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Acquapendente - Nega tutto Pasquale Gaeta, il "santone" denunciato dalla madre di una "seguace" 25enne - Il leader di "Questa non è una democrazia" si è fatto interrogare dopo la fine delle indagini - La difesa chiede l'archiviazione
Il santone Pasquale Gaeta, alias maestro Lino, in tribunale
Il difensore Bruno Barbaranelli
La pm Paola Conti
Virginia Adamo – La madre che ha denunciato
Acquapendente – Nega tutto il “santone” accusato di schiavizzare le “seguaci”. Per la procura, che con l’invio del 415 bis a Pasquale Gaeta ha chiuso l’inchiesta poco prima che scattasse l’emergenza Coronavirus, avrebbe anche abusato sessualmente di due vittime.
Nega invece ogni addebito il 62enne d’origine napoletana, leader della comunità Qneud (Questa non è una democrazia) di Acquapendente, che il 10 giugno, martedì, si è sottoposto a interrogatorio, su sua richiesta, presso la compagnia dei carabinieri di Montefiascone.
“il mio assistito – spiega il difensore Bruno Barbaranelli – ha risposto a tutte le domande negando fermamente ogni addebito”. Il legale, inoltre, ci tiene a precisare che il “maestro Lino”, come lo chiamano i suoi “seguaci”, non è più sottoposto ad alcuna misura restrittiva dallo scorso 15 febbraio, quando è venuto meno il divieto di avvicinamento.
Nell’avviso di fine indagine della pm Paola Conti, nel frattempo, oltre alla 25enne di Monza la cui madre Virginia Adamo ha sporto denuncia, compare anche un’altra parte offesa. Un caso che ha avuto clamore nazionale.
“Gaeta – spiega l’avvocato Barbaranelli, che dopo l’interrogatorio ha chiesto l’archiviazione – ha illustrato in maniera dettagliata le attività di natura artistico-teatrale svolte dal suo gruppo di lavoro ed ha citato fonti, anche di natura bibliografica, che dissipano ogni dubbio in ordine alla linearità della condotta tenuta”.
Gaeta, come si ricorderà, è finito è finito sotto inchiesta l’anno scorso per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale, ai quali si è aggiunto nel corso delle indagini anche il reato procedibile d’ufficio di esercizio abusivo della professione di psicologo.
“Ha inoltre spiegato -prosegue il legale – come i locali utilizzati per le attività fossero aperti a tutti i partecipanti. Molti di loro disponevano di una copia delle chiavi e per tale ragione potevano farvi ingresso quando volevano, anche nottetempo e senza preavviso”.
Nel corso delle indagini la procura avrebbe individuato altre due vittime, anche loro giovani donne che il maestro avrebbe soggiogato, una delle quali non avrebbe però sporto denuncia, come non ha sporto denuncia la 25enne, per la quale ha esercitato l’azione la madre, ipotizzando che il 62enne avesse approfittato di un momento di debolezza della figlia.
“É stato chiarito – sottolinea l’avvocato Barbaranelli – che i componenti del gruppo di lavoro frequentavano i luoghi consapevolmente e spontaneamente, tanto da farvi ritorno, ogni volta, in maniera altrettanto consapevole e spontanea”.
Secondo il legale: “Dall’interrogatorio è emersa la assoluta distanza di Pasquale Gaeta rispetto ai fatti contestati e per tale ragione è stato chiesto al pubblico ministero di voler procedere con l’archiviazione del fascicolo”.
La pm Conte, il 23 maggio dell’anno scorso, ha cristallizzato nell’incidente probatorio la versione della 25enne, la quale ha negato con grande lucidità e senza tentennamenti qualsivoglia influenza da parte del maestro Lino. Motivo per cui era stato ridotto da 300 a 100 metri il divieto di avvicinamento per l’uomo, non più in vigore dal 15 febbraio, ma era stata anche disposta sulla giovane, assistita dall’avvocato Vincenzo Dionisi, una perizia psicologica affidata dalla pm alla professoressa Anna Maria Giannini della Sapienza di Roma.
Del caso si è detto interessato il criminologo e psicopedagogista Sergio Caruso, noto livello nazionale, esperto in sette sataniche e dinamiche settarie nonché collaboratore della Favis, la Fondazione famigliari vittime delle sette.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.