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Sanità - È indagato per corruzione e falso, ma contro di lui nessuna misura - La Asl di Viterbo ha chiesto le carte per le valutazioni del caso

Risonanze truccate all’ospedale di Tarquinia, in ferie il primario di radiologia

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Paolo Cardello

Paolo Cardello

Tarquinia – (sil.co.) – Mazzette all’ospedale di Tarquinia, si sarebbe messo in ferie il primario di radiologia Paolo Cardello indagato per corruzione e falso dal pm Roberto Savelli della procura della repubblica di Civitavecchia col “faccendiere” vetrallese Pasqualino Catanea e nove pazienti che avrebbero ottenuto referti truccati per ottenere risarcimenti dalle assicurazioni.

Il primario, alla Asl di Viterbo dal 1999, è assistito dagli avvocato Elisabetta Centogambe e Alessandro Diddi.

La Asl di Viterbo nel frattempo ha chiesto la trasmissioni degli atti dell’inchiesta per le valutazioni del caso.

Nessuna misura cautelare è stata disposta nei confronti del medico e degli altri indagati, mentre secondo l’avviso di fine indagini, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, i famosi nove “beneficiari” avrebbero sborsato 300 euro in cambio di risonanze magnetiche “pilotate” a ginocchia, caviglie e polsi infortunati in modo da accedere a più cospicui indennizzi dalla assicurazioni, che si sarebbero insospettite facendo scattare l’inchiesta che, come è noto, avrebbe un ulteriore filone relativo a Civita Castellana.

In base alle indagini, i “pazienti” di Cardello avrebbero anche avuto una corsia preferenziale  per accedere agli accertamenti saltando la trafila del centro prenotazioni Cup.

In questo contesto Pasqualino Catanea avrebbe avuto il ruolo di “intermediario”. Sarebbe stato lui a reperire clienti al primario, sembra grazie a una consolidata rete di contatti, su cui starebbero facendo approfondimenti gli inquirenti, che gli avrebbero permesso di intercettare vittime di infortuni e sinistri per i quali si sarebbero resi necessari esami e visite specialistiche ai fine del risarcimento dei danni.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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12 marzo, 2025

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