Viterbo – Riciclaggio internazionale di veicoli, al via il maxiprocesso ai 24 imputati dell’operazione The River. Sono accusati di associazione a delinquere diretta alla vendita di automobili rubate e alla falsificazione di documenti. Avrebbero gestito un traffico capillare di autovetture da Viterbo al centro e al sud della penisola, fino a toccare Spagna, Olanda, Germania, Bulgaria e Romania.
Undici le parti offese, società di autonoleggio come Avis, Europcar, Hertz, con sede in mezzaEuropa, da Roma a Bolzano, Madrid, Parigi, Amsterdam, Bruxelles. Non sarà facile portare al palagiustizia del Riello i testimoni. ma con l’accordo delle parti, potrebbero essere acquisite le denunce.
Nel blitz messo a segno dalla polizia stradale il 24 ottobre 2012 sedici indagati finirono in manette, altri undici furono denunciati a piede libero. Alcuni, nel frattempo, hanno patteggiato.
Davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei sono finiti i 24 soggetti cui nel settembre 2013 furono recapitati gli avvisi di conclusione dell’indagine, frutto di due anni di investigazioni, iniziate nel 2011 e coordinate per la procura dal pm Massimiliano Siddi. Sono stati rinviati a giudizio il 25 ottobre 2016.
La stradale (video * fotogallery) sequestrò 25 vetture, tra cui Bmw, Audi, Mercedes e Citroen, per un valore di oltre un milione di euro. L’indagine ha poi portato a galla un traffico internazionale per 6 milioni di euro. Alle macchine, quasi sempre di grossa cilindrata, venivano modificati il numero del telaio e la targa, quindi venivano rivendute sulle piazze di Roma, Napoli e in Sicilia.
Ieri l’udienza di ammissione prove, nel corso della quale, su richiesta della procura, è stata affidata a una perita nominata dal tribunale la trascrizione delle intercettazioni telefoniche e telematiche a carico degli imputati.
A capo del cartello, secondo l’accusa, ci sarebbero stati un pugliese di 46 anni, originario di Castel di Sangro in provincia di Brindisi ma residente a Bagnoregio, la compagna 40enne d’origine romena e il fratello 48enne del brindisino, anche lui residente a Bagnoregio.
Da Viterbo si sarebbe deciso dove e come intercettare le auto successivamente contraffatte e rivendute. Un mercato nero che, in poco tempo, avrebbe fruttato oltre sei milioni di euro alla banda. Un sistema oliato e curato nei minimi dettagli, secondo le indagini degli agenti coordinati dall’allora comandante Federico Zaccaria.
Da Roma, sarebbero partiti in aereo i corrieri, diretti nel paese europeo prescelto. Avrebbero noleggiato l’auto e sarebbero tornati in autostrada. Durante il viaggio, spesso, le macchine da riciclare sarebbero state scortate da un’auto “apripista”, per segnalare eventuali posti di blocco o impedimenti durante il tragitto.
Una volta giunti in Italia, la macchina avrebbe cambiato completamente volto. La targa sarebbe stata sostituita con quella di un altro paese europeo, il numero di telaio sarebbe stato modificato e sarebbero state compilate carte di circolazione rubate con nuovi dati. Il risultato sarebbe stato un’auto apparentemente regolare, con un numero di telaio corrispondente a una vettura simile, posseduta legalmente in un altro paese.
Le indagini sono state svolte in collaborazione con le polizie tedesca, rumena e bulgara e con altre polizie stradali del territorio nazionale. L’ultimo latitante, un bulgaro, è stato arrestato in patria dopo un anno, nell’ottobre 2013. Contro di lui era stato spiccato un mandato di arresto internazionale.
Il processo entrerà nel vivo il prossimo 9 luglio, quando saranno sentiti tre degli agenti della polizia stradale che si sono occupati delle indagini.
Silvana Cortignani
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