Viterbo – “Non possono essere sempre lavoratori e pensionati a pagare la crisi. Invece anche quest’anno a pagare la crisi sono sempre e soltanto loro”. Bilancio di fine anno per Giancarlo Turchetti, segretario generale della Uil Viterbo. Un anno durissimo, con un territorio, la Tuscia, che per Turchetti esce dal secondo anno di pandemia “devastato” dal punto di vista economico e occupazionale. “A ridare un minimo di respiro – commenta Turchetti – solo i provvedimenti in favore dell’edilizia. Ma se non si crea occupazione stabile, le assunzioni, una volta finiti i cantieri, rischiano di trasformarsi in disoccupazioni”.
Viterbo – Il segretario generale della Uil Giancarlo Turchetti
Segretario Turchetti, come si chiude il 2021 dal punto di vista sindacale?
“Innanzitutto la pandemia non ha smesso di fare vittime e la ripresa economica c’è stata solo in parte. Così come ci sono state oltre mille morti bianche, morti da lavoro, in meno di 12 mesi. Infine, le proposte avanzate dai sindacati non sono state prese in considerazione, tant’è vero che il 16 dicembre è stato giorno di sciopero generale. Il governo Draghi non ha tenuto conto delle esigenze dei lavoratori, ossia chi, assieme ai pensionati, determina il prodotto interno lordo del paese”.
Cosa propongono i sindacati?
“Proponiamo di redistribuire 8 miliardi ai lavoratori e ai pensionati. Perché in questi ultimi due anni alle aziende sono andati 170 miliardi di euro senza nessuna condizionalità. E’ tempo che si faccia qualcosa anche per i lavoratori. Soprattutto per ridare respiro ai redditi e ai consumi delle famiglie. Ad esempio, la riforma dell’Irpef ha messo sullo stesso piano redditi da 25 mila euro e redditi da oltre 75 mila, senza alcun abbattimento del cuneo fiscale, come richiesto dalle organizzazioni sindacali. Quindi, il 2021 si chiude con un governo che prende in considerazione solo le aziende spostando su di loro tutte le risorse”.
Invece dal punto di vista dei diritti dei lavoratori, l’anno come si chiude?
“I diritti dei lavoratori sono stati tutelati grazie alla cassa integrazione Covid. Uno strumento che però non ci sarà più tra un anno, il 31 dicembre. E se non ci sarà una ripresa economica, ci saranno quasi sicuramente licenziamenti di massa. E’ questo, quello che accadrà tra un anno se non ci sarà una vera ripresa economica durante il 2022”.
Cosa vi aspettate dal Pnrr?
“Il Pnrr è un’opportunità fondamentale che potrà essere colta soltanto se ci sarà una progettualità concreta da parte di istituzioni e territori. Servono progettualità specifiche per portare risorse, ma non tutti i comuni, soprattutto i più piccoli avranno quasi certamente delle difficoltà perché non sono attrezzati per il tipo di progettualità che il Pnrr richiede”.
Il 16 dicembre, come accennava prima, i sindacati Cgil e Uil hanno proclamato uno sciopero generale. Senza però la Cisl. Il 2021 si chiude anche con la rottura dell’unità sindacale?
“Non c’è un sindacato unico, ma tre grandi confederazioni con tre storie e tre sensibilità diverse. Quindi, l’approccio con i lavoratori è diverso. Cgil e Uil hanno voluto portare avanti istanze ed idee frutto di una piattaforma unitaria sottoscritta anche dalla Cisl. Poi, ripeto, le sensibilità sono diverse. C’è chi ha preferito fare uno sciopero e chi una manifestazione. Personalmente ritengo, soprattutto in questa fase storica, che non si debba lasciare indietro nessuno e che non possono essere sempre lavoratori e pensionati a pagare la crisi. Invece anche quest’anno a pagare la crisi sono sempre e soltanto loro. Ed è quello che sta succedendo, a partire dagli aumenti sull’energia che scatteranno proprio con il nuovo anno. E la cosa più imbarazzante è che ad essere premiati dal governo sono invece i redditi più alti”.
Lavoro – Un cantiere edile
Come esce il mondo del lavoro nella Tuscia dopo questo secondo anno di pandemia?
“Il mondo del lavoro nella Tuscia esce dal secondo anno di pandemia letteralmente devastato. Il tessuto economico della provincia di Viterbo, al di là del polo della ceramica di Civita Castellana, è prettamente agricolo, commerciale e servizi. Fortunatamente i provvedimenti riguardanti l’edilizia, come il 110, hanno dato un minimo di respiro. Ma prima o poi i cantieri finiranno e le assunzioni, a tempo determinato, rischieranno di trasformarsi in disoccupazioni. L’aumento di occupazione che c’è stato non è strutturale e il tessuto imprenditoriale del territorio è molto debole. Anche le prospettive turistiche della Tuscia sono state messe in ginocchio dal Covid. E ne ha risentito tutto l’indotto, a part6ire da quello termale”.
Che scelte dovrebbero fare le istituzioni per poter rilanciare il territorio, a partire dai fondi del Pnrr?
“Le istituzioni dovrebbero voler bene al territorio da cui sono state elette. Dovrebbero partire da qui. Quindi dovrebbero in qualche modo cercare di fare tutto ciò che in passato non è stato fatto creando innanzitutto dei collegamenti con il resto del mondo. Trasversale, ferrovie, strade. Indispensabili per un territorio che dovrebbe vivere di turismo e beneficiare di un porto come quello di Civitavecchia. Solo in questo modo si possono creare le condizioni per attrarre investimenti”.
Progetti che però vanno avanti da decenni e che vengono di volta in volta bloccati da qualcosa, come accaduto di recente con la Trasversale…
“Gli ostacoli lungo un percorso ci possono sempre essere. E si possono sempre trovare soluzioni alternative. Ciò che conta, però, è la volontà di fare le cose e non tornare indietro”.
Giancarlo Turchetti
Invece a che punto sono le centrali a turbogas lungo il litorale?
“A Montalto di fatto è già stato approvato e lì la centrale a turbogas partirà a breve. Mi auguro che almeno a Civitavecchia si possa andare in tutt’altra direzione riconvertendo la centrale di Torrevaldaliga nord diversamente, ricorrendo all’eolico offshore per produrre energia. Il comitato No al Turbogas ha presentato un progetto e da qualche anno ci stiamo tutti battendo in quella direzione. Anche per creare lavoro stabile”.
Il 2002 è anche l’anno dei congressi sindacali. Cosa cambierà rispetto al precedente congresso di 4 anni fa?
“L’organizzazione di cui faccio parte si sta profondamente rinnovando, ponendosi al centro dell’attenzione per portare avanti le istanze di lavoratori e pensionati”.
Un tempo i referenti principali dei sindacati erano gli operai delle fabbriche e la classe media. Oggi, invece, chi sono i lavoratori?
“Sono tutti i cittadini e tutti coloro che richiedono servizi al sindacato. A partire dai lavoratori dipendenti e dai pensionati, le parti trainanti di un sindacato. Loro sono sempre centrali all’interno di qualsiasi azione sindacale”.
Daniele Camilli
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