Latera – Ospizio degli orrori, il direttore avrebbe minacciato una oss che si era appena licenziata: “Se sparli, ti rovino”. Gli ultimi sviluppi dell’inchiesta riguardano anche il responsabile della casa di riposo Villa Daniela di Latera. Saranno infatti passati al setaccio smartphone e altri dispostivi dei sei operatori sociosanitari sottoposti a misura cautelare, nonché del direttore Mariano Perugini e di tutti gli altri indagati a piede libero, nell’ambito dell’inchiesta per maltrattamenti e violenza sessuale sfociata in tre arresti lo scorso 21 gennaio. Ieri intanto sarebbe stata avvistata in zona una troupe della trasmissione televisiva le Iene.
A distanza di meno di un mese dall’applicazione delle sei misure, tre delle quali sospensioni dalla professione, le indagini vanno avanti a ritmo serrato e il pm Flavio Serracchiani ha disposto di nominare un proprio consulente di fiducia, l’esperto informatico Andrea Mandarino, che a partire dalla prossima settimana sarà incaricato di ricostruire per la procura tutte le informazioni contenute negli hard disk dei dispositivi sottoposti a sequestro.
Tra gli indagati a piede libero spicca il nome del responsabile della struttura, Mariano Perugini, tirato in ballo dalle operatrici che nella primavera dell’anno scorso hanno sporto denuncia ai carabinieri di Capodimonte, dando il via all’inchiesta.
Tra loro la 47enne che il 12 aprile 2024 ha spiegato come i primi sospetti su possibili maltrattamenti agli anziani le fossero venuti quando una ultraottantenne, dalla sera alle mattina, aveva manifestato un tracollo fisico e mentale, al punto che a differenza del giorno prima non era più capace nemmeno di consumare i pasti in autonomia e tantomeno deglutire.
“L’ho riferito tramite un vocale al responsabile della struttura, Mariano Perugini, ma lui non mi ha dato retta”, ha quindi spiegato l’ex operatrice ai carabinieri.
Latera – Casa di riposo degli orrori – Un’immagine delle violenze tratta dai video girati a Villa Daniela
Particolarmente delicata la posizione di Perugini, che tra le 11 e mezzogiorno del 20 marzo 2024, quando una delle tre operatrici si è licenziata, l’avrebbe contattata con un tono di voce alterato ed in maniera offensiva le avrebbe detto che era una “povera ignorante”, che aveva fatto “solo la terza media” e non si doveva permettere di dire nulla “in merito a quello che avevo visto dentro la struttura”.
Sempre al telefono, sarebbe quindi passato alle minacce: “Se sparli ti rovino, non troverai più lavoro in nessuna struttura, ti ostacolo in tutte le strutture dove andrai a lavorare”.
Ventuno le vittime di maltrattamenti, la più giovane una donna di 74 anni, gli altri per lo più sulla novantina e anche oltre. Sette degli anziani sono nel frattempo deceduti. “Nel periodo in cui ho lavorato presso Villa Daniela, quindi 5 mesi circa, sono morte 12 persone tutte disidratate e malnutrite”, ha riferito una delle tre ex operatrici sociosanitarie, una delle quali ha sporto denuncia la primavera scorsa.
Coinvolti metà della dozzina di dipendenti della struttura, prontamente rimpiazzati per garantire la continuità assistenziale agli ospiti e alle famiglie. I lavoratori sarebbero in realtà dipendenti di un’altra società, che farebbe capo a un pluripregiudicato dell’hinterland capitolino.
Silvana Cortignani
Le sei misure cautelari applicate il 21 gennaio a sei operatori sociosanitari
In carcere per maltrattamenti sono finiti Mirko Tosi (36enne di Tuscania), Carmine Battiloro (23enne, di Pitigliano), e Marinela Ciasar (52enne di Marta): il primo difeso dall’avvocato Giovanni Labate, gli altri due dagli avvocati Ylenia Porciani e Giuseppe Bacci. Tosi è accusato anche di violenza sessuale.
Sono stati interdetti dalla professione per un anno Tommaso Curio (59enne di Ischia di Castro) difeso da Piero Ceccarelli e Daniele Ronchini, e Eugenia Monelli (31enne di Acquapendente) difesa dall’avvocato Angelo Di Silvio; difeso da Di Silvio anche Domenico Renzetti (49enne di Onano), sospeso dal lavoro per sei mesi.
Latera – Villa Daniela
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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