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Polizia stradale - Sedici arrestati e altri undici indagati - Il traffico partiva da Viterbo e coinvolgeva diversi paesi europei

Riciclaggio di auto, un giro da sei milioni di euro

di Francesca Buzzi
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I sedici arrestati

I sedici arrestati - Clicca sull'immagine per ingrandire

Il pm Massimiliano Siddi con il comandante della polizia stradale Federico Zaccaria

Il pm Massimiliano Siddi con il comandante della polizia stradale Federico Zaccaria

Un momento degli arresti

Uno degli arresti

Un momento degli arresti

Parte del materiale sequestrato dalla polizia stradale

Parte del materiale sequestrato dalla polizia stradale

Parte del materiale sequestrato dalla polizia stradale

Il pm Massimiliano Siddi

Il pm Massimiliano Siddi

La conferenza stampa della polizia stradale

La conferenza stampa della polizia stradale

– Un giro d’affari di sei milioni di euro. Auto di grossa cilindrata smerciate in diversi paesi europei tra cui Spagna, Olanda, Germania, Bulgaria e Romania. Sedici persone in manette, tra cui una donna, e undici ancora indagate in stato di libertà (video * fotogallery).

Sono soltanto alcuni dei numeri della vasta operazione condotta dagli uomini della polizia stradale di Viterbo, agli ordini del comandante Federico Zaccaria, e coordinata dal pubblico ministero Massimiliano Siddi, denonimata “The river”.

“Ci tengo a sottolineare – dichiara il pm Siddi – che l’indagine è stata resa possibile in particolare grazie alle grandi competenze di spessore tecnico e giuridico degli agenti della polizia stradale di Viterbo che hanno saputo portare avanti le indagini servendosi sia del metodo tradizionale con pedinamenti e appostamenti continui, sia con quello moderno grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali”.

L’organizzazione che, secondo quanto ricostruito dalle forze dell’ordine, gestiva il traffico dei veicoli, aveva come base la città di Viterbo, ma si ramificava poi in diverse città del centro e del sud Italia e in alcuni paesi europei.

“Gli arresti – spiega il comandate Zaccaria – sono stati eseguiti anche grazie alla preziosa collaborazione dell’Interpol e delle polizie bulgara, rumena e tedesca. In tutto si tratta di sedici persone. Sei arrestate in Italia, tra le quali quattro a Viterbo, una a Roma e una a Napoli, e dieci all’estero, una in Germania, sei in Romania e tre in Bulgaria”.

A gestire il capillare traffico internazionale sarebbe stata una coppia residente nel viterbese. “Il boss – continua Zaccaria – era V. F., un 39enne originario di Brindisi, ma residente a Bagnoregio e domiciliato a Viterbo che si serviva di un valido braccio destro: la sua compagna, la 33enne M.C., una ragazza di nazionalità rumena, che con il passare del tempo ha assunto un ruolo sempre più predominante nello smercio delle auto”.

Il riciclaggio partiva proprio da Viterbo. Qui si decideva dove e come andare a intercettare le auto da reperire e poi da rimettere sul mercato una volta contraffatte. “Da Roma partivano dei “corrieri” – spiega ancora Zaccaria – che viaggiavano su voli già prenotati online dal fratello del boss, il 42enne A. F. Poi, una volta raggiunto il paese europeo scelto, si noleggiava un’auto regolarmente tramite le più comuni agenzie di questo tipo e si tornava in Italia con un lungo viaggio in autostrada”.

Il tutto era curato nei minimi dettagli. “Addirittura – prosegue il comandate – si servivano di un’auto apripista che faceva il viaggio in autostrada davanti a quella in questione da dover poi riciclare, affinché segnalasse eventuali posti di blocco o impedimenti durante il tragitto”.

Una volta che le auto arrivavano a Viterbo iniziava il processo di contraffazione dei documenti. “Con una serie di accorgimenti precisissimi e molto ben strutturati – sottolinea Zaccaria – i malviventi riuscivano ad ottenere dei lavori fatti quasi a regola d’arte. Si partiva spesso da carte di circolazione rubate in bianco che venivano compilate con i dati diversi dal proprietario dell’auto. Le targhe venivano fatte sparire ed erano sostituite con quelle di altri paesi europei. Infine si modificava anche il numero del telaio. Ed il gioco era fatto”.

Con questo sistema, in pratica, il risultato finale era un’auto che apparentemente era regolarissima e aveva un numero di telaio corrispondente a una vettura simile e posseduta legalmente in un altro paese europeo.

“I documenti per procedere al riciclaggio – continua Zaccaria – erano di solito forniti da M. A., un 58enne siciliano che risiedeva a Colonia, in Germania, e che aveva già dei precedenti penali per riciclaggio. A questo si inseriva poi anche A.R., 48enne di Napoli, che piazzava le auto nella zona campana, con l’aiuto di A.G., 40enne di Agrigento con precedenti per associazione a delinquere di stampo malavitoso e droga, che dalla Sicilia manteneva i contatti con la città partenopea”.

Il riciclaggio era a dir poco imponente e ben ramificato. Le indagini della polizia stradale, che sono durate circa due anni, hanno portato al sequestro di 25 auto di media e grossa cilindrata di diverse marche tra cui Bmw, Mercedes e Citroen, per un valore complessivo di un milione di euro.

Quanto al giro d’affari di tutta l’attività si pensa che possa aver raggiunto almeno i sei milioni di euro totali.

Vittime del traffico erano sicuramente le ignare società di autonoleggio alle quali le auto sarebbero state sottratte. Non è ancora chiaro, invece, se ci sia un coinvolgimento delle società di pratiche auto che gestivano i passaggi di proprietà finali e delle motorizzazioni locali che registrava i veicoli in ultima battuta.

“E’ importante sottolineare – conclude il pubblico ministero Massimiliano Siddi – come gli arresti, convalidati dal gip Rigato, siano stati possibili grazie al clima di collaborazione tra le forze dell’ordine europee. Ma non solo. Utilissimi e molto all’avanguardia sono stati gli strumenti utilizzati dagli agenti come la tracciatura dei cellulari, i sistemi gps e, addirittura, la clonazione di un indirizzo di posta elettronica gestito dal boss del gruppo, grazie al quale abbiamo potuto risalire alla maggior parte dei contatti tra le varie persone”.

Francesca Buzzi


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24 ottobre, 2012

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