Gradoli – Ospizio lager di Gradoli: non saranno riesumati i corpi, ma sarà effettuata una perizia super partes per stabilire se c’è un nesso tra le carenze della casa di riposo Il Fiordaliso e il decesso di 13 anziani. Lo ha deciso la corte d’assise durante l’udienza di ieri del processo ai cinque imputati, tre gestori e due medici, affidando la consulenza al noto medico legale Mariarosaria Aromatario della Sapienza di Roma.
Dopo avere parlato lungamente dei morti, nel frattempo, si è parlato dei vivi. Ovvero degli 8 pazienti psichiatrici adulti ospitati tra il 2009 e il 2010 presso l’ex albergo di Gradoli e trasferiti altrove dopo la chiusura. E’ stato il giorno delle periti di parte. Per il pm Franco Pacifici, il dottor Alberto Trisolini, direttore del Dipartimento di salute mentale della Asl di Viterbo. Per la difesa, il professor Giovanni Bonelli dell’università di Siena. Gli imputati sono gli imprenditori Franco Brillo, coi figli Maurizio e Federico; il medico di base orvietano Ugo Gioiosi; e la neuropsichiatra Lucia Chiocchi. Responsabili ciivli le Asl umbra e toscana d’appartenenza dei dottori. Parti civili i familiari di otto anziani deceduti.
Per i malati psichiatrici a fare la differenza sarebbe se vengono inviati presso una struttura dalla Asl o dalla famiglia. Nel primo caso devono essere obbligatoriamente indirizzati presso strutture socio-sanitarie, con la presenza di psichiatri, infermieri e operatori sociosanitari. La famiglia, viceversa, può liberamente scegliere una casa di riposo o qualsiasi altra struttura privata a proprie spese. “Per i malati non pazienti del Csm, la scelta spetta alla famiglia. Non ci sono obblighi di percorsi psichiatrici valutati da gruppi multidisciplinari, né di interventi di programmazione e inserimento. La struttura privata di tipo ricettivo-alberghiero, secondo la normativa regionale del Lazio, non deve chiedere certificazioni di autosufficienza. Non serve niente, a meno che la richiesta non parta dal Csm o dalla Asl”, ha spiegato Bonelli.
Altra cosa è stabilire cosa voglia dire autosufficienza. Per Trisolini, gli otto malati psichiatrici, visitati all’ospedale di Nottola dopo la chiusura del Fiordaliso: “Soffrivano di patologie gravissime già all’ingresso. Tutti tranne uno erano incapaci di intendere e di volere. Non autosufficienti”. Si è opposto l’avvocato Enrico Valentini, che difende Franco Brillo, insistendo che – essendo in grado di mangiare, andare in bagno e deambulare da soli – non potessero essere definiti non autosufficienti. La replica, seppure basata su fondamenti scientifici, è di quelle che umanamente fanno male: “Quelle sono capacità primarie, più vicine all’aspetto animale che all’uomo. Una persona può anche mangiare e andare in bagno da sola, ma non essere in grado di fare la spesa p capire se la imbrogliano. Anche un animale è autonomo”.
L’accusa, come è noto, è che gli ospiti della casa di riposo sarebbero stati tenuti in locali non idonei, privi di riscaldamento, nutriti con cibi in scatola o scadenti, curati con medicinali scaduti e con un’inadeguata assistenza sanitaria. Ma anche che venissero accettati anziani o malati psichiatrici non autosufficienti senza averne i titoli. Lo ha ammesso candidamente un testimone, il figlio di una novantenne non autosufficiente, arrivata al Fiordaliso dalla provincia di Siena e morta all’ospedale di Acquapendente il 2 ottobre 2009. “Mamma – ha spiegato – non stava più in piedi, stentava a riconoscere i figli. Brillo era informato. Ma venivamo a trovarla tutte le settimane e non abbiamo mai avuto motivo di dubitare che non l’assistessero bene. Era stata un mese alle Scotte e un mese in una struttura di Rapolano, che costava il doppio. Le famiglie queste cose le devono valutare. Al Fiordaliso abbiamo speso la metà e ci siamo trovati bene”.
Silvana Cortignani
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