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Bilanci di fine anno 2021 - Il segretario provinciale Confartigianato Andrea De Simone tira le somme degli ultimi 12 mesi: “C'è uno spiraglio di luce, diverse le attività che hanno deciso di scommettere sul food"

“Boom del settore edilizio con assunzioni e nuovi cantieri, ma fondamentale è stata la presenza dello stato…”

di Barbara Bianchi
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Viterbo – Boom del settore edilizio. Con imponenti investimenti da parte dello stato che hanno permesso di far respirare e ripartire il mondo degli impianti, degli infissi e del materiale edile. Ma non solo. Diverse le attività che hanno deciso di scommettere sul food e lanciarsi sul mercato. Andrea De Simone, segretario provinciale Confartigianato, tira le somme di questo 2021. 


Viterbo - Andrea De Simone

Andrea De Simone


Che anno è stato il 2021?
“Il 2021 per le nostre imprese è stato un anno importante. Con significativi risultati per il settore dell’edilizia e per tutto ciò che gli gira intorno. Che racchiude, di fatto, una fetta importante dei nostri soci: tra l’edilizia in senso stretto e il settore degli impianti, degli infissi e del materiale edile arriviamo a coprire quasi la metà degli iscritti a Confartigianato. È stato un anno con lavori importanti, con assunzioni di personale, e con aspettative fiorenti. Ma va sottolineato come dietro questa spinta ci sia chiaramente la presenza dello stato che, con i vari bonus, ha permesso al settore di ripartire”.

C’è il detto che dove gira una gru gira l’economia. Dove ci sono cantieri, c’è una ripartenza. Si vede quindi uno spiraglio di luce?
“Sì, c’è uno spiraglio di luce, anche se chiaramente condizionato. Quello che stiamo vivendo lo paragono sempre un po’ all’economia di guerra. C’è un intervento statale molto forte. Con il superbonus nell’edilizia, con il bonus tv, con il bonus per andare alle terme. Abbiamo la garanzia dello stato sui prestiti bancari, abbiamo avuto le rate dei finanziamenti sospese fino a settembre e ad oggi ancora in moratoria, quindi non si pagano le rate dei finanziamenti dei prestiti si inizierà a gennaio del 2022, e abbiamo avuto la sospensione delle cartelle esattoriali. C’è stata la cassa integrazione e fino alla fine dell’anno ci sarà ancora, pandemia permettendo. È chiaro che vediamo un’economia con dei numeri importanti anche se condizionata da un intervento statale. Necessario, senza dubbio, ma comunque importante. Bisogna vedere il futuro…”.

E proprio a proposito di futuro. Stanno di nuovo aumentando i contagi, anche nel Viterbese. C’è lo spettro di un ritorno in zona gialla per la regione Lazio. La variante Omicron torna a dare preoccupazione? Si temono nuove contrazioni?
“La variante Omicron per ora sta dando preoccupazione. Tutti noi da cittadini siamo condizionati perché veniamo da un anno e nove mesi di paura. In cui abbiamo vissuto alla giornata, in cui abbiamo ascoltato telegiornali, virologi e sentito quotidianamente parlare di vaccini. Qualsiasi notizia genera timore. Sentiamo quindi di vacanze di Natale annullate, di prenotazioni nei ristoranti disdette, di bus turistici a cui è stata fatta la cancellazione per la gita di capodanno. È chiaro che a livello mentale stia tornando la paura e la paura condiziona negativamente le nostre scelte e le nostre attività. Tra tutte, quelle più legate alla ristorazione e al settore alberghiero. Settori che nel primo anno di pandemia sono già stati fortemente colpiti e che poi hanno avuto un’ottima estate e un ottimo autunno, ma che ora si ritrovano a fare i conti con varianti e contagi che anche nel Viterbese stanno crescendo. Come regione, il Lazio si sta tristemente avviando verso una zona gialla. E la preoccupazione c’è”. 

Durante questo anno, ancora fortemente segnato dalla pandemia e dalla crisi che ne è conseguita, quale è stato – se c’è stato – il settore che ha trainato la ripresa e quello che invece ha risentito maggiormente della crisi?
“Il settore dell’edilizia è al momento il trainante. Quello che, invece, ha più risentito della crisi è quello della vendita e del commercio al dettaglio. Perché vittima come altri settori di chiusure, zone rosse, ma anche del cambio di abitudini dei consumatori che, specialmente durante la prima fase della pandemia, si sono affidati moltissimo alla rete per i loro acquisti. C’è stata un’accelerazione molto forte verso l’online. Le persone hanno iniziato a ordinare su internet anche beni come il detersivo e un banalissimo bloc-notes. Questa virata ha indubbiamente danneggiato chi è rimasto fermo alla vendita tradizionale. Chi ha fatto meno investimenti sulle nuove tecnologie probabilmente è colui che ora sta soffrendo di più. Accanto a loro, però, molti commercianti si sono evoluti e sono riusciti a vedere per tempo il cambiamento, affiancando alla vendita tradizionale anche quella online…”.

Hanno visto la pandemia come un’occasione di rinnovamento e digitalizzazione…
“Sì. Perché l’imprenditore è per sua caratteristica resiliente. Molti sono riusciti per tempo ad investire sulla formazione, sulla trasformazione digitale e qualcun altro è rimasto indietro. Chi è rimasto indietro chiaramente fatica un po’ di più”. 

Che fotografia ci rimarrà degli ultimi 12 mesi?
“Ci sono state aperture di nuove attività. C’è chi ha deciso di lanciarsi sul mercato. Noi, come Confartigianato, siamo operatori di Micro credito. Siamo l’unica associazione di categoria che ha questo strumento. Siamo noi a prestare i soldi e a investire sulle nuove iniziative produttive. Non mandiamo il nuovo artigiano in banca, ma nel momento in cui sposiamo il suo progetto, gli diamo il finanziamento. Va in banca solo per aprire il conto su cui poi noi facciamo l’accredito. Avere questo strumento ci consente di avere sempre il polso di nuove aperture. Accanto alle chiusure che indubbiamente ci sono state – ha chiuso chi a inizio pandemia aveva già qualche difficoltà – abbiamo visto tanto coraggio nell’avvio di nuove attività e alcuni progetti molto interessanti. C’è stata e c’è ancora la voglia di intraprendere iniziative imprenditoriali. A volte manca un po’ di cultura d’impresa, ma noi siamo qui per indirizzare e guidare…”.

Quali settori hanno visto maggiori aperture?
“Sicuramente il settore del food. A chiunque voglia aprire una nuova attività noi cerchiamo di dare consigli. A chi ha già le idee chiare, siamo accanto. In altri casi, dove vediamo incertezza, cerchiamo di capire e indirizzare verso quei settori per cui si prospetta una maggiore espansione. E il food in questo periodo è stato prevalente”. 

Cosa possono fare i cittadini per aiutare gli artigiani e le piccole e medi imprese?
“È importante che sotto Natale si privilegino i prodotti Made in Italy e Made in Tuscia. Sia per i prodotti che vanno sulla tavola, che per tutto ciò che gli gira intorno”. 

Cosa accadrà da qui ai prossimi mesi?
“La pandemia sembra essere più lunga del previsto. Ora c’è un forte intervento dello stato. Si vive quasi in una bolla economica, che nel corso delle prossime settimane andrà un po’ calando. Che cosa succederà da qui a sei-dodici mesi quando tutto andrà a terminare? Qui qualche punto interrogativo ancora c’è. Ciò che accadrà nel 2022 sarà figlio di come evolverà la pandemia. Tutto dipenderà dai dati dei contagi e dei ricoveri. Dal loro aumento e dalle successive decisioni governative. È tutto estremamente in divenire, per cui è complicato e azzardato fare pronostici”. 

Cosa si augura per l’anno che sta arrivando?
“Per il 2022 mi auguro che i vaccini facciano davvero il loro effetto. Che riescano a coprirci da tutte queste varianti e l’economia riesca a riprendere e viaggiare nella sua regolarità”. 

Barbara Bianchi


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4 gennaio, 2022

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