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Guerra tra bande di pusher a Civita Castellana - In aula la ricostruzione di un investigatore dei carabinieri - Dietro l'agguato, una faida cominciata da mesi per il controllo dello spaccio

Tentato omicidio di via Ferretti: “Vittime e connazionali arroccati in piazza Duomo”

di Silvana Cortignani
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Civita Castellana – È ripreso ieri davanti al collegio il processo a uno dei quattro marocchini imputati di tentato omicidio e lesioni aggravate per avere quasi ucciso a colpi di machete un tunisino e averne ferito gravemente un altro,  in via Ferretti poco prima delle tre del pomeriggio di domenica 16 marzo 2925. Pubblico ministero, il sostituto procuratore Paola Conti, titolare del fascicolo. 


Civita Castellana - Accoltellamento in via Ferretti - I carabinieri sul posto

Civita Castellana – Accoltellamento in via Ferretti – I carabinieri sul posto


L’imputato, che era alla guida della Fiesta grigia, ha 25 anni, lo hanno arrestato mentre tentava di nascondersi nel letto di un connazionale durante il blitz dei carabinieri ed è difeso dall’avvocato Luigi Mancini. Dietro un giro di droga fiorentissimo: in un materasso i carabinieri hanno trovato nascosti contanti per 14mila euro. 

Un agguato ferocissimo, per il quale un altro imputato, un marocchino 29enne, è stato già condannato a sette anni e mezzo di reclusione e a una provvisionale di 10mila euro a una delle vittime, parte civile con l’avvocato Walter Pella. Gli altri due, invece, saranno giudicati col rito abbreviato davanti al gip. 

La Panda grigio-celeste noleggiata a Roma su cui viaggiavano cinque tunisini, tra cui le due vittime, è stata inseguita e speronata da altre due vetture, con a bordo sei marocchini, soltanto quattro dei quali identificati, tra cui l’attuale imputato, alla guida di una Fiesta grigia. Gli altri tre tunisini sono riusciti a scappare.

Preziosissimo, ai fini delle indagini, un video girato col telefonino dalla testimone che ha dato l’allarme. Il resto lo hanno fatto le telecamere della videosorveglianza pubblica e i gps installati sulle vetture dai carabinieri, nell’ambito delle indagini già in corso, coordinate dalla pm Paola Conti, per i gravi fatti di sangue accaduti negli ultimi mesi in seguito alla guerra tra bande di tunisini e marocchini per il controllo dello spaccio a Civita Castellana. 

Ieri la testimonianza fiume di uno dei militari che hanno risolto in pochi giorni il caso, epilogo che ha sfiorato la tragedia di una guerra che andava avanti da mesi. “Da dicembre – ha detto – quando il capo dei tunisini ha detto al capo dei marocchini che voleva il controllo dello spaccio a Civita Castellana”. I tunisini si sono arroccati in piazza Duomo, mentre i marocchini si sono spostati altrove, occupando anche un vecchio cascinale, facendosi poi agguati reciproci a colpi di armi bianche, nascoste persino nei muri, come un machete con lama di 35 centimetri.

I primi fatti di sangue risalgono al 15 e al 26 gennaio 2025. Il 18 febbraio un marocchino avrebbe riportato la frattura di una tibia, il 22 febbraio è stato arrestato il fratello della vittima tunisina, il 24 febbraio l’imputato marocchino sarebbe piombato in piazza Duomo con la Fiesta poi usata per l’agguato. Sei giorni prima del fatto, il 10 marzo in pazza Duomo, nel corso di un blitz dei marocchini, tra cui il 29enne condannato a sette anni e mezzo, la vittima di tentato omicidio è stata ferita a un occhio con un machete ed è stata incendiata una Golf. 

Il 16 marzo l’agguato per uccidere. Il più grave dei due feriti di via Ferretti, il 28enne parte civile con Pella, è il fratello minore del capo dei tunisini, chiamato a farne le veci quando quest’ultimo è finito ai domiciliari. Gli sono saltati addosso in tre. 

L’altra vittima, un connazionale di 23 anni, che aveva una gamba rotta  in seguito a una precedente aggressione, è stato invece costretto a scendere dalla macchina e colpito mentre tentava di darsi alla fuga gattonando, da altri due marocchini che infierivano su di lui. 

Oltre alla procura di Viterbo, sul traffico di stupefacenti gestito da nordafricani e finito in guerra a Civita Castellana, indaga anche la procura antimafia di Roma.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”. 


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16 giugno, 2026

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