Fabrica di Roma – “Perdita incolmabile”, chiesto mezzo milione di risarcimento per la figlioletta di 5 anni del 31enne Valentin Ionut Crisan, ucciso lo scorso 26 luglio a Fabrica di Roma dal cognato, il 34enne Dumitriel Daniel Ene, per il quale ieri la pm Paola Conti ha chiesto alla corte di assise di Viterbo una condanna a 14 anni di reclusione, senza attenuanti, per omicidio preterintenzionale..
Omicidio di Fabrica di Roma – Nel riquadro la vittima Valentin Ionut Crisan
La piccola bambina è assistita dall’avvocato di parte civile Luigi Gioiosi, che ha commosso l’aula ricordando l’infinito dolore della piccola alla notizia della tragica morte del padre, un operaio d’origine romena benvoluto in paese, come tutta la sua famiglia.
“Ha capito immediatamente che non avrebbe mai più avuto il suo papà, del quale era innamorata come lui di lei. Giocavano, scherzavano, lui le dava sicurezza, anche economica – ha sottolineato il legale – ‘papà non sarà con me a spegnere le candeline’, ha detto tra le lacrime, pensando al suo compleanno, che sarebbe stato di lì a qualche giorno”.
Il legale, chiedendo 500mila euro di risarcimento e una provvisionale di 100mila euro subito esecutiva, ha ricordato gli incubi e le notti insonni. “Con la mamma, hanno dormito con le luci accese per mesi, mentre la piccola aveva un incubo ricorrente, un grosso cane nero che voleva morderla. Tuttora cerca il padre 24 ore su 24. Un vuoto incolmabile, un trauma che non sarà facile superare”.
Per la madre italiana della piccola, l’avvocato di parte civile Emiliano Pierantonelli ha chiesto un risarcimento di 300mila euro e una provvisionale immediatamente esecutiva di 100mila euro. L’avvocato Walter Pella, che assiste la madre e la sorella della vittima, ovvero la compagna di Ene, ha chiesto una provvisionale immediatamente esecutiva di 50mila euro ciascuna.
Per ultimi hanno parlato i difensori di Ene, avvocati Marco Borrani e Leonardo Lener, imputato di omicidio preterintenzionale, che hanno cercato di far cadere l’accusa sostenendo che entrambi erano ubriachi e che comunque, quando è scoppiata la lite, il 34enne non poteva sapere che la vittima soffrisse si una patologia cardiaca silente, ignota a lui stesso, per cui sarebbe potuto morire, riportando lesioni del loro non fatali. Per questo hanno chiesto l’assoluzione per non avere commesso il fatto o la derubricazione del reato in lesioni.
Alternine dell’udienza, il processo è stato rinviato per le repliche e la camera di consiglio. A luglio la sentenza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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