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Casa di riposo lager a Gradoli - La testimonianza del nipote di una coppia di anziani ospiti - La figlia di un altro paziente: "L'ho sempre trovato a posto anche quando capitavo di sorpresa"

“Sporchi, pieni di piaghe e ridotti pelle e ossa”

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L'aula della Corte d'Assise di Viterbo

L’aula della Corte d’Assise di Viterbo

Il pm Franco Pacifici

Il pm Franco Pacifici

Gradoli – (f.b.) – “Calzini di cotone in pieno inverno, piaghe ovunque e croste di sporco ai piedi. E poi farmaci sbagliati, una brodaglia per pranzo e stanze gelide”.

Continuano a sfilare di fronte alla Corte d’Assise i testimoni dell’accusa del processo per la cosiddetta casa di riposo ‘lager’ di Gradoli, l’inchiesta del 2010 dei Nas che ha trascinato in tribunale Franco Brillo e i figli Maurizio e Federico, accusati di abbandono di incapace aggravato dalla morte di tredici pazienti ultraottantenni.

Con loro, alla sbarra, ci sono anche il medico di base Ugo Gioiosi e la neuropsichiatra Lucia Chiocchi.

A descrivere le condizioni di una coppia di anziani ospiti della struttura di Gradoli è stato ieri mattina il nipote dei due, entrambi assistiti dalla casa di riposo dei Brillo per alcuni mesi ed entrambi usciti vivi da quell’inferno ma, stando al racconto del testimone, in condizioni più che precarie.

“In nove mesi di degenza – ha detto ai giudici l’uomo – mio nonno aveva perso 33 chili. Era pelle e ossa, al punto che gli si vedeva il pacemaker da fuori. Mia nonna, invece, non era più in grado di camminare e per oltre due mesi ha chiesto di mangiare e di bere giorno e notte a tutte le ore”.

Le indagini dei Nas miravano a far luce sugli otto decessi della “Fiordaliso sas” morti tra il 2009 e il 2010. Decessi sospetti che diventano il punto di partenza per arrivare all’arresto di Franco Brillo. E’ l’inizio di un’inchiesta che poi si allarga agli altri quattro imputati.

La procura ha ipotizzato la somministrazione di farmaci scaduti, falso sui certificati medici che attestavano che gli anziani erano autosufficienti e, soprattutto, l’abbandono aggravato di incapace.

“Mi ero già insospettivo quando i nonni si trovavano ancora nella casa di riposo di Castelgiorgio (anch’essa gestita dalla Fiordaliso sas) – spiega il testimone – perché trovai almeno 10 o 15 persone stipate in un unico stanzone scaldato appena con una stufetta. Tutti erano assistiti da una sola persona per 48 ore di seguito, sempre la stessa, che faceva anche da mangiare”.

Dopo poco, però, gli anziani vengono trasferiti a Gradoli, in un’altra struttura che, almeno esteticamente, sembra essere migliore.

“Rispetto a quella di prima era bellissima – continua il nipote della coppia di anziani – ma nella sostanza poco era cambiato. Sono andato a trovarli di sorpresa il 22 febbraio e le stanze erano freddissime tanto che mi sono dovuto tenere il cappotto. Poi ho spogliato mia nonna e l’ho trovata con le croste di sporco sotto ai piedi e delle profonde piaghe. Tra l’altro, in pieno inverno, indossava dei calzini di cotone”.

L’uomo prova a chiedere spiegazioni, poi decide di attendere anche il momento del pranzo per rendersi conto di cosa veniva servito.

“A mezzogiorno gli hanno dato una brodaglia con due pezzetti di carne e mezza fetta di pane – prosegue -. Se avessero avuto ancora fame dovevano farselo bastare. Per non parlare delle cure mediche. Ai miei nonni avevano invertito per errore le terapie e quindi somministravano a l’uno i farmaci che servivano all’altra e viceversa”.

Dopo due giorni da quella visita il nipote decide di trovare una soluzione alternativa per i suoi anziani parenti.

“Ho anche fatto fare loro un controllo geriatrico – conclude -. Le condizioni erano pietose. Ci sono voluti almeno cinque mesi per recuperarli un pochino”.

Tutt’altra versione, per contro, quella della figlia di un altro ospite, anche lui molto avanti con gli anni e affetto da Alzheimer.

“Io non posso dire nulla di male – racconta ai giudici -. Una volta ho notato che lo avevano lasciato con dei calzini sporchi e allora glieli ho cambiati io. Ma a parte questo l’ho sempre trovato a posto. Andavo anche di sorpresa e il pannolone era sempre pulito, gli mettevano delle pomate per delle piaghe che aveva, lo curavano se serviva. Addirittura quando mia madre andava a fargli compagnia davano il pranzo anche a lei”.

Il processo è stato aggiornato al prossimo 14 febbraio quando saranno ascoltati in aula, in contraddittorio, i periti di parte: psichiatri, medici legali e tecnici informatici.


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21 dicembre, 2016

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