Viterbo – (sil.co.) – “Non sono stato io a strappargli la catenina”. Ha negato ogni addebito durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Giacomo Autizi il 26enne egiziano accusato di avere rapinato un cinese davanti al tribunale del Riello sotto gli occhi delle innumerevoli telecamere di videosorveglianza presenti nella zona dove, oltre al palazzo di giustizia, si trovano anche l’università e il comando provinciale dei carabinieri.
In cella dallo scorso 17 maggio, secondo gli investigatori il nordafricano, con un curriculum ricco di precedenti, sarebbe un rapinatore-ladro seriale, che vive di espedienti.
Il 26enne, noto alle cronache per i suoi recenti trascorsi da topo di albergo, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, è stato raggiunto lunedì primo luglio da una nuova ordinanza di custodia cautelare, che gli è stata notificata dalla polizia in carcere, al “Nicandro Izzo” di Viterbo, dove è ristretto da alcune settimane per avere derubato una comitiva di turisti sudamericani entrando in due distinte occasioni, e in due giorni consecutivi, nelle loro camere usando una chiave passepartout, in zona viale Trento, non lontano dalla stazione ferroviaria di Porta Fiorentina.
Il giorno della rapina al cinese, messa a segno lo scorso mese di maggio, sarebbe stato ripreso mentre tornava dalla caserma, dove si sarebbe recato essendo all’epoca sottoposto all’obbligo di firma. Secondo l’accusa avrebbe strappato di dosso una catenina d’oro alla vittima, minacciando la parte offesa con un bastone.
Per i furti in albergo, è finito in manette lo scorso 17 maggio, un venerdì sera, quando è stato fermato mentre brandiva un coltello a serramanico con la lama di 8 centimetri dalla polizia, che arrestandolo tempestivamente lo ha anche salvato dal linciaggio da parte di una trentina di turisti della comitiva che nel frattempo lo aveva bloccato e messo all’angolo. Quella sera avrebbe rubato 50 euro e 4mila pesos colombiani, trovati poi nel suo portafoglio.
Il giorno prima, mentre gli occupanti erano in gita a Roma, avrebbe arraffato sei profumi di varie marche, una parure composta da una collana d’argento con una pietra rossa e un paio di orecchini di Murano, un paio di orecchini Swarovski, sei cappellini da baseball, un giubbotto Calvin Klein e un paio di occhiali Diesel. La cosa curiosa è che al secondo furto avrebbe indossato lo stesso giubbotto firmato rubato il giorno precedente.
Disponendo il carcere, il gip Autizi sottolineò nell’ordinanza come il 26enne vantasse “plurimi precedenti specifici per rapina, a riprova del fatto che le azioni predatorie scandiscono l’agenda esistenziale dell’arrestato, che risulta peraltro privo di reddito, dal che se ne desume che egli si mantenga mediante il provento di azioni illecite del tipo di quelle per cui si procede”. Al termine dell’udienza di ieri, il gip si è riservato sulla misura.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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