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Vetralla - Sequestrata dalla magistratura nel 2005, è dal 2018 che i teli che la coprivano sono saltati e da allora non se ne è fatto più nulla - L'assessore Gidari: "Puntiamo alla messa in sicurezza definitiva" - 5 gli ettari dove ricade, 90 quelli potenzialmente coinvolti - FOTO E VIDEO

Cinelli, pecore e capre pascolano sopra la discarica di rifiuti pericolosi

di Daniele Camilli
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Vetralla - La discarica del Cinelli - Pecore e capre al pascolo

La discarica del Cinelli – Pecore e capre al pascolo


Vetralla – 170 mila tonnellate di rifiuti pericolosi, con pecore e capre che ci pascolano sopra. E un telo a copertura degli stessi che andrebbe sistemato di nuovo se non addirittura rifatto per intero. Cinelli, comune di Vetralla, a sud della Tuscia. Un centinaio di chilometri di distanza da Roma e una quarantina dalla costa tirrenica. Qui, nel maggio del 2005, i carabinieri del Noe, su mandato della magistratura sequestrarono un terreno di 5 ettari aprendo un lungo iter giudiziario, parte integrante di un’inchiesta più ampia denominata “Giro d’Italia, ultima tappa Viterbo”. Processo finito in prescrizione nell’ottobre del 2012. L’inchiesta tuttavia rivelò l’esistenza di una discarica abusiva dove vennero gettati illegalmente, tra il 2002 e il 2005, oltre 170 mila tonnellate di rifiuti pericolosi.


Vetralla - La discarica del Cinelli

Vetralla – La discarica del Cinelli


Nel 2018 una prima inchiesta di Tusciaweb mise in evidenza che i teli, che dovevano coprire i rifiuti pericolosi, erano saltati, e il materiale era finito a contatto con terreno e aria. Tornati un paio di anni dopo sul posto, la situazione era rimasta invariata. A distanza di altri due anni, su quei rifiuti ci pascolano ancora gli animali, pecore e capre, e volteggiano gli uccelli alla ricerca di cibo. Nel 2020 c’era pure una pozza d’acqua bella consistente dove erano finiti i rifiuti e gli animali stessi si abbeveravano. Oggi quella pozza non c’è più. Ma a razzolare, e spazzolare, restano pecore e capre.



Una lunga inchiesta finita prima davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti, evidenziando all’ora, erano i primi anni del primo decennio del 2000, l’esistenza di una vera e propria organizzazione dietro al giro di rifiuti. Poi più niente, con il processo, come si è detto, finito in prescrizione. E tutto quell’affare nel nulla.



Nel frattempo, mentre capre e pecore continuano a pascolare indisturbate e, nonostante il cancello chiuso, l’accesso all’area della discarica non è poi così difficile – basta arrampicarsi senza troppa difficoltà sul muro di terra attorno – il comune di Vetralla sta facendo i suoi. Sostanzialmente per ricominciare un po’ tutto da capo. A distanza, ormai, di quasi 20 anni dal sequestro. Pare infatti che la messa in sicurezza, realizzata con una spesa di 600 mila euro nel 2009 e saltata nel 2018, sia la stessa di allora. Tant’è che il comune punta a rifare l’analisi delle acque circostanti, la caratterizzazione del luogo e poi la “messa in sicurezza definitiva della zona”. Il che potrebbe semplicemente voler dire, rifare la messa in sicurezza. Di bonifica, quella che in 20 anni non è stata mai fatta, non s’è parlato.


Vetralla - La discarica del Cinelli - I carotaggi del 2006

Vetralla – La discarica del Cinelli – I carotaggi del 2006


Sul terreno, così come 20 anni fa, nel 2018 e nel 2020, restano ancora i carotaggi realizzati nel 2006 che nessuno ha portato via. Nonostante le numerose segnalazioni di cui quest’ultima è l’ennesima.


Vetralla - Giovanni Gidari

Vetralla – L’assessore Giovanni Gidari


“Siamo stati in regione – ha detto l’assessore alle politiche per l’ambiente, il territorio e l’urbanistica e vicesindaco di Vetralla, Giovanni Gidari -, e assieme all’Arpa, alla provincia e a un geologo abbiamo fatto un sopralluogo dove c’è la discarica. Abbiamo anche fatto richiesta di accesso agli atti in provincia”. Il risultato? “L’Arpa – ha risposto Gidari – farà innanzitutto l’analisi delle acque circostanti, poi si passerà alla caratterizzazione. Dopodiché vedremo il da farsi. Il nostro obiettivo è quello di arrivare alla messa in sicurezza definitiva dell’intera area”. Ciò significa che i rifiuti resteranno sepolti lì ancora a lungo. Nel bel mezzo di una delle zone del territorio di Vetralla e della Tuscia più belle e caratteristiche dal punto di vista paesaggistico e archeologico.

Va detto anche che il sopralluogo cui fa riferimento Gidari è stato fatto il 27 settembre di quest’anno, la richiesta di accesso agli atti il 14 ottobre e l’autorizzazione e visionarli concessa il 10 novembre.


Vetralla - Cinelli

Vetralla – Cinelli


Lì vicino, oltre a numerose aziende agricole e ad altre attività commerciali, c’è pure la zona archeologica della necropoli etrusca di Norchia, che ricade però sul territorio del comune di Viterbo, anche se per arrivarci bisogna preferibilmente passare da Vetralla.

Nel 2006, infine, l’Arsial, l’agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio, faceva notare come ad essere coinvolti dalla discarica erano potenzialmente 60 ettari di terreno e 9 poderi in tutto. La discarica insiste infatti sopra una falda acquifera che si trova a una ventina di metri di profondità.


Vetralla - La discarica del Cinelli - Il muro esterno (sulla sinistra)

Vetralla – La discarica del Cinelli – Il muro esterno (sulla sinistra)


Nel “Piano di caratterizzazione” dell’Enea, del 4 aprile 2007, si leggeva: “i rilevamenti eseguiti in merito alla profondità della falda nei piezometri ed i riscontri relativi alla presenza di acqua nei sondaggi e alla profondità del materiale abbancato, inducono a stimare che la falda in questione sia in contatto con il corpo rifiuti…Il contatto tra falda e rifiuti è da considerarsi sicuramente significativo”. Nello stesso rapporto si faceva anche notare che per “quanto concerne gli esiti di inquinamento sulla matrice acque sotterranee e sul suolo nell’intorno dell’abbancamento, si sono rilevati superamenti dei limiti” per quel che riguarda la presenza di materiali nocivi.


Vetralla - La discarica del Cinelli - Pecore e capre al pascolo

Vetralla – La discarica del Cinelli – Pecore e capre al pascolo


Prima ancora che l’area fosse posta sotto sequestro, alcuni accertamenti analitici svolti dalle Arpa nei mesi di dicembre 2004 e gennaio 2005, evidenziarono che “sia sui rifiuti appena scaricati che sui rifiuti già posti a dimora” era stata riscontrata “l’inidoneità” a “essere inseriti in ripristini ambientali”. Tant’è vero che i campioni di materiali scaricati presso la cava Bartoli, prelevati l’11 gennaio 2005 e sottoposti a test dall’Arpa, presentavano superamenti delle concentrazioni limite relativamente alla richiesta chimica di ossigeno, piombo e nichel e al valore del pH.


Vetralla - La discarica del Cinelli

Vetralla – La discarica del Cinelli


Dopodiché un “Rapporto tecnico geoambientale” realizzato sempre da Arsial nel mese di maggio 2006 indicava “un’area di circa 60 ettari territorialmente più a rischio” e 9 poderi (90 ettari di superficie in tutto) direttamente coinvolti.

Altro problema di non poco conto, la presenza di una falda acquifera al di sotto della discarica. Il contatto tra le due, cioè tra discarica e falda, come scrisse Enea nel 2007, “è da considerarsi sicuramente significativo”.

Daniele Camilli


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 I rifiuti scaricati al Cinelli tra il 2002 e il 2005

Secondo una consulenza tecnica realizzata nel 2005 per conto della Procura di Viterbo, i rifiuti scaricati nella discarica del Cinelli si suddividono in fanghi di cartiera e materiali diversi dai fanghi di cartiera. In tutto circa 173 mila tonnellate.

La provenienza

Toscana (circa 84 mila e 800 tonnellate), Lazio (c. 6 mila e 900t.), Emilia-Romagna (c. 7 mila e 700 t.), Veneto (c. 43 mila e 800 t.), Friuli-Venezia Giulia (c. 11 mila e 500 t.), Marche (c. mille e 300 t.), Liguria (c. 4 mila e 600 t.), Piemonte (c. 2 mila e 500 t.), Lombardia (c. mille e 900 t.), Umbria (c. 56 t.). A questi vanno aggiunte 339 tonnellate di cui non è stata individuata la provincia di provenienza.

Fanghi di cartiera: Toscana (c. 79 mila e 800 t.), Lazio (c. 6 mila e 600 t.), Emilia-Romagna (c. 7 mila e 700 t.), Veneto (c. 20 mila e 600 t.), Friuli-Venezia Giulia (c. 11 mila e 500 t.), Marche (c. mille e 300 t.), Liguria (c. 3 mila e 600 t.), Piemonte (c. 2 mila e 500 t.), Lombardia (c. 704 t.).

Altri rifiuti: Toscana (c. 4 mila e 900 t.), Lazio (c. 250 t.), Veneto (c. 23 mila e 100 t.), Liguria (c. 999 t.), Lombardia (c. mille e 200 t.), Umbria (c. 56 t.).

I rifiuti contenenti sostanze pericolose possono essere così distribuiti

1) Fanghi di cartiera: 5.211.960 kg (2003-2005) eccedenti i parametri COD e Nichel provenienti dalla provincia di Trieste; 216.720 kg eccedenti i parametri COD (2004-2005) dalla provincia di Belluno; 66.467.250 kg eccedenti i parametri COD cloruri e floruri (2002-2005), dalla provincia di Lucca. Tutti i materiali eccedevano i parametri consentiti dalla legge, vale a dire quelli riportati nella tabella III allegata al DMA del 02.05.1998. Il conferimento pare avvenisse con l’intermediazione di una società della provincia di Lucca e con l’ausilio tecnico consistito nella effettuazione di test di cessione ed analisi ideologicamente false o incomplete.

2) Ceneri pesanti e scorie: 22.451.344 kg – ceneri provenienti da impianti di termovalorizzazione di rifiuti solidi urbani del nord Italia ed inceneritori di rifiuti sanitari a rischio infettivo, inidonei ad essere smaltiti al Cinelli – eccedenti i limiti relativi al piombo, nichel, COD e PH tabella III DMA 5.02.1998 (2003-2004), dalla provincia di Padova. Anche in questo caso il conferimento sembra sia avvenuto con l’intermediazione di una società della provincia di Lucca e con analisi e test ideologicamente falsi.

3) Rifiuti aventi codice CER 19-02-04 (miscugli di rifiuti contenenti almeno un rifiuto pericoloso): 556.460 kg, incompatibile con qualsiasi destinazione a recupero (2003), dalla provincia di Venezia, a quanto pare tramite l’intermediazione di una società della provincia di Lucca.

4) Terricciato, in verità rifiuti pericolosi avente codice CER 19 12 11: 117.750 kg (di apparente terricciato), dalla provincia di Massa-Carrara eccedenti i limiti nel nichel, piombo, cadmio con analisi e test ideologicamente falsi e incompleti.

5) Rifiuti pericolosi codice CER 06 05 02 (fanghi contenenti sostanze pericolose): 188.940 kg (2005), dalla provincia di Venezia ; codice CER 17 05 03 (terra e rocce contenenti sostanze pericolose), 268.800 Kg (2004), dalla provincia di Siena; codice CER 10 01 04 (ceneri leggere di olio combustibile e polveri di caldaia) 1.031.160 kg (2004-2005), dalla provincia di Lodi; 56.620 kg (2004), dalla provincia di Terni, e 339.480 kg di cui non siamo riusciti ad individuare la provincia di provenienza (2003); codice CER 01 04 07 (rifiuti contenenti sostanze pericolose, prodotti da trattamenti chimici e fisici minerali non metalliferi) 4.725.260 kg (2004-2005) dalla provincia Firenze, 98.740 kg (2005) dalla provincia di Milano e 131.560 kg (2005) dalla provincia di Bergamo.


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13 dicembre, 2022

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