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Tribunale - Mafia viterbese bis - Il "boss" è in carcere da due anni esatti - A giugno è stato condannato a 12 anni e ne rischia altri sei per traffico internazionale di droga

Estorsione con metodo mafioso, al via a gennaio il processo ai fratelli Ismail e David Rebeshi

di Silvana Cortignani
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Mafia a Viterbo - Ismail Rebeshi

Mafia a Viterbo – Ismail Rebeshi

Mafia viterbese - Il blitz dei carabinieri del 28 novembre in cui è stato catturato David Rebeshi

Mafia viterbese – Il blitz dei carabinieri del 28 novembre 2019 in cui è stato catturato David Rebeshi

Giovanni Musarò

Giovanni Musarò

Il pm Fabrizio Tucci

Il pm Fabrizio Tucci

Viterbo – Estorsione con metodo mafioso, al via il prossimo 19 gennaio davanti al collegio del tribunale di Viterbo presieduto dal giudice Silvia Mattei il processo ai fratelli Ismail e David Rebeshi. Il boss di mafia viterbese, nel frattempo, è in carcere da due anni esatti.

I tre presunti complici della coppia sono stati condannati l’altro ieri sera con l’abbreviato a 9 anni e 4 mesi di reclusione ciascuno in primo grado dal gup Gaspare Sturzo del tribunale di Roma, che ha rinviato a giudizio i Rebeshi.

Era il 26 novembre 2018 quando Ismail Rebeshi, imprenditore viterbese 37enne d’origine albanese, attivo nel settore della compravendita auto e dei night club, con precedenti specifici, è stato arrestato per droga dai carabinieri di Carbonia su input della Dda di Cagliari nell’ambito dell’operazione Ichnos, frutto di un’inchiesta nata in Sardegna e ampliata a Lombardia e Lazio. 

Due mesi dopo, il 25 gennaio 2019, è stato raggiunto dall’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dei tredici arresti dell’operazione Erostrato messi a segno dai carabinieri di Viterbo, che hanno sgominato un sodalizio criminale italo-albanese, con la contestazione da parte dei pm Giovanni Musarò e Fabrizio Tucci della Dda di Roma dell’aggravante dell’associazione di stampo mafioso.  

L’11 giugno 2020 è stato condannato in primo grado dal gup Emanuela Attura tribunale di Roma a 12 anni per mafia viterbese, con lo sconto di un terzo dell’abbreviato. Intanto rischia altri 6 anni di reclusione per traffico internazionale di cocaina. La sentenza del tribunale di Cagliari per l’operazione Ichnos è prevista il 14 gennaio 2021.

Pochi giorni dopo, il 19 gennaio 2021, sempre su richiesta dei pm Tucci e Musarò, comincerà invece il processo in cui dovrà rispondere col fratello 31enne di estorsione con metodo mafioso ai giudici del tribunale di Viterbo. 

Presunte vittime dei fratelli Rebeshi – Ismail mandante dal carcere e David esecutore materiale – due imprenditori del capoluogo, un ristoratore di 53 anni e un concessionario 40enne.

I tre complici, anche loro albanesi, considerati anche loro componenti della banda di Ismail, sono stati condannati mercoledì 25 novembre 2020 dal tribunale di Roma alla pesante pena di 9 anni e 4 mesi di carcere con lo sconto di un terzo del rito abbreviato. Sono Must Lleshi, FIavio Hysa e Alban Kacorri, di 31, 30 e 22 anni.


Il boss già a processo a Viterbo con l’ex braccio destro-pentito

C’è un altro processo a carico di Ismail Rebeshi, che si è aperto a Viterbo il 14 giugno 2019, in cui è imputato anche il pentito Sokol Dervishi, l’ex braccio destro del boss diventato collaboratore di giustizia. 

Rebeshi e Dervishi sono tra i quindici imputati del maxiprocesso al centro del quale c’è un presunto giro di spaccio che avrebbe utilizzato come pusher ragazzi ventenni.

Otto imputati sono italiani, giovanissimi, quasi tutti residenti a Vetralla, tra cui una sola ragazza, di 28 anni. Presunte menti del traffico sarebbero cinque albanesi, tra cui Rebeshi e Dervishi, e due donne romene, la ex di Ismail e la compagna di Sokol. Rebeshi, in particolare, sorpreso con una banconota da 20 euro falsa, è accusato di detenzione di soldi contraffatti. Sarebbero invece una trentina gli episodi di spaccio accertati dagli inquirenti.

Un maxiprocesso per fatti risalenti al 2013. La presunta banda di spacciatori di età compresa, oggi, tra i 25 e i 39 anni, avrebbe trasformato un casale di Tre Croci in una sorta di “fortino della droga” per il consumo collettivo di marijuana. 

Avrebbero venduto o ceduto droga a una vasta clientela, composta da giovani, tossicodipendenti abituali e non. Per lo più cocaina, ma anche altri stupefacenti. Piccoli quantitativi che, a volte, giungevano direttamente nelle mani del consumatore finale. Altre volte a intermediari che, poi, davano o vendevano la droga a terzi.

Il grosso concentrato sulla piazza di Vetralla, con frequenti trasferte a Viterbo e qualche escursione a Roma. Gli episodi di spaccio coprirebbero un periodo compreso tra il 2012 e il 2013, tra Viterbo, Capranica, Vetralla e la frazione di Tre Croci, Roma e Perugia.

Silvana Cortignani


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27 novembre, 2020

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