Viterbo - Indagati di punta Paolo Gianlorenzo e Angela Birindelli, ma davanti al gup andranno in otto
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 Angela Birindelli |
 Paolo Gianlorenzo |
 Viviana Tartaglini |
 Giuseppe Fiaschetti |
 Erder Mazzocchi |
Viterbo – Birindelli-Gianlorenzo, al via l’udienza preliminare.
Compariranno a breve davanti al gup gli indagati del tentacolare fascicolo sulla macchina del fango.
In otto, il 30 giugno, affronteranno l’udienza preliminare al tribunale di Viterbo. Sono l’ex assessora regionale Angela Birindelli. I giornalisti Paolo Gianlorenzo e Viviana Tartaglini. I dipendenti pubblici presunti informatori di Gianlorenzo, Sara Bracoloni e Luciano Rossini. E infine uomini vicini all’assessora e implicati nel filone Vinitaly: dal direttore dell’assessorato all’Agricoltura Roberto Ottaviani, all’imprenditore Giuseppe Fiaschetti. Fino all’ex commissario Arsial Erder Mazzocchi, indagato per l’accanimento su un dipendente dell’Agenzia.
Per loro, la procura vuole il processo per una sfilza di reati: tentata estorsione, corruzione, minacce, appropriazione indebita, detenzione abusiva di arma. E poi, ancora, falso, ingiurie, sostituzione di persona, abuso d’ufficio, distruzione di atti, peculato. Tutte ipotesi contestate a vario titolo, per una miriade di fatti collegati.
E’ la fine del 2011 quando gli inquirenti di via Falcone e Borsellino aprono l’indagine su Paolo Gianlorenzo. Per l’ex direttore dell'”Opinione di Viterbo e alto Lazio” è una primavera calda: il 21 marzo 2012 polizia giudiziaria e polstrada perquisiscono la redazione. E’ l’inizio della fine, per l’edizione viterbese del quotidiano, che tramonta poco dopo.
Gianlorenzo finisce inquisito in concorso con l’allora assessora Birindelli. Sono accusati di aver costruito la macchina del fango contro il principale avversario di lei, Francesco Battistoni, all’epoca presidente della commissione regionale Agricoltura. L’accordo ipotizzato dagli inquirenti è lineare: pubblicità dell’assessorato sulle pagine dell'”Opinione” in cambio di una campagna stampa martellante contro Battistoni. Per Gianlorenzo c’è in caldo uno stanziamento di 18mila euro, che il direttore non incasserà mai. Gli investigatori arrivano prima.
L’inchiesta mette a nudo i metodi rudi del giornalista: tra le minacce ai collaboratori e le rocambolesche vicende interne alla cooperativa editrice del giornale. Ma dalle indagini viene a galla soprattutto un aspetto inquietante: la macchina del fango come metodo di lavoro. Testata. Tagliente. Scientifica. Utilizzata per distruggere il nemico di turno o come ritorsione contro chi aveva osato negargli qualcosa. Come l’editore e imprenditore della sanità Roberto Angelucci. Da lui Gianlorenzo voleva un lavoro come direttore a “Libero” o al “Nuovo Corriere viterbese”. Ma Angelucci non cede, anche se è anello debole, in quanto indagato nella monumentale inchiesta sulla Asl di Viterbo. Per Gianlorenzo è un invito a nozze: quel rifiuto scatena la gogna mediatica su Angelucci. Un bombardamento di atti, documenti e informazioni impugnate come armi e sbandierate per vendetta sul giornale di Gianlorenzo.
L’altra faccia dell’inchiesta è il Vinitaly e i tentativi di infiltrare nell’affare l’imprenditore Giuseppe Fiaschetti. Per il pm Massimiliano Siddi e i suoi collaboratori, la storia si ripete nel 2011 e nel 2012. Con esiti diversi. Perché se nell’edizione 2011 fila tutto senza sbaffi e il servizio di comunicazione va alla ditta “prescelta”, l’anno dopo non è tutto rose e fiori. Secondo lo schema disegnato dalle indagini, si impone dapprima la stessa ditta, presumibilmente riconducibile a Fiaschetti. Poi, l’inaspettato passo indietro e il suggerimento di altri due nomi, sempre di aziende che, per gli inquirenti, sono collegate allo stesso imprenditore. I vertici dell’Ente Verona Fiere parlano di “clima di assedio” per descrivere le pressioni ricevute.
Un’inchiesta che mette in scena la rappresentazione desolante di due mondi diversi e paralleli: politica e informazione. Due spaccati a se stanti che, nelle teste degli indagati, ragionano allo stesso modo. L’amico va esaltato. Il nemico distrutto. Bandita ogni logica raffinata. Politica e informazione come servizio non esistono più.
Gli indagati si difendono e respingono gli addebiti. A giugno potranno farlo davanti al gup cui spetterà l’ultima parola sul rinvio a giudizio e, quindi, sul futuro processo.
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