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Tribunale - Il 13 settembre 2016 fu arrestato per tentato omicidio aggravato

Colpi di mannaia al Carmine-Salamaro, 9 mesi per lesioni a trentenne

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La mannaia sequestrata al 30enne arrestato

La mannaia sequestrata al 30enne arrestato


Viterbo – Si è chiuso ieri, sei anni dopo i fatti, con una condanna a 9 mesi per il solo reato di lesioni, il processo al trentenne d’origine romana arrestato per tentato omicidio aggravato il 13 settembre 2016, con l’accusa di avere ferito a colpi di mannaia un moldavo ventenne al quartiere Carmine-Salamaro, strappandogli il telefonino per un debito di 450 euro. 

Imputato un ultras, R.S., difeso dall’avvocato Lorenzo Contucci del foro di Roma, arrestato in via Vico Squarano. Due anni prima, il 14 novembre 2014, era stato arrestato assieme ad altri otto neofascisti per le sprangate allo stadio di Magliano Romano.

Al processo non è stata mai sentita la parte offesa, che oltre a non costituirsi parte civile si è resa irreperibile. Al suo posto, su richiesta della pm Chiara Capezzuto, sono state acquisite le dichiarazioni a suo tempo rese. E’ stato invece ascoltato ieri, prima della sentenza, un testimone oculare viterbese per il quale era stato disposto l’accompagnamento coattivo da parte dei carabinieri. 


Polizia e carabinieri

Polizia e carabinieri


Pena scontata di un terzo grazie all’abbreviato

Era il  16 gennaio 2018 quando, nonostante l’opposizione del pubblico ministero, il collegio, sentite le spontanee dichiarazioni dell’imputato, ha accolto la richiesta di processo col rito abbreviato condizionato all’audizione della presunta vittima avanzata dalla difesa. Il moldavo, per la cronaca, avrebbe dovuto essere sentito in aula il 30 gennaio di quasi cinque anni fa. Invece non si è mai presentato.


“Vittima viva perché ha sollevato il braccio”

Lo scorso 3 maggio quando sono stati anche acquisiti i verbali di arresto, perquisizione e sequestro dell’arma, tuttora conservata tra i corpi di reato, è stato sentito in aula il medico legale Alfredo Borghetti, nominato a suo tempo dalla pm Paola Conti. La vittima, secondo l’accusa iniziale, si sarebbe salvata solo perché d’istinto avrebbe sollevato il braccio sinistro per difendersi, riportando una grave ferita e una frattura all’arto. Non avrebbe però rischiato la vita a causa delle lesioni riportate, come confermato dal consulente Borghetti.

Silvana Cortignani


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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7 dicembre, 2022

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