Viterbo – (sil.co.) – È ripreso ieri il processo al topo d’albergo seriale che a maggio del 2024 ha rischiato di essere linciato da una comitiva di una trentina di turisti colombiani che lo avevano sorpreso a rubare in una delle camere dove alloggiavano all’hotel Balletti. Per la seconda sera consecutiva.
Viterbo – Polizia e carabinieri
Il gruppo, che stava facendo il giro dell’Europa, aveva scelto di soggiornare a Viterbo per visitare Roma e già la sera precedente, al rientro dalla capitale, aveva scoperto un furto in una delle camere, sporgendo denuncia ai carabinieri.
La sera successiva, attorno alle 21 del 17 maggio 2024, è invece intervenuta la polizia.”Passando da via Garbini, abbiamo notato un assembramento di gente agitata all’angolo con via Vismara, chiamando rinforzi perché abbiamo pensato a una rissa tra gli ospiti del vicino centro di accoglienza”, ha spiegato uno degli agenti.
“Avvicinandoci, abbiamo realizzato che erano una trentina di turisti sudamericani che avevano accerchiato un egiziano noto alle forze dell’ordine e lo stavano colpendo. Per salvarlo, lo abbiamo caricato in macchina, scoprendo che in. una mano aveva un. coltello a serramanico. Successivamente gli abbiano trovato 50 euro e dei pesos colombiani rubati nonché una chiave passepartout che il portiere dell’albergo ha riconosciuto come quella smarrita da qualche tempo”, ha proseguito.
Nessun dubbio che il 26enne fosse lo stesso ladro della sera precedente. “Era tornato a rubare indossando un giubbotto firmato facente parte della refurtiva della sera prima, subito riconosciuto dalla vittima che ne aveva denunciato il furto la sera prima ai carabinieri”, ha detto ancora il poliziotto.
Per proseguire c’è ancora da risolvere il solito problema, della parte offesa colombiana che ha sporto querela e dovrebbe venire a testimoniare, che la procura non è ancora riuscita a contattare.
“Il consolato ci ha dato solo una mail, cui abbiamo scritto senza avere mai risposto, dicendo di non avere l’indirizzo di residenza e di non essere autorizzato a darci il numero di telefono”, ha spiegato il vice procuratore onorario, cui il giudice ha consigliato di rivolgersi all’ambasciata della Colombia
“È indispensabile rintracciare il testimone per poterlo ascoltare a distanza”, ha spiegato il giudice Jacopo Rocchi, inviando alla prossima primavera per stabilire come proseguire.
All’udienza sarà presente anche l’imputato, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, attualmente detenuto nel carcere di Civitavecchia.
Lo scorso 26 marzo il giovane egiziano è stato condannato a quattro anni di reclusione per avere strappato una catenina d’oro dal collo a un cinese di 69 anni, il 14 maggio 2024, al Riello, tra la caserma dei carabinieri e il tribunale.
Il suo momento no è proseguito due giorni dopo col doppio raid ladresco all’albergo vicino alla stazione di Porta Fiorentina.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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