Gradoli – Morti sospette all’ospizio, è il giorno del processo d’appello contro le assoluzioni del gestore Franco Brillo e dei due medici Ugo Gioiosi e Lucia Chiocchi.
E’ la complessa e articolata vicenda della casa di riposo “Il fiordaliso” di Gradoli, nata per ospitare persone autosufficienti, ma che in realtà avrebbe operato come una Rsa, senza averne i requisiti, tanto che il Comune, tra il 2009 e il 2010, ne ordinò per ben due volte inutilmente la chiusura.
Sono passati nel frattempo oltre due anni da quando, il 12 luglio 2018, si è chiuso davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Silvia Mattei il processo di primo grado al gestore della casa di riposo “Il fiordaliso” di Gradoli e ai due medici imputati di abbandono di incapaci aggravato dalla morte di 13 ospiti nella struttura ricavata in un ex albergo con vista mozzafiato sul lago di Bolsena.
Il pm Franco Pacifici aveva chiesto sei anni e mezzo per il titolare Franco Brillo (finito per un periodo agli arresti domiciliari dieci anni fa e difeso dagli avvocati Enrico Valentini e Samuele De Santis) e il medico di base orvietano Ugo Gioiosi e cinque anni e due mesi per la neuropsichiatria senese Lucia Chiocchi.
La sentenza è giunta al termine di un processo fiume: 25 udienze in due anni e mezzo più altre tre davanti al giudice per le indagini preliminari, decine di testimoni sentiti, fior di periti, richieste poi rigettate di riesumazione delle salme delle presunte vittime. L’ultima udienza, iniziata alle ore 9 del mattino, è durata oltre sette ore tra difese e repliche. A seguire cinque ore, infinite, di camera di consiglio.
Nessuna prova, per le difese, del nesso tra il presunto abbandono e la morte. Nessuna evidenza scientifica nemmeno dalle perizie del professor Massimo Lancia per la procura e della dottoressa Maria Rosaria Aromatario per il tribunale. E’ finita con una sentenza d’assoluzione, contro la quale ha presentato ricorso il pm Pacifici.
L’accusa: “Nella casa di riposo anziani da ospedale”
“Il perito Aromatario – scrive il pm Franco Pacifici nel ricorso – nella consulenza rileva che nella struttura erano stati accolti soggetti in condizioni precarie, con piaghe da decubito, in stato di denutrizione fino alla cachessia, segni di disidratazione e scompensi organici con compromissione dello stato neurologico e segni di traumi”.
Ricorda come siano state le stesse testimonianze rese dai congiunti a far emergere chiaramente come al Fiordaliso venissero accolti ospiti con gravi patologie, necessitanti di cure mediche, per i quali sarebbe stato necessario il ricovero in struture ospedaliere.
“L’assistenza riservata ai pazienti nel corso della loro permanenza all’interno della struttura di Gradoli non era adeguata alle loro esigenze cliniche e terapeutiche e non era idonea a fronteggiare le necessità sanitarie dei pazienti – sostiene la procura – i soggetti anziani e portatori di plurime patologie organiche avrebbero dovuto essere assistiti precocemente con un programma di assistenza medico-infermieristica continuativa e di riabilitazione fisioterapica per ostacolare sia l’ipomobilità, sia l’insorgenza di plurime lesioni da decubito avanzate, sia lo stato di malnutrizione e cachessia”.
“E’ lecito ritenere – prosegue il pm Pacifici – che non siano stati sottoposti a un’assistenza medico-sanitaria idonea al loro stato di salute. Tale inadeguatezza ha quantomeno impedito ai pazienti stessi di controllare dal punto di vista terapeutico la progressione delle loro patologie di base, che sono peggiorate in modo indisturbato, e l’insorgenza di altre alterazioni patologiche che sinergicamente con le prime li hanno condotti al decesso”.
Silvana Cortignani
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