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Sanità - Il dirigente Paolo Cardello si difende: "L’utilizzo dei miei referti non è di mia competenza..."

Mazzette per avere certificati alterati e riscuotere indennizzi dalle assicurazioni, medico indagato

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Paolo Cardello

Paolo Cardello

L'ospedale di Tarquinia

L’ospedale di Tarquinia

Viterbo – Mazzette all’ospedale di Tarquinia, medico indagato. Chiuse le indagini. Il medico e dirigente si difende: “L’utilizzo dei miei referti non è di mia competenza”.

La procura della repubblica di Civitavecchia ha concluso le indagini su un presunto sistema di corruzione all’interno dell’ospedale di Tarquinia, che avrebbe permesso di ottenere referti diagnostici falsificati in cambio di pagamenti illeciti. Le indagini, condotte dalla polizia di stato, hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di 11 persone, tra cui un dirigente medico, Paolo Cardello di grande esperienza e rinomata professionalità, e un intermediario ritenuto il promotore del sistema. Cordella è indagato per falso e corruzione.

Secondo l’accusa, il meccanismo prevedeva la produzione di certificazioni mediche alterate, utilizzate per ottenere risarcimenti indebiti dalle compagnie assicurative. I pazienti, sia reali che fittizi, venivano indirizzati presso il reparto di diagnostica per immagini dell’ospedale, dove ricevevano esami come radiografie, risonanze magnetiche e tac nel giro di 24 ore, senza necessità di prenotazione. In cambio, sarebbero stati versati circa 300 euro per ogni referto.

Al centro dell’inchiesta figura Paolo Cardello, 61 anni, stimato dirigente del reparto di radiologia, noto per la sua professionalità e competenza, e Pasqualino Catanea, individuato come intermediario tra i pazienti e il medico. Le indagini sono state supportate da intercettazioni telefoniche e registrazioni video, che avrebbero documentato lo scambio di denaro all’interno dello studio del medico.

Le autorità giudiziarie hanno accertato che i referti medici non corrispondevano alla reale entità delle lesioni dichiarate, causando un danno economico significativo alle compagnie assicurative. Inoltre, il sistema garantiva un accesso privilegiato e immediato agli esami diagnostici, bypassando le liste d’attesa ordinarie.

L’inchiesta ha portato alla contestazione di reati di corruzione, falso in atto pubblico e truffa ai danni delle assicurazioni. Altri filoni investigativi sono attualmente in corso per verificare ulteriori responsabilità e connessioni con il caso.

Interpellato sulla vicenda, Paolo Cardello ha dichiarato: “Io non so che dirle, sinceramente. Hanno fatto un’indagine e ho lasciato tutto ai miei avvocati. Mi trovo in mezzo e capisco perfettamente la situazione. Ritengo di essere un professionista”.

Il medico ha poi precisato il suo ruolo nell’ambito delle indagini: “Più di tutto, però, voglio dire che l’utilizzo dei miei referti non è di mia competenza. Non posso controllare cosa ne viene fatto successivamente”.

Sulla sua conoscenza di Pasqualino Catanea, l’indagato ha aggiunto: “Non lo frequento. Non siamo amici e non vado a cena con lui. Era un rapporto puramente professionale”.

Infine, Cardello ha ribadito: “Mi dispiace per tutto questo. È una situazione difficile. Posso solo ribadire la mia posizione e lasciare che gli avvocati facciano il loro lavoro”.

Gli avvocati del medico stanno valutando le accuse e si preparano a presentare la difesa nelle fasi successive del procedimento giudiziario.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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21 febbraio, 2025

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