Viterbo – “Sono convinto che l’ambiente si salvi a tavola. Attraverso scelte consapevoli e scelte sane”. Il presidente di Coldiretti Mauro Pacifici traccia un bilancio del 2021 guarda al futuro dell’agricoltura con ottimismo, ma ammette: “Urgente e necessario risolvere il problema dei cinghiali, dell’installazione dei pannelli fotovoltaici a terra e allontanare la possibilità della creazione di un deposito di scorie nucleari”.
Mauro Pacifici
Che anno è stato il 2021?
“Abbiamo convissuto e stiamo ancora convivendo con il virus. Gli uffici di Coldiretti stanno ancora lavorando per stare vicino alle nostre aziende agricole. Con tutti i disorientamenti del caso, ci stiamo cercando di abituare a questa situazione. Ma farlo non è facile. Abbiamo raccolto e distribuito beni di prima necessità alle persone bisognose e meno fortunate e stiamo continuando a farlo. Nonostante le stagioni e i cambiamenti climatici non ci aiutino. L’annualità appena trascorsa è stata fortemente compromessa da due eventi stagionali molto complessi. Uno in primavera quando c’è stata la gelata di aprile, l’altro durante la siccità estiva. La gelata primaverile ha colpito in maniera forte alcune colture, come le orticole e quelle della nocciola. E proprio quest’ultima ha subito una perdita importante. Il mondo della nocciola qua a Viterbo è importantissimo: ci sono 25mila ettari dedicati e il fatturato si aggira intorno ai 130 milioni di euro. Solo sulla filiera delle nocciole, negli l’ultimi 12 mesi, è stato compromesso l’85-90% della produzione”.
Ha parlato di eventi stagionali complessi ed eccezionali dovuti a cambiamenti climatici sempre più evidenti. Quali strumenti abbiamo in mano per fronteggiarli e cosa hanno fatto la regione e lo stato per stare vicino al mondo dell’agricoltura?
“In questi mesi abbiamo cercato di stimolare e di far intervenire la regione. Sono stati stanziati circa 10 milioni di euro. Stiamo lavorando per far stanziare una dotazione maggiore di fondi. Ci è vicino anche il ministero con il Piano nazionale di ripresa e resilienza che sta lavorando per implementare le risorse per le assicurazioni agevolate. I cambiamenti climatici oggi più che mai ci stanno imponendo di guardarci intorno e capire come possiamo aiutare le aziende agricole. Al momento gli unici due mezzi che abbiamo a disposizione sono le polizze assicurative per questi tipi di danno e i consorzi di bonifica. Affinché si limitino le alluvioni, affinché si facciano captazioni delle acque e affinché venga garantita un’irrigazione anche quando ci sono periodi di siccità come quello registrato durante la scorsa estate. Con questi due strumenti alla mano, assicurazioni agevolate da una parte e consorzi di bonifica dall’altra, stiamo avviando un percorso per fronteggiare tali cambiamenti climatici”.
Le avversità climatiche hanno compromesso la normale produzione agricola. Che numeri si sono registrati negli ultimi dodici mesi?
“Rispetto al 2020 è stata minore la produzione di nocciole, olio, vini. La siccità ha compromesso la normale produzione dell’uva e e dei prodotti ortofrutticoli. Ha compromesso i pascoli. Ogni settore, vuoi per la gelata, vuoi per la siccità, ha registrato problemi. Nel comparto delle nocciole la perdita di produzione è stata dell’85-90%. In altri settori, come quello dell’olio, si è attestata al 35%. Numeri considerevoli che stiamo tentando di risollevare con diverse strategie economiche e progetti che abbiamo in cantiere per lo sviluppo del settore della carne, del latte e della lana. Ma non solo”.
Quali sono questi progetti?
“Per quanto riguarda l’olio, abbiamo fortemente voluto l’Igp Roma. Non è una nuova Igp che cancella e prevarica le altre, come la nostra Dop Canino o la dop Tuscia. È un marchio con un nome più famoso. Chiunque nel mondo conosce Roma, la nostra capitale e ciò può sicuramente giocare a nostro vantaggio. Creare l’Igp Roma significa avere un brand vendibile e riconoscibile ovunque. Sicuramente più immediato della parola “Canino” o “Tuscia”. Sul fronte viticoltura, abbiamo dei grandi vini. Quest’anno ne sono stati prodotti in quantità minore, ma hanno una grandissima qualità. Ora quello che bisogna fare è lavorare sulla promozione del territorio. Dobbiamo legare la nostra produzione alla bellezza, alla storicità, alle tradizioni del territorio, come hanno fatto altre regioni, ad esempio la Toscana”.
Promuovere i nostri prodotti per promuovere il nostro territorio e di conseguenza il turismo…
“Esatto. Compiere quindi un’operazione di incoming. Che sia totalizzante e veda protagonisti tutti i settori e gli aspetti che la Tuscia ha da offrire. Una grandissima occasione di promozione territoriale, vorrei sottolineare, deriva anche dalla fusione della Camera di commercio di Rieti e quella di Viterbo. Allargare un territorio significa allargare e aumentare le possibilità di incidere positivamente sulla sua promozione. Oltre a compiere l’iter burocratico di rinnovo e di fusione, abbiamo già programmato una serie di attività. E per questo ci tengo a ringraziare il segretario generale Francesco Monzillo e il presidente Domenico Merlani perché condividono le nostre istanze di creare una vetrina che metta in mostra tutte le vie di Viterbo, le parti storiche della città per promuovere non solo l’agroalimentare, ma anche tutte le specialità e peculiarità di questa nostra terra. Il progetto è di unire ogni aspetto per creare una filiera che dia lustro al territorio. Così facendo potremo rafforzare quella visibilità di cui abbiamo bisogno”.
Da una parte il desiderio di promozione agroalimentare e turistica, la voglia e i progetti di valorizzare la Tuscia, dall’altra lo spettro che proprio nella nostra provincia sia costruito un deposito di rifiuti radioattivi dalla Sogin. Se ciò divenisse realtà cosa significherebbe per il nostro territorio?
“Abbiamo fatto un convegno pochi giorni fa, dal titolo “L’agricoltura che verrà”. La nostra provincia è una provincia agricola, con poche eccezioni. E questa agricoltura vorremmo metterla a disposizione di tutta la filiera affinché possa creare indotto. Generare, cioè, turismo e agriturismo. Generare tutto ciò che può elevarci. Il deposito nazionale di rifiuti radioattivi metterebbe un veto importante alla promozione del territorio. Siamo una terra rimasta un po’ indietro sul fronte dello sviluppo industriale, ma questa “arretratezza”, questo essere incontaminati è divenuto il nostro punto di forza. Inserire un deposito di scorie andrebbe a ledere in maniera permanente una molteplicità di realtà. Le nostre Dop, le Igp, i nostri vini, i nostri formaggi, il nostro abbacchio romano igp. Tutte quelle particolarità che stiamo cercando di legare al territorio si disancorerebbero. La Tuscia risulterebbe senza ombra di dubbio un territorio meno attraente rispetto ad altri”.
La realizzazione di un deposito nazionale di scorie nucleari è ancora una possibilità. Ciò che invece è già realtà, una minaccia reale per l’agricoltura è la problematica dell’installazione dei pannelli fotovoltaici al suolo…
“Esattamente. Le scorie nucleari forse saranno un problema, che, se lavoriamo bene, riusciremo a scongiurare. L’installazione dei pannelli fotovoltaici a terra, invece, è un problema che sta già avvenendo e di cui siamo molto preoccupati. Siamo favorevoli all’energia rinnovabile, ma siamo anche consapevoli che le fonti sono rinnovabili, il terreno no. Ne abbiamo sempre di meno e quello che abbiamo bisogna trattarlo bene e soprattutto utilizzarlo per la vocazione che ha. Quella agricola. Togliere le migliori terre fertili per fare spazio a pannelli fotovoltaici per noi è un rischio. Abbiamo per questo lanciato una campagna di raccolta firme a livello nazionale. Parliamo di oltre 6mila ettari che potrebbero essere coperti dai pannelli. Noi diciamo no al fotovoltaico a terra, sì ai pannelli sopra i tetti delle nostre aziende”.
Un’altra minaccia per l’agricoltura è la massiccia presenza di cinghiali sul nostro territorio. Quali danni si registrano legati alla fauna selvatica?
“Quello dei cinghiali è un tema che stiamo trattando da tanto tempo e che dovrebbe riguardare anche tutti comitati ambientalisti e verdi. Coloro che tutelano gli animali e il territorio. Perché uno squilibrio naturale non porta giovamento né alla fauna né alla flora. E i cinghiali questo squilibrio lo generano. La loro presenza ha danneggiato tutti gli animali che stanno nidificando a terra, come il fagiano, la quaglia, la starna. Conigli selvatici e lepri non si stanno trovano più perché i cinghiali devastano i loro nidi. E questo squilibrio ambientale genera conseguenze anche all’interno delle nostre aziende agricole. Noi seminiamo mais, grano e orzo e viene regolarmente distrutto. Il lavoro di un anno a fine stagione viene devastato da orde di cinghiali. Non dico di fare una mattanza, ma è necessario cercare di contenerli. Si sta avviando la sperimentazione di un vaccino anticoncezionale per evitare la loro proliferazione. Dobbiamo modificare norme vigenti. Noi tuteliamo tutti gli animali. E come tuteliamo i cinghiali, dobbiamo farlo con le specie che loro stessi mettono a rischio. Ma soprattutto dobbiamo tutelare tutte le famiglie di agricoltori che con quel raccolto vivono. Non possiamo permettere che venga distrutto da selvaggina fuori controllo”.
Dopo oltre un anno e mezzo di pandemia, ora i contagi da Covid-19 tornano ad aumentare. Anche nella provincia di Viterbo? La variante Omicron fa temere nuove contrazioni?
“La paura e l’incertezza si stanno radicando in tutti noi. Ogni mese che passa ci sono novità. Dobbiamo cercare di ristabilire la normalità, anche se in un alveo di non-normalità stabilizzata. Tutti questi mesi ci hanno però fatto capire l’importanza delle aziende che producono agroalimentare. Torniamo indietro al primo lockdown, appena è uscito il decreto con il quale l’Italia è divenuta zona rossa, i supermercati sono stati presi d’assalto, per la paura di non poter più trovare più cibo. Lì abbiamo avuto la concezione di quanto siano importanti le aziende che producono agroalimentare. Noi del settore siamo andati a lavoro anche sotto lockdown con la paura e l’incertezza di un periodo storico completamente nuovo. Lo abbiamo fatto perché se non ci fossero stati più prodotti si sarebbe generata psicosi. Così siamo andati avanti. Anche con soddisfazione perché abbiamo capito che le nostre aziende agricole non sono solo importanti, ma indispensabili. Questa consapevolezza cercheremo di rafforzarla in futuro affinché si smetta di considerare le aziende come quelle che inquinano, che trattano male gli animali, che sfruttano il territorio, che fanno business”.
Ha parlato di futuro. Cosa si aspetta per l’anno che verrà?
“In questi ultimi tempi si parla tanto di transizione ecologica. Sono fermamente convinto che l’ambiente di salva a tavola. In che modo? Facendo scelte consapevoli. Non possiamo pensare di andare al supermercato, volere dei prodotti sani, biologici e trovarli perfetti, come le mele della pubblicità. Dobbiamo capire che un ambiente sano passa da scelte sane. Noi agricoltori tuteliamo l’ambiente. Vogliamo usare meno prodotti. Vogliamo trovare soluzioni che possano salvaguardare l’ambiente. Vogliamo essere protagonisti della transizione ecologica che verrà. Intanto a dicembre abbiamo raggiunto un importante traguardo. È stata approvata una legge contro le pratiche sleali. Per evitare vendite sottocosto. Finalmente questa legge è stata pubblicata in gazzetta ufficiale. Inizieremo a lavorarci. Sarà una norma che tutelerà le nostre aziende agricole, le loro famiglie e l’intero paesaggio”.
Barbara Bianchi
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY