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Le inchieste di Tusciaweb - Ronciglione - A rivelarlo una serie di documenti che vanno dal 1958 agli inizi del 1959 - Nella zona militare c'era anche un laboratorio di caricamento e sotto un cunicolo esplorato solo nel 1996 - FOTO

Migliaia di bombe al fosforo scaricate nella Chemical city del lago di Vico

di Daniele Camilli
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Ronciglione - Una mappa del 1995 della Chemical city del lago di Vico

Una mappa del 1995 della Chemical city del lago di Vico dove è indicato un laboratorio di caricamento al fosforo (punto 4)


Ronciglione – Migliaia di bombe al fosforo scaricate nella Chemical city del lago di Vico, comune di Ronciglione, alla fine degli anni ’50. In più, nella Chemical, fino agli anni ’90, c’era anche un “laboratorio caricamento al fosforo” e sotto quest’ultimo dei sotterranei esplorati solo nel 1996. E’ quanto sta scritto in una serie di documenti militari.

Documenti clamorosamente abbandonati in tutta l’area della zona militare. Lasciati negli uffici e nei magazzini. A centinaia. Uffici e magazzini dismessi ormai da anni. Ma le carte che raccontano la storia del bunker di armi chimiche sono rimaste lì fino al 2018. Una specie di WikiLeaks all’aria aperta. Probabilmente avrebbero dovuto essere bruciati, e alcuni lo sono stati. Direttamente sul campo. Poi, probabilmente, le fiamme hanno fatto alzare le polveri presenti ancora nella zona, e sui documenti stessi, e chi ha ricevuto l’incarico di dargli fuoco forse ha desistito. Una piccola parte di questi sono stati pubblicati dal giornale che state leggendo già nel 2020, assieme alle foto e ai video che testimoniavano lo stato di degrado dello stabilimento Nbc, nucleare, batteriologico e chimico, a pochi passi dalle sponde del lago di Vico. Documenti: mappe, materiali scaricati, personale presente, certificati medici e tanto altro ancora. Infrastrutture logore dove però passavano gran parte della loro vita operai e militari. Uomini, persone, esseri umani. Un lavoro complesso e certosino di ricostruzione che il giornale restituisce all’opinione pubblica affinché possa farsi liberamente un’idea di quanto è successo nel cuore della Tuscia. Dal secondo dopoguerra fino alla fine della guerra fredda. Un pezzo di storia che rischiava di perdersi per sempre. Un’inchiesta e un’esclusiva di Tusciaweb.


Ronciglione – I documenti militari riguardanti le bombe al fosforo scaricate nella Chemical city del lago di Vico


Sono almeno 15 mila le bombe al fosforo scaricate nell’area della Chemical city tra il 1958 e gli inizi del 1959. Il grosso provenienti da Noceto in provincia di Parma. Da questo stabilimento militare, tra il 9 giugno e il 4 luglio 1958 sono stati scaricati 15.164 bombe al fosforo, trasportate con 9 carri ferroviari. Ma le bombe provenivano anche dalle zone militari di Brindisi (23 giugno 1958, 3 casse, 3 luglio 1958, 23 granate), Taranto, almeno 80 bombe nei mesi di maggio, giugno e luglio 1958 e 7480 chili il 27 gennaio 1959).

C’è inoltre un documento militare datato 7 agosto 1958, e spedito alla direzione materiali difesa A.b.c. che parla di 800 granate al fosforo da 75/13 scaricate ogni giorno a partire dal 4 agosto. Una granata da 75/13 poteva inoltre contenere più di mezzo chilo di fosforo.

“Il lavoro in oggetto – riporta il documento militare -, iniziato regolarmente il g. 4 u.s. (il giorno 4 ultimo scorso, ndr) procede con ritmo di 800 granate al giorno”. 800 bombe al fosforo al giorno. 

Il primo utilizzo delle bombe al fosforo risale al 1915 durante il primo conflitto mondiale. Sono state poi impiegate nel corso della seconda guerra mondiale e negli anni successivi in Vietnam, nella seconda guerra del Golfo, in Afghanistan nella guerra delle Falkland, in Papua Nuova Guinea durante la guerra civile di Bougainville, in Libano nel 2006 e a Gaza, nella guerra del Nagorno Karabakh del 2020, nella prima guerra cecena, nella guerra civile siriana e nell’attuale guerra in Ucraina.


Ronciglione - Chemical city del lago di Vico - Il documento militare del 19 luglio 1958 con il quantitativo di bombe al fosforo provenienti da Noceto in provincia di Parma

Ronciglione – Chemical city del lago di Vico – Il documento militare del 19 luglio 1958 con il quantitativo di bombe al fosforo provenienti da Noceto in provincia di Parma


Le bombe al fosforo provocano ustioni profonde e dolorose. L’inalazione dei vapori, oltre a corrodere le mucose e gli organi interni, avvelena la vittima reagendo con l’ossigeno. Per chi sopravvive all’esposizione sono certi danni permanenti quali l’anemia e la necrosi ossea. L’utilizzo delle bombe al fosforo contro i civili è vietato dalla convenzione di Ginevra del 1980.

 


Ronciglione - Chemical city del lago di Vico - Il documento militare del 7 agosto 1958

Ronciglione – Chemical city del lago di Vico – Il documento militare del 7 agosto 1958


“Come è noto – prosegue poi il documento militare del 1958 riguardante lo scarico delle bombe al fosforo nella Chemical city del lago di Vico – trattasi di granate di costruzione prebellica (938, 939) (1938, 1939 ndr) evidentemente inutilizzabili e che hanno subito notevoli avarie per molteplici cause e che comunque presentano, nello scaricamento, una cospicua pericolosità. Si prega pertanto di voler interessare il superiore organo competente per l’eventuale corresponsione dell’indennità rischio al personale adibito alla lavorazione stessa”.

Diverse bombe al fosforo scaricate nella Chemical city del lago di Vico risalgono dunque al 1938-1939. Per capire l’impatto che le bombe al fosforo ebbero sulla popolazione civile nel corso della seconda guerra mondiale (1939-1945), è significativa la descrizione del bombardamento di Amburgo in Germania da parte dell’aviazione inglese, coadiuvata dall’VIII flotta aerea americana, durante la notte del 28 luglio 1943. Descrizione riportata nel libro Germania Kaputt di Sven Hassel (edizioni Longanesi, Milano).

“Il fosforo dilagò sull’asfalto. Bombe a benzina alzavano nell’aria fontane di fuoco alte venti metri. Fosforo già incendiato si riversò sulle rovine come un violento acquazzone. Sibilava e turbinava come un ciclone. Bombe più grosse e potenti sollevarono letteralmente in aria intere case… Le persone uscivano urlanti dalle rovine. Torce viventi vacillavano e cadevano, si rialzavano e correvano sempre più in fretta… Alcuni bruciavano con fiamme biancastre, altri avvolti da fiamme di un rosso acceso. Alcuni si consumavano lentamente in una incandescenza giallo-blu, altri morivano in modo rapido e pietoso. Ma altri ancora correvano in circolo, o si agitavano a gambe all’aria, sbattendo la testa avanti e indietro e contorcendosi come serpi prima di ridursi a piccoli fantocci carbonizzati. Tuttavia alcuni erano ancora vivi… Il sergente, sempre così calmo, perse per la prima volta il controllo da quando lo conoscevamo. Proruppe in un acuto grido: ‘Fateli fuori, per Dio, accoppateli’… Sembra brutale. Era brutale. Ma meglio una morte rapida, data con un colpo di pistola, che una lenta, mostruosa agonia. Nessuno di loro aveva la minima possibilità di salvezza”.


Le armi ritrovate nella Chemical city tra il 1996 e il 2000

Alcuni ordigni ritrovati nella Chemical city tra il 1996 e il 2000


La Chemical city è un bunker realizzato a ridosso del lago di Vico, comune di Ronciglione, nella seconda metà degli anni trenta per la produzione di armi chimiche, scoperto poi dall’intelligence britannica nel 1940. Dentro c’erano iprite, arsenico, fosgene, admsite. Il magazzino materiali di difesa Nbc smise di produrre veleni con la fine della seconda guerra mondiale, ma rimase nell’ombra per decenni e con esso tutti i materiali tossici che conteneva al suo interno. Della Chemical city si seppe solo nel 1996, durante la prima operazione di bonifica condotta nel più assoluto segreto. Quell’anno un ciclista venne investito da una nube tossica fuoriuscita dal centro chimico. Il ciclista colpito dalla nube tossica s’è salvato. E’ stato l’ultima vittima delle armi chimiche in Europa.

Nel 1985, il deputato del partito comunista italiano Famiano Crucianelli rivolse un’interrogazione parlamentare al ministro della difesa Giovanni Spadolini. Chiedeva cosa stesse succedendo all’interno dell’area della Chemical. Il ministro rispose che, nebbiogeni a parte, cioè gas lacrimogeni utilizzati nelle manifestazioni di piazza, “in detto magazzino non vengono prodotti, né detenuti, né sperimentati aggressivi di qualsiasi natura”. Una bugia.

Nella seconda metà degli anni ’90, durante la prima bonifica della zona militare, “vennero trovate – scrive Gianluca Di Feo nel libro Veleni di Stato – almeno 150 tonnellate di iprite del tipo più micidiale, mescolata con arsenico. In più c’erano oltre mille tonnellate di admsite, un gas potentissimo ma non letale usato contro le dimostrazioni di piazza. E oltre 40 mila proiettili di tutti i calibri. Dal terreno sono poi sbucate 60 cisterne di fosgene assassino, ciascuna lunga quattro metri; tutte in pessime condizioni, con evidenti lesioni e tracce di ruggine”.


Ronciglione - La Chemical city

Ronciglione – La Chemical city


Nel 2020 un’inchiesta di Tusciaweb evidenziò come la zona militare a ridosso del lago di Vico fosse ancora pericolosa. Tanto che l’Esercito stesso corse ai ripari sistemando la recinzione, portando via quello che restava, trovando anche sul terreno un ordigno bellico dimenticato nel corso delle bonifiche degli anni precedenti.


Ronciglione - I documenti bruciati della Chemical city

Ronciglione – I documenti bruciati della Chemical city


Chi si occupava della “lavorazione” delle granate al fosforo scaricate nella zona militare del lago di Vico alla fine degli anni ’50? A rispondere è lo stesso documento militare del 1958. “Per poter opportunamente regolare il ritmo di lavorazione si prega inoltre di voler far conoscere se, come per gli anni passati, verrà concesso per il 15 agosto, un breve periodo di ferie, ed in che giorni e con quali modalità sia per gli operai temporanei che per i giornalieri. Per quanto riguarda questi ultimi si fa presente che essi ancora debbono fruire della licenza con paga (gg. 2), maturata in questo ultimo periodo di ingaggio”.

“Sempre per quanto riguarda questi ultimi – prosegue il documento – si prega interessare l’Ufficio Amministrazione perché faccia giungere, in tempo utile, prima delle ferie, le loro spettanze salariali. Con la circostanza si prega di assegnare, con cortese urgenza, per la lavorazione sopra indicata, n° 5 scope di saggine e Kg. 15 di stracci da spedire con sollecitudine al deposito di lago di Vico”.


Ronciglione – I documenti abbandonati all’interno della Chemical city


C’è infine una mappa militare della Chemical City di diversi anni dopo, datata 18 aprile 1995. Tra gli edifici riportati in legenda ce n’è uno che balza agli occhi. Il numero 4: “Laboratorio caricamento al fosforo”.


Ronciglione - Chemical city - Il documento del 15 febbraio 1996

Ronciglione – Chemical city – Il documento del 15 febbraio 1996


Ed proprio a ridosso del laboratorio caricamento al fosforo che, durante la prima bonifica della Chemical city, alcuni operai scoprirono un cunicolo sotterraneo, una rete di scarico. “Nel mese di settembre 1995 – riporta il documento del 15 febbraio 1996 – durante la movimentazione dei materiali rottamati, giacenti presso questo magazzino, si è verificata la rottura di un copritombino di ghisa davanti alla porta centrale del locale numero 4. Per sistemarlo è stato tolto e constatato la eccessiva profondità e grandezza del tombino stesso. Incuriositi, gli operai, muniti di lampada e casco protettivi, hanno effettuato una accurata ispezione constatando quanto segue: trattasi di una rete di scarico di tutti i piani di lavoro del locale numero 4 e cioè laboratori, piano terra e seminterrato. Il cunicolo, eseguito ad opera d’arte (a volta), presenta un rivestimento in mattoncini e gress, ed ha una lunghezza di circa 100 metri, divisi in tre tronconi in sequenza discendenti, ed ha uno sfiato verso la superficie ogni 30 metri circa. Alla fine il cunicolo è ostruito da un muro che sembrerebbe la paratia di una vasca di decantazione. Tale cunicolo è alto circa 1,70 metri e largo 1,30 metri e si presenta in buone condizioni. Gli operai non hanno avvertito nessun odore e nessuno ha avuto disturbi fisici”.

Daniele Camilli


Ronciglione – Foto – Come si presentava la Chemical city nel 2020


Articoli: Giancarlo Turchetti (Uil Viterbo): “La Tuscia da sempre è stata la discarica d’Italia”

– I documenti militari: Le bombe al fosforo scaricate nella Chemical city del lago di Vico

L’inchiesta del 2020 di Tusciaweb

Multimedia – Fotogallery: Proseguono i lavori dell’Esercito – L’edificio sul lago – Il comando e la discarica fuori dalla Chemical – Documenti militari bruciati e altri abbandonati – La condizione degli edifici della Chemical cityLe tubature che perdono liquido neroI carotaggi abbandonatiLe scritte sui muriLa zona sterrata – Video: La situazione disastrosa della Chemical city, parte ILa situazione disastrosa della Chemical city, parte II – Una discarica fuori dalla Chemical city


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13 marzo, 2023

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