanno colpito e addolorato tutto il palazzo di giustizia nonché trasferimenti e avvicendamenti di magistrati che, inutile negarlo, hanno provocato più che qualche sconquasso tra gli addetti ai lavori. Che anno è stato il 2021?
“Un anno difficilissimo per tutti. Anche per noi avvocati penalisti. Sia dal punto di vista organizzativo che dal punto di vista lavorativo in sé e per sé, perché purtroppo, oltre alla mannaia del lockdown e delle problematiche relative alla pandemia e a tutte le conseguenze della pandemia, si sono aggiunte la perdita di un grande magistrato come il dottor Gaetano Mautone, la perdita di colleghe bravissime che facevano anche penale, parlo della collega Nicoletta Porretti e della collega Roberta Leonardi, e ovviamente tutto e tutti abbiamo risentito dolorosamente anche di questi momenti. In particolare il mese di agosto per noi è stato veramente terribile. Diciamo che, dal punto di vista morale, sicuramente queste sono state le cose che più hanno caratterizzato il nostro anno 2021”.

Dal punto di vista organizzativo, invece, quanto hanno pesato i trasferimenti di ben due giudici del dibattimento?
“Dal punto di vista organizzativo, in particolare per il dibattimento, c’è stato che noi abbiamo avuto due trasferimenti eccellenti. In primis la dottoressa Silvia Mattei, che è stata trasferita, è stata scelta dalla ex presidente Maria Rosaria Covelli come componente dell’ispettorato del ministero di giustizia. E la dottoressa Mattei era la coordinatrice del dibattimento, quindi la interlocutrice principale della camera penale, di tutti noi penalisti, e quindi a un certo punto ci siamo ritrovati, nuovamente, persi nei meandri di un’organizzazione che non dipende solo dalle persone, ma dipende anche dalle strutture, dipende anche dalla necessità di continuare a fare udienze con gli stessi ritmi e con le stesse garanzie che c’erano fino a quel momento”. 


Viterbo - La ministra Marta Cartabia in visita al Giardino della solidarietà

Viterbo – La ministra Marta Cartabia in visita al Giardino della solidarietà


Il giudice Silvia Mattei a Roma e il giovane magistrato Giacomo Autizi all’ufficio gip. Non è troppo nel giro di neanche un anno?
“Erano i primi mesi dell’anno 2021 quando anche il dottor Giacomo Autizi lasciava il dibattimento per trasferirsi all’ufficio del gip. Altra grande perdita per il dibattimento, perché tutti noi conosciamo le doti, le capacità e la simpatia di questo giovane magistrato che nei pochi anni che aveva occupato il ruolo di giudice monocratico aveva raccolto solo apprezzamenti da tutta la platea forense. La dottoressa Mattei e il dottor Autizi hanno costituito per un lunghissimo periodo un punto di riferimento assoluto, insieme a tutti gli altri componenti ovviamente dell’ufficio del dibattimento, tra i quali, a mio modestissimo parere, spicca il nome della dottoressa Elisabetta Massini”.

Perché spicca il nome del giudice Elisabetta Massini?
“Perché si è trovata nella condizione di dover supplire a queste assenze che si sono succedute nel tempo e lo ha fatto con la serietà, la capacità e l’umanità che le sono proprie. Certo che fare udienza penale tutti i giorni sia come monocratico che come presidente del collegio è un impegno, tanto per loro quanto per noi, piuttosto complesso”.

Nel frattempo la presidente Covelli è stata scelta per un importante incarico dal ministro Marta Cartabia e il ruolo di presidente facente funzione è toccato a un altro storico magistrato del palazzo di giustizia del Riello, Eugenio Turco, che come tutti sanno nel tempo si è distinto anche a livello internazionale. Come se la sta cavando in un momento in cui emergenze si sommano a emergenze, dal vostro punto di vista? Anche lui si sta facendo in quattro?
“L’intervento del presidente Eugenio Turco si è reso necessario per presiedere le corti di assise e i collegi per incompatibilità varie. Però il discorso fondamentale è stato che questo anno, che dobbiamo definire necessariamente definire come un anno terribile sotto molti punti di vista, siamo riusciti egualmente a fare udienza con una certa regolarità, nonostante indubbiamente le difficoltà ci siano state. E’ stato anche necessario, anzi indispensabile, utilizzare tutti i got che sono operanti ed operativi nel nostro tribunale”.


Il presidente facente funzioni del tribunale Eugenio Turco

Il presidente facente funzione del tribunale Eugenio Turco


Che ripercussioni ci sono state sui processi in seguito a questa sorta di “terremoto delle toghe”? Che reazioni da parte dei vostri assistiti di fronte agli immancabili disagi?
“Il cambio del magistrato, fino a quando soprattutto non c’è stata la nota sentenza delle sezioni unite che non imponeva la ripetizione integrale dell’istruttoria, è stato un altro trauma per difensori, imputati e parti offese. Non dimentichiamoci che i rinvii lunghissimi che ci sono stati, e per i quali adesso il presidente Turco ha disposto una rotazione negli incarichi, spesso non vengono compresi dalle parti interessate perché chiaramente non è facile spiegare tanto all’imputato quanto alla parte civile, alla parte offesa, che ci sono esigenze collettive superiori a quelle individuali, e quindi automaticamente le esigenze di tutti superano le esigenze dei singoli”.

Viterbo, nel suo piccolo, come si pone rispetto ad altre realtà sul fronte “giustizia”?
“Noi stiamo ancora nella fase nella quale, grazie ai protocolli che abbiamo fatto a suo tempo e che sono stati tutti rigorosamente rispettati, tanto dai magistrati quanto dagli avvocati, riusciamo a organizzare il nostro lavoro forse meglio degli altri fori del distretto della corte d’appello di Roma. Quando partecipo alle riunioni dei presidenti, devo dire che io mi sento veramente un privilegiato dal momento che Roma, Latina, Frosinone e Rieti stanno in situazioni decisamente peggiori della nostra”

Un anno fa sembrava che il Covid avesse avuto il “pregio” di spingere gli addetti ai lavori a fare squadra per superare l’impasse pandemia. Possiamo dire lo stesso del 2021?
“Forse è stato merito nostro, forse è stato merito dei magistrati. Sicuramente è stato merito di tutti, compresi i cancellieri, compresi tutti coloro i quali hanno operato in questo settore in questo periodo. E infine vorrei dire che la stessa fattività, la stessa operatività abbiamo avuto ovviamente con la procura che grazie al dottor Paolo Auriemma e ai suoi sostituti ci ha consentito di sviluppare le nostre problematiche sempre tenendo come traguardo fondamentale la tutela dei nostri assistiti”.


Il giudice Giacomo Autizi

Il giovane magistrato Giacomo Autizi, da inizio 2021 all’ufficio gip


Non sempre gli interessi di tutti coincidono e il protrarsi dell’emergenza Covid col suo carico di prescrizioni non aiuta. Sono emerse delle criticità nuove rispetto a un anno fa?
“Certo è tutto difficile, gli interessi in alcuni momenti vanno a cozzare l’uno con l’altro, ma questo è un discorso antico, è un discorso che non può esser individuato semplicemente in un periodo temprale per quello che sa accadendo. Ognuno deve mantenere i propri ruoli e ovviamente questo talvolta ci fa trovare su posizioni nettamente diverse. In generale ci siamo trovati a un certo punto con un grande quesito, tornando al problema fondamentale, se continuare a fare udienze rischiando di non rispettare il divieto degli assembramenti e quant’altro. E in questo anche l’allora presidente Covelli aveva cercato in qualche modo di porre riparo”.

Come sta andando con l’avvicendarsi delle varie ondate, siamo alla quarta e si parla già di una possibile quinta ondata del virus? C’è il rischio di un nuovo giro di vite che, combinato alle altre problematiche, possa ulteriormente compromettere i tempi della giustizia?
“Non è stato facile. Negli ultimi tempi, in particolare, si è tornati nuovamente a riempire i corridoi, a riempire le aule e quindi, purtroppo, questi segnali di emergenza che giungono dall’esterno fanno capire che forse qualcosa non è andato benissimo. Però c’è il solito quesito: noi dobbiamo lavorare, possiamo lavorar? E soprattutto i processi, in ambito penale, possono essere  rinviati sic et simpliciter oppure devono necessariamente trovare il loro sfogo in tempi ragionevoli? Perché il problema grossissimo qui sono i tempi ragionevoli di una giustizia che zoppica da più parti e noi abbiamo praticamente la sensazione che qualche volta questi tempi vengano allungati troppo”.

Pochi mesi fa è venuta a Viterbo il ministro della giustizia Marta Cartabia. Cosa ha significato e lasciato la sua visita?
“Abbiamo avuto un momento di eccezionale notorietà con la visita del ministro Marta Cartabia che è venuta a inaugurare il Giardino della solidarietà del palazzo di giustizia e ci ha dedicato una giornata, veramente è stato un incontro oltre che piacevole certamente costruttivo e anche un onore per tutti coloro i quali lo avevano predisposto ed organizzato. Viterbo è stata un esempio per tanto tempo di tutte le attività interne ed esterno del tribunale, il che fa onore un po’ a tutti, perché ci abbiamo messo tutti qualcosa”.


Enzo Colasuonno

I penalisti ricordano affettuosamente il vigilante Enzo Colasuonno


C’è qualcuno che vorrebbe ricordare in particolare in questo ultimo scorcio di 2021?
“Abbiamo concluso l’anno purtroppo anche in questo caso con una brutta notizia, per la perdita di Enzo Colasuonno, che è stato un personaggio a tutti noi non caro, ma carissimo a chi frequenta come me, come i colleghi penalisti, le aule di giustizia tutti i giorni. Una perdita imprevista e imprevedibile e che ha lasciato il segno anche in tutti gli iscritti alla camera penale che si sono manifestati un un’attenzione e un’affettuosa vicinanza alla famiglia, che in atri casi poteva non esserci”.

Sono stati di più gli aspetti negativi o quelli positivi nel corso del 2021?
“Purtroppo l’anno è stato contrassegnato, facendo un discorso di carattere generale, più da aspetti negativi che da aspetti positivi. Ora noi ci auguriamo tutti veramente che il 2022, anche se purtroppo i segnali non sono così positivi come sembra, si possa rinascere veramente. Ora di voglia ce ne è tanta, i penalisti viterbesi sono pronti a mettersi in discussione nel senso che se c’è da lavorare in un certo modo, con sacrificio ed attenzione, io credo che non solo tutti gli iscritti alla camera penale, ma tutti coloro i quali frequentano abituale le aule dibattimentali e la procura della repubblica siano pronti a mettere quanto a loro disposizione”. 

La preoccupa sentire parlare dei nuovi lockdown che, a livello europeo, stanno caratterizzando le festività? Cosa c’è da aspettarsi per il 2022?
“Certo, siamo tutti sotto un cielo e stiamo aspettando di vedere che cosa succede, perché se qui già si parla nuovamente di un lockdown, di un semi lockdown, probabilmente tutti questi discorsi li dovremo rifare e rivedere. L’augurio è rinascere, ripartire, come dicono tutti, ma come tutti sanno è molto difficile da farsi in questo periodo. In ogni caso tanti auguri di un sereno Natale a tutti coloro i quali operano all’interno e e del palazzo di giustizia”.

Silvana Cortignani


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4 gennaio, 2022

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