La vittima è finita in ospedale – foto di repertorio
Viterbo – La fanno ubriacare e la violentano, al via con la dichiarazione di morte di uno degli imputati il processo per stupro di gruppo ai due viterbesi di 45 e 57 anni, C.C. e M.T., che il 28 settembre 2019 avrebbero abusato di una 39enne in un appartamento tra i quartieri Ellera e Santa Lucia. La vittima era presente in aula.
Fuori dal processo – che si è aperto ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, pm Michele Adragna – il 45enne, morto nel capoluogo in circostanze tragiche la notte tra il 10 e l’11 marzo scorso.
Il procedimento, in cui la vittima è parte civile con l’avvocato Francesca Bufalini, va quindi avanti per il solo 57enne, M.T., difeso dall’avvocato Roberto Merlani.
La parte offesa sarà sentita il prossimo 9 novembre, poi si proseguirà il 23 novembre, 14 dicembre, 21 dicembre e 25 gennaio, mentre l’8 febbraio, salvo imprevisti, è in programma la discussione.
La coppia avrebbe assunto assieme alla donna “dosi consistenti di sostanze alcoliche”, quindi sarebbero iniziati gli approcci sessuali, “manifesti e molesti”, consistenti in palpeggiamenti al seno e al sedere.
Sette i testimoni di parte civile, uno dei quali, durante le indagini, avrebbe riferito agli inquirenti di avere incontrato la vittima per strada nell’immediatezza: “Era mezza nuda e mi ha raccontato quello che le avevano appena fatto”.
L’avvocato di parte civile Francesca Bufalini
Secondo l’accusa il 45enne e il 57enne avrebbero costretto la 39enne ubriaca a subire atti sessuali, “approfittando della totale incapacità di reazione, essendo la donna in uno stato di incoscienza e comunque di minorata lucidità, in ragione di una condizione di manifesta ebbrezza alcolica, pertanto abusando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della stessa”.
In ospedale la 39enne si sarebbe recata lo stesso sabato della violenza per farsi medicare, ma in un primo momento, pur facendosi refertare, avrebbe rifiutato il ricovero e l’attivazione del codice rosa. “Non voglio sporgere denuncia, tanto non mi crederà nessuno”, avrebbe detto in un primo momento ai sanitari del pronto soccorso di Belcolle.
Poi però si sarebbe sentita male e quando è dovuta tornare al pronto soccorso avrebbe accettato il percorso per le vittime di violenza, raccontando i fatti alla polizia e sottoponendosi anche alla visita ginecologica, che avrebbe accertato lesioni nelle parti intime compatibili con rapporti non consenzienti. I referti parlerebbero inoltre di ecchimosi al volto, nella zona degli occhi.
Silvana Cortignani
Articoli: Stupro di gruppo all’Ellera, rinviati a giudizio due viterbesi di 44 e 56 anni – Stupro di gruppo all’Ellera, davanti al gup un 44enne e un 56enne – Fatta ubriacare e violentata, chiesti due rinvii a giudizio per stupro di gruppo – La donna violentata in una casa tra Ellera e Teverina: “Non faccio denuncia, tanto non mi crederà nessuno” – La fanno ubriacare e la violentano, indagati per stupro di gruppo un 42enne e un 54enne
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY