Viterbo – Disservizi di ogni genere alla luce del sole. Eppure Viterbo Ambiente poteva permettersi di continuare indisturbata a lavorare male o a non lavorare affatto.
L’indagine “Vento di maestrale”, di carabinieri, Noe e polstrada, è la fotografia dell’inefficienza della ditta incaricata della raccolta e del trasporto dei rifiuti solidi urbani. Un pianto, tra caditoie costantemente piene, strade non spazzate, isole di prossimità stracolme.
Previsione di un disastro
A Ernesto Dello Vicario, il dirigente comunale arrestato insieme ai vertici di Viterbo Ambiente ed Ecologia Viterbo, non sfugge affatto la gravità del problema. Né tantomeno le conseguenze di eventuali comportamenti poco trasparenti. Conseguenze che Dello Vicario non vuole pagare.
“Tanto in galera ce vado sempre per primo io, poi dopo c’annamo tutti gli altri… o in Corte dei conti – dice intercettato nel suo ufficio -. Però mi preoccupo… siccome non ce voglio annà, io non ce voglio annà, non so voi…”. Il problema (uno dei tanti) è l’importo delle penali da applicare a Viterbo Ambiente per i disservizi. La procura contesta 400mila euro di mancate sanzioni che il comune avrebbe dovuto richiedere. Colpa di quello che, per Dello Vicario, è “un malfunzionamento dell’ufficio”, che racconta nella sua stanza a un interlocutore sconosciuto:
“Ho chiamato Sara (Palombi, funzionaria comunale indagata, ndr) e gli ho detto ma noi le penali le abbiamo fatte? E Sara fa: ‘Ao io ce l’ho ma non l’ho applicate…’, ‘Ma perché non l’hai applicate?’, ‘Perché io c’ho da fare, perché…’… Gli ho detto: ‘Sara, così ci facciamo male… Perché sennò rimane il danno erariale, cioè se tu potevi farti pagare mille euro e poi non hai portato a fondo il procedimento, quello è un danno erariale perché era un credito esigibile cui tu hai rinunciato… insomma: pesante!”.
Stilando la lista dei disservizi, il conto sarebbe stellare. Ma Dello Vicario è contrario a sparare penali da centinaia di migliaia di euro. Preferisce procedere a piccoli passi: “Piuttosto che applicare una sanzione da un milione poi dopo davanti al giudice ci va io, Ernesto Dello Vicario, e se per caso m’ero sbagliato li devo dà di tasca mia… però le penali vanno fatte perché comunque rappresentano un serbatoio, trenta, cinquanta, settantamila euro l’anno che poi uno utilizza…”.
La filosofia del bastone e la carota
Il dirigente si sente tra l’incudine e il martello: da un lato il comune, con “una parte dei Sel e del Pd che spinge per la riduzione contrattuale”, dall’altro la ditta, poco aperta a concessioni. “Quindi io non posso andare a litigare con la ditta se poi non posso… la riduzione contrattuale. Quindi io devo riuscire a mantenere una partita un po’ no… Il bastone e la carota, insomma“. Bastone soltanto a parole. Perché nei fatti, secondo gli inquirenti, Dello Vicario non fa nulla per opporsi a quello stato di cose. Pur sapendo e riconoscendo lui stesso che “la ditta sta giocando sporco”, che “non si può gestire un appalto in questo modo”, che “le risposte le devi dare, non possono essere sempre alla volemose bene…”.
Troverà una nemica nell’unica vera detrattrice di quel contratto: l’assessore Raffaela Saraconi, che non si fiderà più di Dello Vicario, né di Sara Palombi, arrivando a estrometterli dalle riunioni e a volere fortemente una nuova figura di direttore esterno del contratto per vigilare. Il rimpasto di giunta le impedirà di proseguire su quella direzione.
Tangenti a chi…?
L’ordinanza di custodia cautelare del gip Franca Marinelli è un mondo. In un passaggio, due uomini di Viterbo Ambiente arrestati nel blitz, Francesco Bonfiglio e Fulvio Santini parlano di un “collettore delle tangenti” senza nome, che qualcuno avrebbe interesse a proteggere.
Casale Bussi, dove tutto può succedere
E poi c’è il caos Casale Bussi. Il combustibile da rifiuto (cdr) al centro delle contestazioni della procura, che doveva provenire almeno dal 35 per cento delle tonnellate di rifiuti in entrata all’impianto di Ecologia Viterbo, non viene prodotto affatto nel 2012, solo per il 9 per cento nel 2013 e solo per il 19 per cento nel 2014. L’impianto viterbese aveva fortissime criticità, per gli investigatori, “legate al surplus di rifiuti urbani in ingresso senza l’uscita dagli impianti finali di recupero del cdr a causa di svariati e simultanei fermi per manutenzioni”.
Secondo le indagini succedeva che “si spacciasse per cdr quello che nella realtà era un semplice prodotto di scarto produttivo, trattato in modo superficiale”. Con “plurime doglianze degli impianti di destinazione finale” e gli operai che si lamentavano della puzza. Una “frode di tutta evidenza”, secondo il gip Franca Marinelli che conferma il quadro tracciato dal pm Massimiliano Siddi: “a fronte di una quasi inesistente attività di recupero” la società percepiva “rilevanti somme di denaro”.
Via agli interrogatori
Oggi sarà giornata di interrogatori. Ieri Sara Palombi si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Oltre agli arrestati, in giornata, sarà ascoltato anche l’altro dirigente comunale indagato a piede libero, Stefano Quintarelli.
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