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Bilanci di fine anno 2021 - Sport - Motocross - Alessandro Lupino racconta l'anno che l'ha visto campione del mondo a squadre e premiato al Quirinale dal presidente della repubblica

“La stagione più bella della mia carriera e Mattarella mi ha stupito…”

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Sport - Alessandro Lupino coi compagni della nazionale di motocross ricevuto da Sergio Mattarella

Sport – Alessandro Lupino ricevuto da Sergio Mattarella con Antonio Cairoli e Mattia Guadagnini

Sport - Motocross - Alessandro Lupino

Sport – Motocross – Alessandro Lupino

Viterbo – Campione del mondo a squadre, campione italiano e decimo nel campionato del mondo individuale. Il 2021 per Alessandro Lupino è stato l’anno migliore di tutta la carriera, il più ricco di soddisfazioni e riconoscimenti, compreso l’incontro al Quirinale col presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E nel 2022 arriva il passaggio alla Beta, con il testimone di miglior pilota italiano in attività ereditato dal ritiro di Antonio Cairoli.

Ti aspettavi un 2021 così bello?
“No. Non ero mai riuscito ad arrivare nei primi dieci del mondiale Mxgp e ci sono riuscito in una stagione in cui tutti i piloti più forti sono rimasti in pista fino alla fine, senza infortuni. Significa che avevo davvero la velocità dei primi. Poi la vittoria al mondiale a squadre è stata il coronamento di un sogno”.

Quando hai capito che potevi toglierti grandi soddisfazioni?
“Mi sono trovato subito bene con la moto e col team, le cose mi riuscivano facili, ma solo dopo le prime gare di campionato italiano ho capito che avevo veramente il passo per fare bene. Sono arrivato alla partenza del mondiale, in Russia, al 100% della forma e infatti ho fatto una gara incredibile, finendo quarto. Poi gli avversari sono venuti fuori alla distanza, mentre io ho accusato la stanchezza e qualche problema fisico e sono arrivato a fine stagione veramente esausto. Però ne è valsa la pena”.

In Italia ci sono solo 7 piloti che hanno vinto il mondiale a squadre e tu sei l’unico che c’è riuscito senza mai vincere un gran premio individuale. Sei capitato al posto giusto al momento giusto?
“Sì, ma è stato anche il coronamento di un percorso molto lungo con la maglia azzurra, perché già nel 2013 eravamo arrivati terzi e nel 2018 secondi a 2 punti dai primi. Negli ultimi 15 anni l’Italia ha avuto Cairoli come punto di riferimento; accanto a lui, bastava fare dei piazzamenti discreti per tenere la squadra nelle posizioni di vertice. Quest’anno però la nostra nazionale aveva qualcosa in più, perché accanto a Cairoli c’eravamo io al top della mia carriera e un grande talento come Mattia Guadagnini in Mx2. Eravamo la squadra più completa”.

Lo dimostra il fatto che il miglior pilota italiano è stato proprio Guadagnini e non Cairoli.
“Sì, Mattia ha fatto una gara fantastica ed è stato anche merito del lavoro di squadra, perché sia io che Cairoli abbiamo ceduto a lui il posto migliore in griglia per favorirlo nelle partenze. In pratica io e Antonio ci siamo sacrificati cercando di correre in rimonta e limitare i danni, mentre Mattia era quello che doveva partire davanti e tenere duro. Abbiamo corso tutti e tre come una squadra dall’inizio alla fine e questo ha fatto la differenza”.

E dopo la vittoria al mondiale al squadre è arrivata la convocazione al Quirinale da Mattarella. Che impressione ti ha fatto il presidente?
“Mi ha stupito. Sapeva tantissime cose sul motociclismo, faceva domande da appassionato vero. Dopo la cerimonia ufficiale, in cui ha addirittura corretto scherzosamente il presidente della Federazione motociclistica italiana perché si era dimenticato di dire che nel 2021 la federazione festeggiava i 110 anni di vita, si è intrattenuto a lungo a chiacchierare con noi. Ha chiesto tante curiosità a Valentino Rossi e Tony Cairoli e conosceva delle cose sul motociclismo che non mi sarei mai aspettato. Sicuramente il suo staff l’avrà informato prima dell’incontro, ma ho avuto l’impressione che gli sia davvero piaciuto parlare con noi”.

Negli ultimi anni sei stato il secondo miglior pilota italiano, dopo Tony Cairoli. Ora che lui si è ritirato, tutti gli occhi dei tifosi saranno puntati su di te. Ti pesa questa responsabilità?
“È vero che adesso il pubblico seguirà più me o altri piloti e questa cosa mi fa piacere, ma bisogna anche essere onesti e dire che io non sarò l’erede di Tony Cairoli. Non ci si può paragonare a una leggenda come lui. Io e gli altri piloti italiani continueremo a dare il massimo per esaltare i tifosi e loro devono continuare a sostenerci, però è inevitabile che senza un campione come Tony il motocross perderà un po’ di appeal tra il grande pubblico, soprattutto qui in Italia”.

In ogni caso bisogna andare avanti e pensare al 2022. Correrai con la Beta, quindi pilota italiano e moto italiana. Cosa ti aspetti da questa nuova sfida?
“Il binomio moto-pilota made in Italy è una figata, spero che ne venga fuori qualcosa di buono. Per la prima volta in tutta la mia carriera sono un pilota ufficiale al 100% e questa cosa mi sta dando un sacco di motivazioni. D’altronde, a 31 anni, per andare avanti in questo sport ci vogliono gli stimoli. Comincio a invecchiare anch’io…”.

Quali sono gli obiettivi?
“Rispetto alla Ktm, la Beta ha molta meno esperienza nel motocross e quindi la moto ha ancora bisogno di sviluppi, soprattutto sul motore. Però vedo che i tecnici ci stanno mettendo impegno, stiamo facendo molti test e questo mi dà fiducia. Al momento non abbiamo fissato obiettivi precisi, lo faremo quando la moto sarà a punto”.

Che campionati correrai?
“Ovviamente tutto il mondiale e l’italiano, in cui cercherò di difendere il titolo. Vedo che la concorrenza è agguerrita, con Philippaerts che ha ripreso ad allenarsi forte e giovani come Lapucci e Forato che stanno venendo su bene, senza escludere la possibilità che venga qualche straniero di alto livello. Sono contento che ci siano rivali importanti, le gare saranno più belle”.

Alessandro Castellani


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1 gennaio, 2022

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