Viterbo – “Anche le mani sono attori e, attraverso le mani, i burattini prendono vita. Sono nostri colleghi”. Anna Cisternino della compagnia “Il giardino dei pupazzi” prova a spiegare cosa vuol dire portare in scena uno spettacolo di burattini. Mani, voce, corpo e testa che si coordinano insieme per tirare fuori il carattere dei personaggi e la loro fisicità racchiusa in una faccia di cartapesta e un pezzo di stoffa. Il burattino, insomma, che non ha gambe ma che si muove e parla.
Insieme a Daniele Guaragna si esibirà, tutte le sere a Caffeina in piazza Scacciaricci. Con musica dal vivo: lei all’organetto, lui alla chitarra. Una novità per il festival.
“Saranno spettacoli comici – spiega Cisternino – perché, sia io che Daniele, siamo attori con una formazione in clown terapia. I bambini, assistendo, ridono sempre e anche gli adulti. Gli spettacoli sono tutti di nostra produzione, con testi originali, e interattivi per cui il pubblico viene spesso coinvolto.
In programma, tra le altre cose, ci sono “Silenzio Nicolino” con cui, nel 2012, abbiamo vinto il festival di teatro ragazzi, “I teatri del mondo” a porto sant’Elpidio e “Pulcinella e il regalo” che, sempre in questa manifestazione, nel 2009, ha ricevuto una menzione della giuria per migliore spettacolo.
La nostra compagnia nasce nel 2009, ma io ho iniziato a fare spettacoli di burattini nel 1999. Mi sono diplomata al Circo a vapore di Roma e poi ho iniziato a esibirmi per i bambini e, probabilmente, spinta dalla passione per il teatro, mi sono indirizzata verso quello di figura che mi affascinava, perché è un mondo parallelo e quindi, da autodidatta, mi sono lanciata in questa avventura. E la prima cosa che ho fatto è stata proprio “Pulcinella e il regalo”.
Impegno e concentrazione, ma anche coordinazione per far muovere i personaggi. “E’ interessante il lavoro che c’è col corpo. Bisogna essere un attore, ma lo devono essere anche le mani, perché su ognuna c’è un personaggio che deve uscire fuori. Le mani, dunque, devono essere in qualche modo staccate dalla persona e far emergere i caratteri dei protagonisti. Devo gestirli contemporaneamente anche con la mia testa e la mia voce, spesso anche velocemente tra un cambio e l’altro. E’ forse questa la difficoltà ma anche la parte più interessante e bella di questo mestiere”.
Il genere viene per lo più associato ai bambini. “La risposta del pubblico è positivissima: ai bambini piace tanto, ma anche gli adulti ne restano affascinati. Il fatto che si siano pupazzi non determina l’età del gli spettatori anche perché, con la musica dal vivo proviamo a coinvolgere tutti, trattando con gli spettacoli, temi molto diversi”.
E’, per Cisternino, l’invito a tuffarsi in un mondo di cose semplici abbandonandosi alla fantasia e allo stupore della narrazione. “Nei grandi in particolare, viene fuori il ricordo dell’infanzia, perché a quasi tutti è capitato, almeno una volta, di assistere a uno spettacolo di burattini. Non è una tecnica teatrale molto diffusa e forse perché è un genere complicato per cui bisogna esserne appassionati e lasciarsi affascinare da questo mondo che è un teatro all’interno del teatro. Uno spettacolo teatrale all’interno di una struttura più piccola che è la baracca, il teatrino.
La maggior parte degli attori si mette in discussione in prima persona, mostrandosi sul palco, invece, nel nostro caso, gli attori ci sono, ma sono dietro. E non vedere il pubblico non è per noi un limite, anzi, ci porta a sviluppare di più l’udito per farci guidare dalla reazione alle battute. L’origine è antichissima e non so perché sia poco diffuso, secondo me, però, anche il motivo che lo rende ancora più affascinante.
Si crea un rapporto col burattino che non si può spiegare, perché è come se vivesse di vita propria, è il personaggio stesso. E’ lui che, quando è in scena, dà le battute e se le inventa e se non ce l’ho in mano, per me è difficile ripeterle.
Quello che devono dire, lo dicono loro perché sono loro a parlare e che ti fanno scoprire le cose e i movimenti. Noi infatti, non li chiamiamo burattini, ma con i loro nomi, perché per noi sono attori che, quando non sono nelle nostre mani, sono in pausa. Sono nostri colleghi“.
Infine, sul festival: “Ci sarà da divertirsi – conclude Cisternino – con momenti leggeri e allegri attraverso cui sognare, almeno per un po’, di essere in un micromondo che è quello dei burattini”.
Paola Pierdomenico
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