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Tarquinia - È indagato per corruzione e falso nell'ambito di un'indagine della polizia - Al centro delle accuse presunti referti falsi senza passare dal centro prenotazione in cambio di 300 euro

Primario sospeso per sospette mazzette, la Asl: “Impossibile destinarlo a funzioni diverse”

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Paolo Cardello

Paolo Cardello


Tarquinia – (sil.co.) – “Impossibile destinare il professionista allo svolgimento di unzioni diverse”. Si legge nelle motivazioni della sospensione disposta dalla Asl di Viterbo del primario di radiologia dell’ospedale di Tarquinia.

Si tratta di Paolo Cardello, indagato per corruzione e falso dal pm Roberto Savelli della procura della repubblica di Civitavecchia col “faccendiere” vetrallese Pasqualino Catanea e nove pazienti che avrebbero ottenuto referti truccati per ottenere risarcimenti dalle assicurazioni. 

Il primario, alla Asl di Viterbo dal 1999, è assistito dagli avvocati Elisabetta Centogambe e Alessandro Diddi. Al centro delle accuse presunti referti falsi senza passare dal centro prenotazione in cambio di 300 euro oppure di un cambio gomme o altri interventi di manutenzione sulla propria macchina “Tutti referti veri”, secondo il difensore Diddi.  

I fatti oggetto di indagine da parte della polizia del commissariato di Tarquinia vanno dal 2022 a giugno del 2024, le indagini si sono chiuse lo scorso mese di dicembre a carico di undici indagati. “Quei referti sono tutti veri”, sostiene il noto avvocato romano Alessandro Diddi, che assiste il primario Cardello. “Al riguardo, abbiamo disposto una consulenza tecnica a un luminare della radiologia, un esperto le cui conclusioni chiariranno il punto”, prosegue il legale. Ma soprattutto, secondo Diddi, “le asserite utilità hanno una spiegazione documentale che emergerà a tempo debito”. Riguardo ai rapporti tra il primario e il presunto intermediario, secondo la difesa, quest’ultimo avrebbe detto ai suoi clienti di poter incidere sui referti radiografici e si sarebbe fatto pagare per questo. 

Alla luce della gravità delle accuse – che comprendono corruzione, falso e truffa aggravata – l’Azienda sanitaria locale di Viterbo ha adottato con delibera del 6 maggio un provvedimento disciplinare, disponendo la sospensione cautelare immediata di Paolo Cardello, fino alla conclusione del procedimento penale,  stabilendo che, in caso di sentenza penale definitiva di assoluzione con la formula “il fatto non sussiste” o “l’imputato non ha commesso il fatto” o ” il fatto non costituisce reato” o altra formulazione analoga, quanto corrisposto, durante il periodo di sospensione cautelare, a titolo di assegno alimentare (corresponsione di un’indennità pari al 50% dello stipendio tabellare e la sola anzianità di servizio) verrà conguagliato con quanto dovuto al dipendente se fosse rimasto in servizio, compresi gli aumenti contrattuali nel frattempo intervenuti, tenendo conto anche della retribuzione di posizione in godimento all’atto della sospensione.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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9 maggio, 2025

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