Viterbo – (sil.co.) – Viterbese, ieri davanti al gip Fiorella Scarpato un nuovo round della guerra a colpi di carte bollate tra l’ex presidente Marco Arturo Romano e il precedente patron gialloblù Piero Camilli.
Romano, come è noto, si è opposto alla richiesta di archiviazione da parte della procura delle indagini scaturite dalla denuncia da lui sporta nell’estate del 2023 contro Camilli per una presunta sottrazione dalle casse del club della somma di 300mila euro.
Il giudice per le indagini preliminari ha preso tempo, come da prassi, riservandosi la decisione, che sarà comunicata con un’ordinanza, con la quale il gip può archiviare il procedimento penale oppure ordinare al pm la prosecuzione delle indagini preliminari.
Romano contro Camilli
L’ex presidente, difeso dall’avvocato Luca Tilia, nel frattempo ha ribadito di essere pronto a costituirsi parte civile qualora si decida di dare un seguito alla vicenda giudiziaria. Camilli, difeso dall’avvocato Enrico Valentini, ha presentato ulteriori documenti: “Provano non solo che l’imprenditore di Grotte di Castro da me assistito non ha sottratto nulla, ma anche che avrebbe versato 6-7mila euro più del dovuto a favore della Viterbese”.
Indagini della finanza
Sulla vicenda il 26 luglio dell’anno scorso fu aperta un’indagine delegata alla guardia di finanza. Procedimento penale per il quale, la pm Chiara Capezzuto ha fatto richiesta di archiviazione. Per la procura nessuna appropriazione indebita e sostituzione di persona da parte dell’ex patron della Viterbese. Adesso bisognerà vedere, alla luce delle produzioni del legale di Romano, cosa ne pensa il tribunale.
Due presunte parti offese
Presunte parti offese, nella querela poi sfociata nell’inchiesta, Marco Arturo Romano e Giuseppe Capozzoli. Il primo quale legale rappresentante delle società “Tecnologia e Sicurezza spa” e “Federsicurezza Italia srl”, proprietarie al 100% delle quote sociali della A.S. Viterbese Castrense srl e il secondo quale amministratore di quest’ultima.
Accuse infondate per la procura
“E’ da ritenersi infondata – si legge nella richiesta di archiviazione – l’accusa di appropriazione indebita, poiché dalla disamina della movimentazione dei conti correnti emerge chiaramente che Camilli ha accreditato sui nuovi conti dalla società somme destinate al pagamento di partite commerciali relative alla gestione della Viterbese e che comunque gli atti di disposizione patrimoniale appaiono sempre giustificati da operazioni connesse alla gestione della Viterbese”. E ancora: “E’ da ritenersi, parimenti, insussistente la denunciata sostituzione di persona”.
Su Romano fascicolo per calunnia e diffamazione
“Dalle indagini della guardia di finanza è emerso che diversi bonifici erano stati ordinati in favore dei nuovi conti della società – che, peraltro, riceveva regolarmente gli estratti conto inviati dall’istituto di credito, per adempiere obbligazioni inerenti l’attività della stessa”, ha ricordato Valentini al gip. “Ma c’è di più, oltre alla richiesta di archiviazione. Su Romano, infatti, è stato aperto a Roma un fascicolo per diffamazione e calunnia di cui aspettiamo gli sviluppi – ha proseguito il legale – per delle frasi offensive pubblicate sul sito della Us Viterbese e per avere falsamente denunciato alla stazione carabinieri di Roma-Cinecittà di non essere a conoscenza che vi fossero ancora in essere i rapporti di conto corrente accesi presso la Intesa San Paolo spa-filiale di Acquapendente, dichiarando che 302.856,87 euro di uscite non erano mai state autorizzate dai rappresentanti della società cessionaria, incolpando Piero Camilli di sostituzIone di persona ed appropriazione indebita pur sapendolo innocente”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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