Il tribunale di Viterbo – Veduta dall’alto
Viterbo – Abusi su una quindicenne la sera di Santo Stefano fuori da un bar nei pressi di un distributore in un centro dell’Alta Tuscia, accolta dal gip Savina Poli una sola delle due richieste di patteggiamento a due anni di reclusione, mentre l’altro imputato sarà processato per violenza sessuale col rito ordinario davanti al collegio del tribunale di Viterbo. Era la sera dello scorso 26 dicembre.
Ha potuto beneficiare del rito alternativo che prevede lo sconto di un terzo della pena il 28enne difeso dall’avvocato Domenico Gorziglia, mentre è stato rinviato a giudizio il sessantenne assistito dagli avvocati Michele Ranucci e Vittoria Mezzetti.
Il più giovane, H.B., originario della Tunisia, è finito in carcere e poi ha ottenuto i domiciliari. Agli arresti domiciliari il sessantenne, G.B., nato in Algeria, quest’ultimo con un precedente specifico.
Ieri mattina l’udienza a porte chiuse davanti al giudice per le indagini preliminari in seguito alla richiesta di chiudere la vicenda con il patteggiamento avanzata dalle difese dopo l’accoglimento da parte del gip Rita Cialoni della richiesta di giudizio immediato della pm Chiara Capezzuto, titolare del fascicolo aperto dalla procura in seguito alla denuncia sporta la mattina del 27 dicembre 2022 dalla parte offesa, assistita dall’avvocato Angelo Di Silvio.
Imputati due operai nordafricani di 28 e 60 anni, entrambi agli arresti domiciliari da febbraio, chiamati a rispondere di violenza sessuale aggravata in concorso ai danni di una minorenne: “Perché gli imputati, in concorso tra loro, con violenza consistita nel porre in essere un’azione repentina tale da limitare la libertà di autodeterminazione della vittima, di anni quindici, non consentendole possibilità di difesa, costringevano la stessa a subire atti sessuali”. La vittima, accompagnata dalla madre, li ha denunciati il giorno successivo alla più vicina caserma dei carabinieri.
Il sostituto procuratore Chiara Capezzuto
Come è noto, i due imputati, dopo aver visto la quindicenne che parcheggiava il suo motorino nel parcheggio di un distributore, in un primo momento – mentre la parte offesa si trovava in compagnia di tutta la comitiva di amici – le si avvicinavano proferendo le parole “A bella”, “Vieni qua”, “Vieni con noi”, cercando di convincerla a salire in macchina con loro.
In un secondo momento, poiché la vittima era rimasta solo in compagnia di due amici – anche loro minorenni – il 28enne si avvicinava a lei e, con gesto repentino, la abbracciava e la stringeva a sé contro la sua volontà, iniziando a darle baci sulla guancia e sulla bocca.
Successivamente le si avvicinava anche il 60enne che la afferrava per il braccio e la tirava verso il veicolo insistendo perché salisse a bordo dell’auto e andasse via con loro.
Infine il 28enne la palpeggiava in tulle le parti intime (in mezzo alle gambe, sul seno e sul fondoschiena) e, successivamente, anche il 60enne abbracciava e la toccava nelle parti intime.
Il 4 febbraio, davanti al gip Rita Cialoni del tribunale di Viterbo, su richiesta della procura, si è tenuto l’incidente probatorio, nel corso del quale, alla presenza di una psicologa, si è tenuto l’interrogatorio, filmato e registrato, di tutti i minori coinvolti nella vicenda, due ragazzi e una ragazza, la cui versione, così cristallizzata, avrebbe confermato la dinamica esposta dalla parte offesa in sede di denuncia.
Pochi giorni dopo è scattato l’arresto dei due operai.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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