Faleria – Blitz antiterrorismo a Faleria, sequestrati dai carabinieri una pistola lanciarazzi e tre ordigni esplosivi a due tunisini di 32 e 51 anni, che sono stati arrestati in flagranza il 14 marzo 2025. Un’indagine delicatissima, tuttora in corso, da cui sono scaturiti più filoni. E già una condanna a cinque anni di reclusione.
Carabinieri artificieri – Immagine di repertorio
Bombe che potevano uccidere, secondo gli artificieri di Roma che le hanno fatte brillare, quelle rinvenute a casa di una coppia di immigrati tunisini: un 32enne con precedenti specifici, che ha già patteggiato una condanna a 5 anni di carcere; e un connazionale 51enne incensurato che si professa innocente, a processo col giudizio immediato per concorso in detenzione di armi clandestine davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi.
Operazione top secret. L’operazione, sulla quale è stato mantenuto il massimo riserbo, è scattata in seguito a un controllo su strada che ha portato i carabinieri nell’abitazione dei due nordafricani, al civico 127 di Roma, nel centro di Faleria, dove sono stati rinvenuti armi clandestine e esplosivi.
Sei mesi dopo, “l’attentato” a Santa Rosa. L’allarme è scattato sei mesi prima dell’allarme attentato a Santa Rosa dello scorso tre settembre, sfociato nell’arresto di due turchi in un b&b sulla salita. Titolare del fascicolo il pm Flavio Serracchiani, sostituito in udienza dal collega Michele Adragna.
In carcere da un anno e tre mesi, il 51enne, che non parla italiano ma solo aravo, è comparso ieri in tribunale, scortato dalla penitenziaria e assistito dal difensore Vincenzo Petroni, il quale ha sottolineato l’assenza di qualsivoglia legame tra il tunisino e pericolose radicalizzazioni, a differenza del coimputato. “Era da poco a Faleria, stava tutto il giorno a Roma dove lavorava per un ingegnere italiano, non ha alcun tipo di precedente e in patria ha moglie e quattro figli”, ha sottolineato il legale.
Lanciarazzi sotto il lavello. A tradire la consapevolezza della presenza in casa dell’arma – un revolver lanciarazzi di colore nero con matricola abrasa marca Volcanic 22, calibro 22, utilizzabile anche con proiettili a salve, funzionante e parzialmente modificato, secondo l’esperta di balistica del Ris di Roma – una foto sul telefonino del 32enne, che ritrae l’arma nel suo nascondiglio, una intercapedine a doppio strato sotto il lavello della cucina, dove è stata rinvenuta dai carabinieri durante la perquisizione.
Ordigni “micidiali” dietro il frigo. I due potentissimi ordigni esplosivi, armati di polvere da sparo e chiodi, erano invece nascosti dietro un frigorifero dismesso nel corridoio condominiale. Si tratta di una “cipolla” del peso di 180 grammi e di un “candelotto” di 70 grammi, esaminati la sera stessa dagli artificieri giunti da Roma, che li hanno fatti esplodere separatamente, ciascuno tra quattro sagome da poligono per testarne il potenziale.
Chiodi fissati col nastro isolante. “Non fuochi d’artificio, ma ordigni micidiali, in grado di distruggere le sagome di cartone più vicine e provocare danni ingentissimi su quelle più lontane, con i chiodi conficcati per diversi millimetri, figuriamoci sulle parti molli di corpi umani”, ha detto uno dei militari presenti all’intervento. Gli ordigni erano contornati da chiodi metallici, fissati tutt’attorno con del nastro isolante nero.
Esplosivi pure in giardino. Il successivo 7 aprile, nel corso di un ulteriore sopralluogo, sono stati trovati in giardino dinamite e micce esplosive nonché un altro candelotto artigianale di cartone, riempito di miccette esplosive di colore verde. Nessuna prova, secondo l’avvocato Petroni, che il 51enne sapesse del revolver lanciarazzi con matricola abrasa, occultato in maniera certosina, né degli ordigni, che peraltro erano nel corridoio e in guardino, alla portata di tutti.
Sospetto traffico di migranti. In base ai dati dei quattro telefoni sequestrati, il 32enne è arrivato a Faleria a novembre del 2024, il 51enne il 15 febbraio dell’anno scorso. Sempre dall’esame dei dispositivi emergerebbero anche reati legati al traffico di migranti e all’immigrazione clandestina nonché alla produzione di documenti falsi. Nel corso dell varie testimonianza, inoltre, si è parlato di “addentellati” legati a terrorismo e radicalizzazione, emersi nel corso delle successive indagini, coperte da segreto istruttorio, “che non è possibile riportare”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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