Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Bilanci di fine anno 2021 - Il premio Nobel e docente Unitus: "L'Europa è il continente più avanzato al mondo sulle politiche climatiche, ma da sola può fare poco”

Riccardo Valentini: “Abbiamo poco tempo per la transizione ecologica, ma qualcosa comincia a muoversi”

di Edoardo Venditti
Condividi la notizia:

Viterbo – “Oggi qualcosa è cambiato e non possiamo negare che il problema del cambiamento climatico sia presente nella società civile e nelle politiche. Non dico che la strada è in discesa, però c’è stato uno scatto”. Riccardo Valentini, docente di ecologia forestale all’Unitus di Viterbo, vede il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Studioso di cambiamenti climatici, Valentini nel 2007 è stato insignito del premio Nobel per la pace insieme ad altri scienziati del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) proprio per le sue ricerche sul tema. In questa intervista ripercorre quello che è stato il 2021 in termini ambientali. Un anno caratterizzato da eventi climatici estremi, ma anche dal tentativo di dare una risposta globale a questi problemi con la Cop26 di Glasgow.


Il Premio Nobel Riccardo Valentini

Il Premio Nobel Riccardo Valentini


Professor Valentini, il 2021 è stato l’anno della scienza e dei vaccini, ma anche della circolazione di tante teorie antiscientifiche. Perché oggi vengono messi in discussione il ruolo degli esperti e l’autorevolezza della scienza?
“Effettivamente oggi la scienza sta perdendo la fiducia di una parte dei cittadini, nonostante proprio con il Covid abbia dimostrato tutta la sua forza. In meno di un anno la scienza è infatti riuscita a produrre dei vaccini molto efficaci e questo è un qualcosa di unico nella storia dell’umanità. Nonostante ciò, una parte della società si rifiuta di accettare il metodo scientifico. C’è sempre stata una percentuale di persone con un atteggiamento non comune rispetto alla vita, come nel caso dei no vax. Ma con la pandemia questa percentuale è numericamente piuttosto elevata. Sicuramente a incidere su questo scetticismo scientifico è il fatto che esiste una rete globale di informazioni non controllabili. Noi scienziati abbiamo invece dei rigorosi sistemi di revisione del nostro lavoro. Le pubblicazioni scientifiche vengono valutate da altri colleghi anonimi specializzati del settore, che non conosciamo, che valutano i nostri lavori e li giudicano come validi o non validi. Questo è un meccanismo di garanzia per tutti. Invece in rete chiunque può aprire un blog e scrivere che la terra è piatta, ed è proprio quello che sta succedendo. Siamo tutti affascinati da Google, dalla rete e dai social, ma manca ancora una cultura del web e dell’informazione globale”.

Questo secondo anno di pandemia ha portato a una maggiore consapevolezza dell’importanza del legame tra uomo e natura? Pensa che il Covid farà da “scuola” nei prossimi anni per un maggior impegno della società per la tutela ambientale?
“Il legame tra Covid e natura è estremamente forte, ma non penso sia stato percepito dalla gente. E tanto meno dai media. Questo Coronavirus nasce probabilmente dai pipistrelli che vivono nelle foreste tropicali del sudest asiatico, che sono il più grande serbatoio di Coronavirus. L’uomo è andato a disturbare i loro habitat deforestando e costruendo sempre più presidi umani in prossimità di quei sistemi naturali. La probabilità che si verifichi dunque un trasferimento di geni dagli animali all’uomo, il cosiddetto spillover, è diventata altissima. Più disturbiamo la natura, più corriamo il rischio di prendere malattie. Ma questo non vale solo per il Coronavirus. Molte delle patologie per cui oggi si muore hanno a che fare con l’azione dell’uomo. Per esempio il diabete, le malattie cardiovascolari e l’ipertensione sono legate al nostro stile di vita: siamo obesi, mangiamo male, consumiamo troppe proteine. E per condurre questo stile, andiamo a intaccare la natura creando sistemi agricoli sempre più intensivi. Noi oggi parliamo di Covid, ma il diabete è una delle più grandi malattie del secolo”.

Nel 2021 si è parlato molto di “transizione ecologica” e a febbraio il governo Draghi ha istituito un ministero proprio con questo nome. Ma cosa vuol dire effettivamente transizione ecologica?
“Con il tema della transizione ecologica si è voluto sostanzialmente evitare di parlare di rivoluzione ecologica, che in realtà è ciò di cui avremmo bisogno. Non c’è più molto tempo. È ormai scritto sulla pietra che nel 2030 supereremo quasi sicuramente i due gradi centigradi di riscaldamento rispetto all’era preindustriale, che è il limite che ci eravamo posti da raggiungere per la fine del secolo. E questo non ce lo toglie nessuno, qualunque cosa facciamo. Il vero problema sarà dunque non andare oltre. Per riuscirci è necessario cambiare i nostri sistemi di energia, gli stili di vita e ridurre le emissioni di gas serra. Tutto questo si chiama transizione ecologica, ma è un processo che dovrebbe procedere molto più velocemente perché abbiamo a disposizione poco tempo. La parola “transizione” cerca poi di difendere alcuni interessi di grandi settori economici che si fondano ancora sul fossile. Dobbiamo essere realistici, non si può dall’oggi al domani modificare radicalmente tutti questi grandi settori economici che danno lavoro a molte persone”.

Qual è allora la soluzione?
“La soluzione sta pragmaticamente nel trovare interessi positivi comuni, che in altre parole significa mantenere gli interessi produttivi dell’industria ma fare in modo che abbiano un risvolto positivo per il clima e la salute umana. Penso che la transizione all’idrogeno sia al momento la più facile da realizzare, perché per trasportarlo si potrebbero utilizzare le stesse condotte che oggi si usano per il gas. Le aziende continuerebbero a fare il loro business, ma in un modo positivo per tutti noi. Un altro esempio è quello del trasporto automobilistico elettrico che riduce l’inquinamento in città. Non dimentichiamo che l’inquinamento è una causa di morte molto importante soprattutto in Pianura Padana e in Lombardia, che è la regione più inquinata d’Europa”.

L’Italia com’è messa riguardo alla transizione ecologica?
“L’Italia su questo non esiste, perché qualunque decisione su temi climatici è una decisione europea. E l’Europa sta sicuramente lavorando bene perché ha già centrato obiettivi importanti come quello della riduzione del 20 per cento delle emissioni entro il 2020. Ora si appresta ad altre sfide, come la neutralità climatica nel 2050 e la riduzione del 55 per cento delle emissioni entro il 2030. Sono target chiaramente molto ambiziosi, ma in questo momento l’Europa è il continente più avanzato al mondo per quanto riguarda le politiche climatiche. Il punto però è che non basta, perché l’Europa conta il 20 per cento delle emissioni globali e da sola può fare poco. Contano molto di più gli Stati Uniti, la Cina e ultimamente anche l’India. Per quanto riguarda l’Italia, nel suo piccolo sta seguendo le politiche europee, e questo va bene. L’unica critica che faccio però all’Italia è che, se anche a livello di governo si seguono le direttive europee, manca poi la capacità di fare progetti sul territorio. Purtroppo non abbiamo creato una classe dirigente all’altezza delle nuove sfide dell’umanità. C’è qualche esempio virtuoso di amministrazione che fa qualcosa di più, ma non c’è ancora un capillare investimento verso la Green Economy. Bisogna mettere i giovani a lavorare nelle istituzioni perché ci servono idee, concretezza e competenze”.

La Cop26 di Glasgow che si è tenuta a novembre ha fissato importanti obiettivi per combattere il cambiamento climatico, come l’azzeramento delle emissioni nette entro metà secolo e il contenimento delle temperature non oltre 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Eppure molti gruppi ambientalisti hanno accusato i leader mondiali di non aver fatto abbastanza. Secondo lei la Cop26 di Glasgow è stata un successo o un fallimento?
“Per quanto riguarda le questioni ambientali, il meccanismo della Nazioni Unite funziona all’unanimità. Bisogna quindi cercare di mettere insieme gli interessi di tutti i paesi del mondo e questo inevitabilmente porta a dei compromessi a ribasso. I movimenti ambientalisti hanno ragione, perché sicuramente ci saremmo aspettati cose più concrete dal negoziato a Glasgow. Però allo stesso tempo vedo che oggi qualcosa è cambiato e non possiamo negare che il problema del cambiamento climatico sia presente nella società civile e nelle politiche. Non dico che la strada è in discesa, però c’è stato uno scatto”.

In cosa lo vede questo scatto?
“Un esempio è la voce di Papa Francesco, che è particolarmente importante su questo tema. Poco prima della Cop26 di Glasgow sono stato invitato a una conferenza dell’Accademia Pontificia dove Papa Francesco aveva riunito i leader religiosi di tutte le professioni per firmare un documento di supporto alla lotta al cambiamento climatico. Papa Francesco sta facendo un’operazione molto importante. E in qualche modo anche le grandi aziende si stanno muovendo. I fondi d’investimento più importanti stanno per esempio cominciando a fissare un rating ambientale a coloro ai quali prestano i soldi e a verificare quanto le aziende siano effettivamente green”.

Ritornando agli obiettivi fissati a novembre a Glasgow, si aspetta che vengano raggiunti?
“La grande incognita sono i governi. Quando si vogliono affermare concetti come “America First” di memoria trumpiana o “China First”, di fatto si creano protezionismi e nazionalismi su un problema che invece è globale. Non si può anteporre l’interesse di un singolo paese a quello dell’umanità intera. Questo è un nodo che non è ancora stato sciolto e lo si è visto molto chiaramente a Glasgow con l’India, che ha mostrato di voler ancora crescere con l’economia fossile. È inaccettabile in un contesto globale. È giusto che l’India venga aiutata a crescere. Ma in un futuro basato sulle rinnovabili, non a rifare gli stessi errori che abbiamo fatto noi. Però sicuramente dopo Glasgow abbiamo alcuni punti fermi: la riduzione del 40 per cento delle emissioni entro il 2030 è stata accettata da tutti i paesi, così come è stato accettato il concetto di “carbon neutrality”, ovvero emissioni nette zero più o meno entro metà secolo. È stato poi elaborato un documento sullo stop alla deforestazione firmato anche da Brasile e Indonesia, che sono i paesi che più incidono nella deforestazione tropicale. Insomma, il bicchiere è mezzo pieno mezzo vuoto. Io lo vedo forse un pochino più pieno, perché noto che la società si sta pian piano muovendo. Grazie anche ad alcuni leader come il Papa, ai nuovi modelli economici che stanno emergendo e alle tante nuove startup e aziende che nascono green. La speranza nel futuro c’è”.

La Tuscia è stata inserita da Sogin nella mappa delle aree potenzialmente idonee a ospitare un deposito di scorie nucleari. Cosa ne pensa?
“Sono totalmente contrario e lo ritengo un gravissimo errore dalle conseguenze dannose per l’economia del nostro territorio. Non ci sono né risarcimenti né compensazioni per i quali valga la pena di ospitare questo deposito di scorie. Il nostro è un territorio vocato al turismo, bellissimo, straordinario, che vive di piccola agricoltura di qualità. Già abbiamo avuto un grosso problema con la centrale nucleare di Montalto che, anche se non in funzione, ha determinato un notevole danno al paesaggio marino. La soluzione è poi molto semplice: ci sono già i siti dismessi nei quali queste scorie radioattive sono state prodotte, peraltro difficilmente riconvertibili in altro. In quei siti ci sono già le strutture in cemento per proteggere le aree circostanti e le scorie si possono benissimo stoccare là. Non vedo perché si debba andare a cercare un altro territorio, è una follia totale”.

Cosa ci ha insegnato il 2021? E cosa si augura invece per il 2022?
“Il 2021 ci ha insegnato che siamo un’umanità fragile. L’idea dell’uomo che domina il pianeta è stato il principio che ci ha guidato negli ultimi cinquant’anni. Un’idea che ci ha portato a credere in una crescita senza limiti e alla convinzione di poter sfruttare tutte le risorse a nostro uso e consumo. Nel 2021 ci siamo invece accorti in maniera eclatante di essere molto fragili. Sia per via della pandemia, che è un qualcosa che impatta direttamente la salute umana, che per i cambiamenti climatici. Per quanto riguarda invece il 2022, mi auguro che la pandemia scompaia. Sono molto fiducioso e forse la variante Omicron ci sta dando qualche segnale positivo, dal momento che sembra essere meno aggressiva. In genere, quando i virus diventano molto trasmissibili e poco aggressivi mutano in endemici, come gli altri quattro ceppi di influenza che abbiamo ereditato ormai da moltissimi anni. Spero dunque che il 2022 sia la prova scientifica che la variante Omicron è la fase finale del Covid. Ma dobbiamo fare tesoro di tutto quello che abbiamo imparato con la pandemia, per esempio in tema di sanità pubblica. Se veramente pubblica e composta da persone competenti, è una grandissima risorsa per il nostro paese”.

Edoardo Venditti


Condividi la notizia:
10 gennaio, 2022

Bilanci di fine anno 2021 ... Gli articoli

  1. "Violenza su donne e bambini, 416 richieste di aiuto nel 2021"
  2. "A pagare la crisi sono sempre e soltanto lavoratori e pensionati"
  3. "Il sindacato deve tornare a lottare nei quartieri e a vedere il lavoratore come un cittadino"
  4. "Milioni di euro evasi da colf e badanti"
  5. "Quasi un milione di euro di redditi di cittadinanza percepiti indebitamente"
  6. "Fa più scalpore un arresto che un'assoluzione, ben venga la presunzione di innocenza"
  7. "Lotta alla povertà, non serve assistenza ma condivisione"
  8. “Il cinema sta scoprendo un nuovo paradigma di interazione tra sala e streaming”
  9. "La proposta di Giorgia Meloni di eleggere un'assemblea costituente è un attacco alla costituzione del paese"
  10. "Gelata d'aprile e siccità estiva hanno distrutto qualsiasi coltura, dimezzata la produzione di nocciole"
  11. "Più magistrati togati per un processo giusto e in tempi ragionevoli"
  12. "Il mondo della lirica esce dal secondo anno di Covid straziato, affaticato e sconnesso"
  13. "33mila imprese attive nella Tuscia e 345 nuove iscrizioni, in fondo al tunnel la luce si vede"
  14. "Continueremo ad avvicinare le istituzioni ai bisogni reali delle imprese"
  15. "Il cittadino sempre al centro della programmazione"
  16. "Il vaccino aiuta contro il virus e consente di curare i pazienti non Covid..."
  17. "Sostegno alla filiera olivicola-olearia, a pesca e acquacoltura"
  18. "Un anno di battaglie contro nucleare e fotovoltaico a terra, perché essere incontaminati è il nostro punto di forza"
  19. "Un anno difficilissimo per tutti, anche per noi avvocati penalisti..."
  20. "Boom del settore edilizio con assunzioni e nuovi cantieri, ma fondamentale è stata la presenza dello stato..."
  21. "Il Pd punti su programmazione e progettualità"
  22. "Cimitero, pulizia dei fossi e tanto lavoro per i bandi del Pnrr..."
  23. “La scuola è l’anima di un paese e bisogna averne cura, con le ultime riforme è stata dissacrata”
  24. Un anno di storie fotografiche del Viterbese
  25. Un titolo italiano, tre regionali e vittoria alla mezza di Milano per l'At Running
  26. "Serie A persa di nuovo per un soffio, ma siamo ripartiti ancora più cazzuti"
  27. "La stagione più bella della mia carriera e Mattarella mi ha stupito..."
  28. "Emergenza violenza di genere, le donne denunciano di più ma mai abbastanza"
  29. “Il Covid ha mostrato l’importanza dell’attività fisica, si ristrutturino le palestre e si costruiscano dove mancano”
  30. “Draghi vuole andare al Quirinale, e ci andrà”
  31. "Bonus idrico, alta velocità a Orte, comparto ceramico e affinità di obiettivi con l'autorità portuale"
  32. "Iscritte 400 nuove imprese e crescita dell'export al 15%"
  33. "I non vaccinati mi fanno molta rabbia, giusto sospendere i medici no vax"
  34. "Al comune un candidato della Lega, di FdI o anche un civico..."
  35. "Edilizia, 900 lavoratori in più e stipendi più alti"
  36. "Tante le opportunità da cogliere: Expo, Giubileo e fondi Pnrr"
  37. "Tranne che a Civita Castellana, abbiamo giocato alla pari con tutti"

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/via-sandro-pertini-strada-pubblica-chiusa-con-sbarra/