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Tribunale - Come se avesse rubato in un'abitazione privata e non in una camera d'hotel - Imputato un pluripregiudicato egiziano 25enne

In carcere il topo d’albergo bloccato da una comitiva di turisti stranieri, è accusato di furto aggravato

di Silvana Cortignani
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Una pattuglia della polizia di notte

Una pattuglia della polizia di notte

Luigi Mancini

Luigi Mancini

Viterbo – In carcere con l’accusa di furto in abitazione il topo d’albergo egiziano che ha svaligiato la camera di una coppia di turisti colombiani all’Hotel Balletti.

È il 25enne M.M.W., ovvero il pluripregiudicato difeso dall’avvocato Luigi Mancini  che è stato catturato attorno alle dieci di sera di venerdì scorso in via Vismara dalla polizia mentre brandiva un coltello a serramanico con la lama di 8 centimetri, dopo avere rischiato il linciaggio da parte dell’intera comitiva di turisti sudamericani di varie nazionalità che erano giunti a Viterbo nell’ambito di un tour europeo che in quei giorni aveva come tappa Roma.

Nella stanza delle vittime, considerata “luogo di privata dimora” dal gip Giacomo Autizi che lunedì, convalidando l’arresto, ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere, si sarebbe introdotto due volte usando una chiave passepartout sottratta alla struttura.

La seconda volta proprio venerdì sera, quando avrebbe rubato 50 euro e 4mila pesos colombiani, trovati poi nel suo portafoglio. Il giorno prima, mentre gli occupanti erano in gita a Roma, avrebbe arraffato sei profumi di varie marche, una parure composta da una collana d’argento con una pietra rossa e un paio di orecchini di Murano, un paio di orecchini Swarovski, sei cappellini da baseball, un giubbotto Calvin Klein e un paio di occhiali Diesel.

La cosa curiosa è che al secondo furto avrebbe indossato lo stesso giubbotto firmato rubato il giorno precedente.

Peccato che abbia trovato il padrone, nel senso del marito che, stanco della seconda escursione in due giorni a Roma, era rimasto in camera a dormire, mentre la moglie era scesa con gli altri a cena. Un sonno profondo ma non troppo, visto che si è svegliato e lo ha inseguito, soccorso dai compagni di viaggio che si sono messi a correre assieme a lui e hanno accerchiato il ladro in fuga.

All’arrivo della polizia c’era un gruppo di una trentina di persone che urlavano e si agitavano all’altezza del retro di un locale. Gli agenti, essendo presente dalla parte opposta un centro di accoglienza, supponendo che vi fosse una rissa in corso, hanno chiesto rinforzi. In breve hanno però scoperto che non era una rissa, ma che il gruppo aveva circondato e bloccato un presunto topo d’albergo, inveendo contro di lui in spagnolo e cercando di colpirlo, mentre il 25enne perdeva vistosamente sangue dal naso e si difendeva tenendo in mano il coltello aperto.

Oltre ai pesos colombiani, nel marsupio del pregiudicato è stato trovato anche il passepartout che apre tutte le porte delle stanze. Lui ha privato a giustificarsi dicendo che era perché faceva dei lavoretti nell’hotel, dei quali non è stato trovato riscontro. Il giubbotto rubato la sera precedente che aveva indosso ha fatto il resto. 

“Nella nozione di privata dimora rientrano i luoghi nei quali si svolgono non occasionalmente atti della vita privata e che non siano aperti al pubblico né accessibili a terzi senza il consenso del titolare”, ha ricordato il giudice  citando la cassazione, nell’ordinanza di carcerazione.

“L’arrestato – viene sottolineato – è soggetto che non disdegna di uscire armato e che, per portare a termine i suoi propositi, non esiterebbe di certo ad usare strumenti potenzialmente letali contro le vittime. II medesimo inoltre vanta plurimi precedenti specifici per rapina, a riprova del fatto che le azioni predatori e scandiscono l’agenda esistenziale dell’ arrestato, che risulta peraltro privo di reddito, dal che se ne desume che egli si mantenga mediante il provento di azioni illecite del tipo di quelle per cui si procede”.

In conclusione: “Tali dati, unitamente considerati, palesano la evidente caratura criminale dell’indagato, che ha dimostrato non comune spregiudicatezza, dal che se ne desume che i fatti contestati non costituiscano episodica devianza. Il quadro che precede tratteggia personalità inosservante delle regole della civile convivenza, priva di capacità autocontenitive e di freni inibitori in ordine alla commissione di delitti contro il patrimonio”.

Silvana Cortignani


– Entra in un albergo per rubare, raggiunto e bloccato dalla comitiva di turisti estrae un coltello e li minaccia


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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23 maggio, 2024

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