Gradoli – Ospizio lager di Gradoli, è ripreso ieri il processo in corte d’assise ai tre gestori e ai due medici della casa di riposo “Il Fiordaliso” accusati del decesso di 13 anziani, tra il 2009 e il 2010, a causa delle carenze della struttura. Sono accusati di abbandono di incapace aggravato dalla morte.
“Non mi hanno detto niente che la mamma era caduta e si era rotta il femore, lo hanno scoperto i medici del pronto soccorso dell’ospedale di Acquapendente, dove è arrivata in coma, con una lastra”. E’ una delle testimonianze clou, da parte della figlia di una delle presunte vittime, che si è costituita parte civile al processo.
Nell’ex hotel affacciato sul lago di Bolsena, trasformato in casa di riposo, sarebbero stati ospitati anche pazienti psichiatrici giovani e anziani non autosufficienti. Avrebbero mangiato poco e male, sarebbero stati tenuti senza riscaldamento, curati con farmaci scaduti e senza essere visitati da un dottore. Tre di loro, inoltre, si sarebbero visti depredare il conto in banca.
Gli imputati sono gli imprenditori Franco Brillo, coi figli Maurizio e Federico, dfesi dall’avvocato Enrico Valentini e da ieri anche dal collega Samuele De Santis; il medico di base orvietano Ugo Gioiosi; la neuropsichiatra senese Lucia Chiocchi. Responsabili civili le Asl umbra e toscana d’appartenenza dei dottori. Parti civili i familiari di otto anziani deceduti. Titolare dell’inchiesta, che risale al 2010-2011, il pm Franco Pacifici.
Sul banco dei testimoni, per il pubblico ministero, oltre alla figlia dell’ospite deceduta, due assistenti della casa di riposo, una 36enne d’origine cubana e una 62enne russa, e il direttore della banca di Acquapendente dov’erano i conti dei tre ospiti. Quest’ultimo non avrebbe riscontrato particolari anomalie: “Hanno firmato personalmente, davanti a me, la delega”. Su Brillo e i figli pende anche l’accusa di appropriazione indebita, per la somma di 21mila euro.
La figlia, una 60enne venuta apposta da Sinalunga, in provincia di Siena, ha raccontato il breve ricovero della madre, dal 22 luglio al 16 settembre 2009, quando l’hanno trasferita in coma all’ospedale di Acquapendente, scoprendo che si era rotta un femore. “Mi sono arrabbiata perché non mi avevano detto niente che la mamma era caduta, solo che era allettata da una decina di giorni. Ma quando era entrata camminava col bastone e mangiava da sola, invece nel giro di pochi giorni si è improvvisamente aggravata ed è morta. Sapevo che c’era un dottore interno, ma io non l’ho mai visto”.
Per la difesa non c’è prova che l’anziana sia caduta. Ma della carenza di assistenza medica al Fiordaliso hanno parlato anche le due assistenti. “C’erano due infermieri ma il medico si sarà visto una o due volte”.
Entrambe le donne hanno confermato la presenza di anziani non autosufficienti e malati psichiatrici. A partire dalla signora Mina che “con la testa non ci stava e andava imboccata, ma era tanto carina, non parlava, però comunicava con lo sguardo”. Di più: “A Gradoli ce n’era uno solo autosufficiente, gli altri stavano per lo più in carrozzina”. Ma sarebbero stati tutti accuditi amorevolmente dal personale.
Niente omogeneizzati in dispensa, a un certo punto nemmeno frutta e verdura. “I pasti erano scarsi, cucinavamo noi quel che c’era, pasta a pranzo, minestrina la sera, formaggini. Ma gli anziani non si lamentavano, loro mangiavano poco. I più giovani invece stavano sempre a chiedere, era un continuo, avevano sempre fame”.
I termosifoni sarebbero stati accesi la mattina. “E’ che gli anziani hanno sempre freddo, se gli tocchi le mani sono sempre gelate, di sera gli mettevamo sopra una copertina”, hanno detto le assistenti, cercando di sminuire la portata dei disagi, nonostante il pm Pacifici abbia più volte fatto notare loro il ben altro tenore delle dichiarazioni rilasciate a caldo agli investigatori, arrivando a ventilare la falsa testimonianza.
Della gestione si sarebbero occupati Franco Brillo e la moglie. Lui sarebbe stato popolare tra il personale, la moglie no. “Lei strillava sempre e urlava contro di noi. C’erano casi gravi, c’era da fare, l’ex hotel era su vari piani, noi eravamo sotto stress e sotto di lei si lavorava male. Dovevamo stare sottomessi. Non potevamo parlare. Il tracollo è iniziato quando è arrivata lei”. Ma non è la donna ad essere imputata, bensì il marito e i figli.
Un’ultima nota. E’ stato rinviato alla prossima udienza l’affidamento della perizia super partes decisa dalla corte che ha nominato il medico legale Mariarosaria Aromatario della Sapienza di Roma, non presente all’udienza per qualche disguido. Dovrà stabilire, basandosi solo sulle carte (non essendo più possibile riesumare i corpi a distanza di quasi dieci anni), se c’è un nesso tra le carenze della casa di riposo Il Fiordaliso e il decesso delle tredici presunte vittime.
Silvana Cortignani
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