Tuscania – (sil.co.) – E’ ripreso ieri il processo “due in uno” all’ex comandante della compagnia carabinieri di Tuscania Massimo Cuneo, imputato di peculato d’uso, abuso d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio. Il militare fu arrestato e rimase per qualche settimana ai domiciliari, su richiesta della procura della repubblica di Viterbo, l’11 marzo 2015, per fatti avvenuti tra il 2013 e il 2014.
Unificati i due procedimenti, uno dei quali “ereditato” dalla procura militare relativo all’uso improprio dell’auto di servizio, il collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini ha ascoltato due testimoni citati dai pubblici ministeri Paola Conti e Franco Pacifici, tra cui una donna che, per i motivi personali della deposizione, è stata sentita a porte chiuse su richiesta del difensore Fabrizio Ballarini.
Massimo Cuneo
Prima di lei era toccato a un luogotenente dei carabinieri, delegato a suo tempo dalla sostituta Adele Simoncelli della procura militare di Roma a indagare sulle “trasferte sospette” dell’allora comandante in zone diverse da quelle di competenza della compagnia.
Gli investigatori si sono messi sulle tracce delle celle agganciate dal telefonino di servizio del militare, individuando 21 volte in cui si sarebbe trovato in luoghi non giustificati dall’orario di lavoro, tra il 26 febbraio e il 27 giugno 2014, facendo in particolare la spola con Ardea, ma anche recandosi a Roma, Pomezia, Grosseto, Foligno, Grosseto e Orbetello, dove avrebbe avuto la casa di famiglia in ristrutturazione.
Relativamente alle frequenti spole tra Tuscania e Ardea, hanno effettuato degli approfondimenti i militari della guardia di finanza, come ha spiegato il testimone che, durante il contro esame della difesa, ha ammesso di non potere però dimostrare che gli spostamenti siano stati effettuati con una delle due auto di servizio a disposizione del comandante, sottolineando però che sono avvenuti tutti in orario di servizio in luoghi fuori della competenza territoriale della compagnia.
“Al riguardo non ci sono dubbi, perché tramite le celle agganciate lungo il percorso abbiamo seguito il telefonino di servizio che, in quegli orari, Massimo Cuneo doveva portare per forza con sé”, ha concluso.
Subito dopo, come detto, è stata sentita una testimone che, per la delicatezza della deposizione, su richiesta della difesa, è stata ascoltata a porte chiuse. Al termine il processo è stato rinviato al 7 dicembre, quando, salvo imprevisti, dovrebbe cominciare l’interrogatorio dell’imputato che avrà modo così di difendersi e fornire al collegio la sua versione de fatti.
Parte civile il comune di Tuscania, assistito dall’avvocato Luca Paoletti. Con Cuneo è imputata anche l’imprenditrice Marinella Menichetti, difesa da Emilio Lopoi.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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