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Tribunale - In aula le intercettazioni che hanno tradito l'ex comandante della compagnia di Tuscania

“Guarda che mi ha chiamato il capitano Massimo Cuneo… “

di Silvana Cortignani
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Massimo Cuneo, ex comandante dei carabinieri di Tuscania

Massimo Cuneo, ex comandante dei carabinieri di Tuscania

L'avvocato Pierluigi Mancuso

Il difensore Pierluigi Mancuso

L'avvocato Fabrizio Ballarini

Il difensore Fabrizio Ballarini

Viterbo – Processo a porte chiuse dal momento in cui si è cominciato a parlare dell’uso personale dell’auto di servizio dei carabinieri. E’ il processo all’ex comandante della compagnia di Tuscania, maggiore Massimo Cuneo, difeso da Pierluigi Mancuso e Fabrizio Ballarini.

Il procedimento è entrato nel vivo ieri con il racconto in aula della “soffiata” da cui sono scattate le indagini che hanno inguaiato l’ufficiale. Si tratta della telefonata che il 13 maggio 2014 il militare avrebbe fatto a uno dei candidati consiglieri dell’allora candidato sindaco Fabio Bartolacci.

Cuneo lo avrebbe avvisato che stava per scattare una perquisizione a casa della moglie di un altro dei candidati consiglieri della lista di Bartolacci, indagata per ricettazione. 

L’ufficiale è stato rinviato a giudizio il 31 ottobre 2017 dal gup Savina Poli, su richiesta della pm Paola Conti, al termine di una lunga e travagliata udienza preliminare. 

Primi testimoni dell’accusa due militari della guardia di finanza, il primo dei quali in forza al nucleo di polizia giudiziaria. Fu lui, il 13 maggio 2014, alle ore 11,48, a inviare ai carabinieri della stazione di Tuscania il fax del decreto di perquisizione, disposto dal pm Franco Pacifici, a casa del candidato consigliere. 

Alle 12,27, nel corso di una telefonata durata 46 secondi, il comandante Cuneo ha avvisato il candidato consigliere della lista di Bartolacci, scatenando un giro di telefonate frenetiche per avvertire il diretto interessato. “Guarda che mi ha chiamato il capitano Cuneo…”, la prima giunta al futuro sindaco, ignaro di essere intercettato per altri motivi, alle 12,29.

“Tramite i tabulati di Cuneo, abbiamo avuto riscontro che la telefonata c’era effettivamente stata”, ha spiegato in aula il militare della finanza che, senza sapere cosa stesse per accadere, ha immediatamente avvisato della girandola di telefonate l’autorità giudiziaria. 

“Sul momento capimmo solo che c’era l’esigenza di tamponare un accadimento che sarebbe avvenuto di lì a breve, perché avrebbe potuto inficiare la vittoria elettorale. Parlavano ci Cuneo, di una notizia che stava per uscire”, ha proseguito.

Fatto sta che solo alle 13,37 Bartolacci riuscì a contattare il marito della donna a carico della quale era stata disposta la perquisizione, per dirgli che dovevano vedersi d’urgenza. Ma lui era ancora al lavoro a Viterbo. La perquisizione fu effettuata tre minuti dopo, alle 13,40. 

Riguardo, invece, all’uso privato della Renault Megane della caserma, si sa solo che Cuneo, il 21 giugno 2014, telefonando alla moglie alle 16,11, le avrebbe detto di starsi recando nella casa di proprietà nel Grossetano con la vettura di servizio “per risparmiare benzina”, come ha sottolineato la pm Conti, interrogando sull’accusa di peculato il finanziere che ha provveduto a intercettare il comandante.

Quando poi si è iniziato a parlare di altre telefonate, la difesa ha chiesto espressamente l’estromissione dei giornalisti.

Il maggiore Cuneo, che finì ai domiciliari l’11 febbraio 2015, deve rispondere davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei di peculato d’uso, abuso d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio, truffa e falso in concorso. Questi ultimi due reati con l’imprenditrice Marinella Menichetti, difesa dall’avvocato Emilio Lopoi, per dei lavori di ristrutturazione nella caserma dei carabinieri di Tuscania, di proprietà del Comune, che si sente parte offesa e si è costituito parte civile con il legale Luca Paoletti.

Cuneo ha lasciato la Tuscia nell’estate 2014 per un incarico al ministero delle politiche agricole. Anche allora, ignaro di essere intercettato per altri motivi, si sarebbe tradito, rivelando ad alcune ditte viterbesi – aziende agricole, caseifici e similari – che ci sarebbero stati degli accertamenti, invitando i titolari a mettersi in regola. 

Il processo riprenderà il prossimo 9 luglio.

Silvana Cortignani


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13 marzo, 2019

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