Caprarola – Spedizione punitiva alla chiesetta della Madonna del Barco
Caprarola – Non a caso spedizione punitiva stile Gomorra. La vittima si è ritrovata con entrambi i polsi fratturati e ingessati, oltre a tutta una serie di lesioni tra cui una coltellata a una coscia. La coppia di albanesi di 32 e 33 anni che lo ha aggredito, inoltre, mentre gli dava di coltello e di spranga di ferro, distruggendogli pure la macchina, lo avrebbe apostrofato: “Sporco negro, hai a che fare con gli albanesi”.
Albanesi che ieri sono stati condannati dal giudice Jacopo Rocchi a 3 anni e 10 mesi di reclusione, al risarcimento in solido dei danni in sede civile e a una provvisionale di 3500 euro. L’accusa aveva chiesto 4 anni ciascuno. Lo sconto di due mesi, consente ai difensori Emilio Lopoi e Marco Borrani di chiedere i domiciliari e l’affidamento in prova. Parte civile con l’avvocato Walter Pella il 38enne nigeriano vittima di un feroce pestaggio nei pressi di una chiesetta isolata di Caprarola, per un debito di droga di 80 euro, la sera dell’8 febbraio 2023.
Gli albanesi furono arrestati di carabinieri un mese dopo l’aggressione. Il processo è entrato nel vivo l’8 febbraio 2024 con la testimonianza del nigeriano, picchiato con tanta ferocia che i sanitari avrebbero trovato all’interno delle ferite riportate alle braccia nel disperato tentativo di difendersi particole di metallo provenienti dalla spranga di ferro usata per picchiarlo.
A completamento dell’azione criminale, i due albanesi avrebbero infine distrutto a sprangate l’auto della vittima, mentre il nigeriano, abbandonato a terra, avrebbe appena avuto la forza di chiamare al telefono due conoscenti per dire “mi hanno menato, mi hanno accoltellato”.
Trovato per terra esanime dai conoscenti e dai soccorritori, è finito all’ospedale Santa Rosa di Viterbo con entrambi i polsi rotti, una frattura scomposta a una mano, escoriazioni a tutte e due le gambe, la faccia ridotta una maschera di sangue e un trauma cranico.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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