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Ospizio degli orrori - Mentre emergono ulteriori particolari sui maltrattamenti, le difese stanno decidendo se ricorrere al riesame - I sei operatori sociosanitari indagati hanno dieci giorni per chiedere la revoca o misure più miti

Gli sfoghi degli anziani ospiti con i parenti: “Qui è un inferno, mangiare è uno schifo, nel salone è un’agonia”

di Silvana Cortignani
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Latera – (sil.co.) – Ospizio degli orrori, stanno valutando in queste ore se ricorrere al tribunale del riesame le difese dei sei operatori sociosanitari della casa di riposo Villa Daniela di Latera raggiunti lo scorso 21 gennaio da tre ordinanze di custodia cautelare in carcere e da tre misure interdittive, due sospensioni dalla professione per un anno e una per sei mesi.


Latera - Casa di riposo degli orrori - Un'immagine dei maltrattamenti a Villa Daniela

Latera – Casa di riposo degli orrori – Un’immagine dei maltrattamenti a Villa Daniela


Gli anziani, in tutto una trentina, 21 dei quali vittime accertate di maltrattamenti, avrebbero cenato all’ora di merenda, attorno alle 17,30, quindi sarebbero stati messi subito a letto. Per sbrigarsi, ai vecchietti non autosufficienti con problemi anche di deglutizione, sarebbe stato tolto il cibo e non sarebbero stati imboccati. 

“La situazione mia non sai quanto è brutta, non te la puoi immaginare”, si sarebbe sfogata al telefono con il figlio una nonnina. E ancora: “Mangiare, non mangio quasi niente, perché non ho più appetito”, “Per mangiare non esiste, per mangiare è uno schifo”, “Qui la frutta e la verdura non esistono, capito”. In conclusione: “Qui è un inferno, la verità è questa”. 

L’inchiesta ha mosso i primi passi lo scorso 12 aprile dalla denuncia ai carabinieri della stazione di Capodimonte di una ex operatrice 47enne e di due colleghe, i cui sospetti non avrebbero trovato la giusta attenzione da parte del direttore della struttura, gestita da una società cui fanno capo altre tre case di riposo, mentre il personale dipende da una società esterna. 

Non di rado andavano a letto affamati”, avrebbero spiegato le operatrici sociosanitarie che hanno sporto denuncia contro i colleghi. “Spessissimo ho visto portare via i piatti con all’interno ancora il mangiare. In diverse occasioni, sapendo che avevano fame, con la scusa di fare un giro di controllo nelle stanze, di nascosto dal resto degli operatori, gli portavo dei biscotti piuttosto che dei fruttini ed altre piccole cose che mangiavano anche voracemente”, ha spiegato una di loro. .

I familiari avrebbero fatto presente al personale le lamentele ricevute dai propri cari. Poi sono arrivate le telecamere “video e audio” della procura. “Un inferno”, avrebbe descritto la vita a Villa Daniela una ultraottantenne parlando al telefono coi congiunti. La stessa pochi giorni prima era stata legata al letto da due degli operatori arrestati Carmine Battiloro e Marinela Ciosar, entrambi habitué di un linguaggio scurrile e infarcito di bestemmie. 

Ma dalle confidenze degli anziani al telefono coi parenti emerge anche altro. “Se tu sapessi quante persone so cascate qui. tre persone so’ cascate. Una ha battuto il capo, è all’ospedale. Un’altra ha battuto il viso e la curano qui e un altro un braccio, il gomito. Sicché io ho anche paura a cammina’”. “Ti movono poco, soprattutto ti movono poco”, “Te devi capi’ che sei sola, non c’è un’anima viva”, “Oggi ho chiamato dieci volte, nemmeno ti ascoltano per idea, glielo dici, fanno una sgrullatina di capo e poi, si si, si si, si si. Li vedi te? Li vedi? Ecco, la peggio cosa è questa”.

Un’altra, che poco dopo le 19 è stata già messa a letto, racconta di avere stirato tutto sommato un sospiro di sollievo andando in camera: “Venticinque persone legate a una sedia di ferro, e queste vogliono sciogliersi, si sente continuamente bercia’, è tutto un lamento, a bercia’ babbo, mamma, è tutto così, è un’agonia nel salone”. 



I legali degli indagati hanno dieci giorni di tempo, a partire dal 21 gennaio, per decidere se presentare istanza per la revoca o un alleggerimento delle misure ai giudici del tribunale della libertà di Roma.

Nel frattempo sono alle prese con una mole impressionante di documenti, dalle circa 300 pagine dell’ordinanza alle ore e ore di registrazioni audio e video delle telecamere nascoste, per capire di cosa sono accusati i rispettivi assistiti. Motivo per cui gli oss, all’interrogatorio di garanzia del 23 gennaio, si sono tutti avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande del gip Savina Poli. Titolare del fascicolo è il pm Flavio Serracchiani. 

Misure cautelari per sei operatori sociosanitari. In carcere per maltrattamenti sono finiti Mirko Tosi (36enne di Tuscania), Carmine Battiloro (23enne, di Pitigliano), e Marinela Ciasar (52enne di Marta): il primo difeso dall’avvocato Giovanni Labate, gli altri due dagli avvocati Ylenia Porciani e Giuseppe Bacci. Tosi è accusato anche di violenza sessuale.

Sono stati interdetti dalla professione per un anno Tommaso Curio (59enne di Ischia di Castro) difeso da Piero Ceccarelli e Daniele Ronchini, e Eugenia Monelli (31enne di Acquapendente) difesa dall’avvocato Angelo Di Silvio; difeso da Di Silvio anche Domenico Renzetti (49enne di Onano), sospeso dal lavoro per sei mesi.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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30 gennaio, 2025

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