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Tribunale - Imputato di minaccia aggravata il nigeriano parte offesa della spedizione punitiva di Caprarola - Appena una settimana fa la condanna dei due aggressori

“Prima te scoppio la macchina, poi te rompo”, a processo 37enne già vittima di feroce pestaggio

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Viterbo - Un'aula del tribunale
Viterbo – Un’aula del tribunale

Nepi – (sil.co.) – “Prima te scoppio la macchina, poi te rompo a te”, a processo per minaccia il 37enne vittima di un feroce pestaggio.

Una frase minacciosa, pronunciata con un sasso in mano, costata un processo nelle vesti di imputato al 37enne nigeriano residente a Nepi, già vittima della spedizione punitiva stile Gomorra della sera dell’8 febbraio 2023 a Caprarola, per cui mercoledì scorso, 16 luglio, sono stati condannati a tre anni e dieci mesi di reclusione per lesioni aggravate due albanesi di 32 e 33 anni. 

Stavolta, come detto, è il 37enne nigeriano, difeso anche in questa vicenda dall’avvocato Walter Pella, a dover rispondere di minaccia aggravata, per fatti risalenti al 21 aprile 2024 quando si sarebbe fatto sotto, brandendo un grosso sasso con la mano destra, minacciando un 52enne italiano, che si è costituito parte civile al processo, che entrerà nel vivo a gennaio con la testimonianza della parte offesa. 

“Prima te scoppio la macchina, poi te rompo a te”, avrebbe minacciato la vittima, arricchendo la “promessa” con ulteriori frasi sconce relative ai particolari dei danni fisici che gli avrebbe procurato dopo avergli scoppiato la macchina. 


– Spedizione punitiva stile Gomorra, due condanne a tre anni e dieci mesi


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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28 luglio, 2025

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