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Tribunale - Topo d'albergo seriale - Imputato il 27enne egiziano che tre giorni dopo ha rischiato di essere linciato da una comitiva di turisti sudamericani - È in carcere da otto mesi

Rapinato al Riello: “Mi ha strappato la catenina, ma non ha usato il bastone”

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Viterbo – (sil.co.) – Testimonianza in dialetto cinese in tribunale, dove ieri mattina è stato ascoltato con l’ausilio di una interprete il 69enne cinese che il 14 maggio dell’anno scorso al Riello sarebbe stato rapinato della catenina d’oro che portava al collo dal famoso topo d’albergo egiziano. 


Il tribunale

Il tribunale


Imputato di rapina impropria, perché avrebbe minacciato il cinese con un bastone, il 27enne egiziano che tre giorni dopo, il 17 maggio 2024, ha rischiato di essere linciato da una comitiva di turisti sudamericani che lo avevano sorpreso a rubare nelle loro camere del Balletti Palace Hotel usando una chiave passepartout per entrare.

Il successivo primo luglio, mentre era detenuto da un mese e mezzo al Nicandro Izzo per i furti in albergo, è stato raggiunto da una ulteriore ordinanza per la rapina al cinese. Ed è tuttora in carcere.

Tornando all’interrogatorio, a rendere tutto più complicato è stato il dialetto parlato nella regione d’origine della vittima, dove vivono 22 milioni di cinesi e dove non si parlerebbe il mandarino bensì una lingua tutta sua.

In qualche modo la parte offesa ha spiegato di essere stato “urtato” dall’egiziano, che ha visto in faccia e riconosciuto in aula, il quale lo avrebbe spintonato per strappargli la catenina d’oro dal collo. 

“Aveva in mano un bastone, ma non lo ha usato”, ha invece spiegato il cinese, relativamente all’aggravante della minaccia col  bastone, per cui l’egiziano è accusato di rapina impropria e non di furto con strappo ovvero scippo. Un particolare di fondamentale importanza, sul quale hanno insistito tutti, ma soprattutto il difensore Luigi Mancini.

“Quando è scappato a piedi, ho chiamato al telefono mia nuora”, ha proseguito il cinese. Sarebbe stata proprio la donna, seduta tra il pubblico, a chiamare la polizia, che poi ha identificato il rapinatore, immortalato dalle innumerevoli telecamere di videosorveglianza situate  tra università, palazzo di giustizia e comando provinciale dei carabinieri.

Il processo al 27enne, in tribunale con la scorta della penitenziaria, era entrato nel vivo lo scorso 19 febbraio con la testimonianza del poliziotto della volante che, grazie alla visione dei filmati del bar del Riello, comparando il volto con la banca dati Sari, ha identificato l’imputato.

Proprio per le difficoltà linguistiche emerse durante l’interrogatorio, il giudice al termine dell’udienza ne ha disposto la trascrizione in previsione della discussione, rinviata a fine mese. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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20 marzo, 2025

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