– Via Arcaccio, Largo Colonna, via Faul. E poi via Garibaldi, via dei Mille, via dell’Orologio vecchio. 26 appartamenti trasformati in alcove del sesso e quasi tutti dislocati nel centro storico di Viterbo.
E’ il sottobosco di case dell’amore venuto a galla con l’inchiesta “Love’s House”. Due anni di indagini culminate, nel 2007, con l’arresto dell’imprenditore Silvano D’Ascanio e di una serie di personaggi, tra cui i presunti aguzzini delle ragazze, molti dei quali hanno patteggiato.
A giudizio, davanti al tribunale di Viterbo, sono finiti in cinque, tra cui lo stesso D’Ascanio. Le accuse, a vario titolo, sono favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
L’udienza di ieri ha dato ufficialmente il via al processo, con l’ascolto dei primi cinque testimoni. Il maresciallo Piergiorgio Scoparo ha fornito l’intera mappatura delle case dell’amore viterbesi: un reticolo di appartamenti pensati per il mercato del sesso, con mobili di fortuna, letti matrimoniali e ragazze seminude ad accogliere i clienti.
Diciotto le vie interessate: Arcaccio, Pettinara, Facocchio, Bianchi, Pavone, piazza Teatro nuovo in zona Porta Fiorentina. Poi via dei Mille, Solitaria, Garibaldi, Diaz, Santa Maria in Gradi nei pressi di Porta Romana. Via Sant’Andrea a Pianoscarano. Via della Ferrovia ai Cappuccini. E, infine, le centralissime via della Volta buia, dell’Orologio vecchio, Fontanella del suffragio, via Faul e largo Colonna.
Alcune erano “diventate più famose del Corso”, ha raccontato un testimone, in aula. Come via dell’Arcaccio, dove il “via vai era continuo, soprattutto la sera”. I clienti aspettavano in fila. “Giovani, anziani, pure uno con la carrozzella!”, ha continuato il testimone. Tutti davanti al portone di ferro alla fine della via: un appartamento umido e improvvisato, ricavato da un vecchio garage. Comunque funzionale all’attività di prostituzione. “Da una vetrata si vedevano ragazze svestite che invitavano a entrare”, ha spiegato il maresciallo, entrato più volte coi suoi uomini in quel garage e in altri alloggi.
“Ci fingevamo clienti che volevano organizzare un addio al celibato – ha dichiarato in aula -. Ci ricevevano in biancheria intima e ci informavano su prezzi e prestazioni sessuali”. In molti appartamenti, l’attività di prostituzione è andata avanti per anni. Un alloggio in via della Volta Buia è stato al centro di tre diverse indagini. Un altro in via dei Mille era diviso in tre piani, tutti occupati da prostitute. Il business era gestito da gruppi diversi, che si spartivano le “case dell’amore” per assicurarsi ognuno una fetta del mercato del sesso.
La pubblicità era affidata, in particolare, a un quotidiano locale. Se ne occupava l’agenzia di D’Ascanio, Studio Uno. “Le ragazze si presentavano in agenzia e compilavano moduli prestampati – ha spiegato Scoparo -. Gli annunci sul giornale erano la propaganda più efficace. Il costo era 50 euro l’uno. In soli venti giorni, nell’agosto 2008, ne furono pubblicati 331. Il guadagno, solo con questo tipo di attività, fu di 16mila e 550 euro”.
Stefania Moretti
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY