Latera – Ospizio degli orrori, pronti a costituirsi parte civile i familiari dell’anziana vittima di violenza sessuale da parte di un operatore. Al conferimento dell’incarico al consulente della procura che dovrà passare al setaccio i cellulari degli indagati erano presenti anche i congiunti di una delle 21 presunte parti offese, 4 uomini e 17 donne, sette dei quali nel frattempo deceduti. Tra questi ultimi anche la presunta vittima di violenza sessuale da parte di uno dei tre operatori sociosanitari arrestati.
Hanno nominato un avvocato i due figli dell’anziana, una 85enne toscana venuta a mancare lo scorso mese di novembre. Un altro dei tre oss arrestati l’avrebbe umiliata, dicendole “sei un cadavere, handicappata di merda”. Maltrattata e percossa anche da altri dei sei operatori indagati, è la stessa anziana tenuta legata per 24 ore a fine settembre.
Tornando agli accertamenti irripetibili, al via oggi, sono quelli sui telefoni cellulari degli indagati che ieri sono stati affidati dal pubblico ministero Flavio Serracchiani al proprio consulente informatico di fiducia, il dottor Andrea Mandarino, 50 anni, ispettore della polizia di stato a Roma, il cui compito sarà estrarre i dati contenuti nei dispositivi e il loro salvataggio in doppia copia.
Al conferimento dell’incarico, come detto, era presente anche un legale per i familiari dell’anziana, la viterbese Michela Raimondi, in sostituzione del collega Giuseppe Nicosia del foro di Grosseto.
Non c’era nessun familiare invece per le le altre venti presunte vittime di maltrattamenti e violenza sessuale pluriaggravati che potrebbero anche loro costituirsi parte civile in caso di processo.
In procura non si è visto nemmeno nessuno dei sette indagati, sei operatori sociosanitari e il direttore della casa di riposo Villa Daniela di Latera, difesi dagli avvocati Giovanni Labate, Stefania Buco, Ylenia Porciani, Giuseppe Bacci, Piero Ceccarelli, Angelo Di Silvio e Enrico Valentini.
“A Mariano Perugini non è stato sequestrato alcun dispositivo”, ci tiene a precisare l’avvocato Valentini, sottolineando di essere presente anche per la società, “che in questa vicenda – ribadisce il legale – è parte offesa”.
Perugini è stato tirato direttamente in ballo dalle tre operatrici che hanno sporto denuncia nell’aprile 2024, facendo scattare le indagini dei carabinieri della compagnia di Montefiascone e del Nas di Viterbo. Una di loro, in particolare, ha riferito di un vocale in cui gli chiedeva un incontro e di una telefonata di “minacce” che avrebbe ricevuto il giorno in cui si è licenziata: “Se sparli, ti rovino”.
Alle denunce sarebbero stati inoltre allegati degli audio e dei video fatti col telefono, che riprenderebbero gli asseriti maltrattamenti di cui le oss sarebbero state testimoni oculari all’interno della casa di riposo.
L’avvocato Angelo Di Silvio, che assiste due dei tre operatori sospesi dalla professione, è l’unico ad avere nominato un proprio consulente, l’esperto informatico viterbese Luciano Lattanzi, mentre gli altri per il momento si sono riservati. Anche le due parti offese si sono riservate la nomina di un proprio consulente di fiducia.
Al dottor Mandarino, salvo imprevisti, è stato dato un mese di tempo per portare a termine le operazioni e depositare la sua relazione.
Chi sono i sette indagati per maltrattamenti
Ai domiciliari dopo una ventina di giorni in carcere: Mirko Tosi (36enne di Tuscania), Carmine Battiloro (23enne, di Pitigliano), e Marinela Ciasar (52enne di Marta): il primo difeso dall’avvocato Giovanni Labate, gli altri due dagli avvocati Ylenia Porciani e Giuseppe Bacci. Tosi è accusato anche di violenza sessuale.
Indagati a piede libero e in attesa di appello per la revoca della misura i tre oss interdetti dalla professione: per un anno Tommaso Curio (59enne di Ischia di Castro) difeso da Piero Ceccarelli e Daniele Ronchini, e Eugenia Monelli (31enne di Acquapendente) difesa dall’avvocato Angelo Di Silvio; difeso da Di Silvio anche Domenico Renzetti (49enne di Onano), sospeso dal lavoro per sei mesi.
Indagato a piede libero, senza alcuna misura cautelare, il direttore della struttura Mariano Perugini, 47 anni, di Acquapendente, assistito dall’avvocato Enrico Valentini.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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