Viterbo – (sil.co.) – Assieme a un ragazzo molto più giovane, avrebbe palpeggiato e cercato di far salire una quindicenne sulla propria auto parcheggiata nei pressi di un distributore.
Al via in autunno davanti al collegio il processo “in solitaria” al sessantenne algerino la cui richiesta di patteggiamento è stata rigettata lo scorso 14 giugno quando grazie al rito alternativo è stato condannato a due anni di reclusione col beneficio dello sconto di un terzo della pena il 28enne tunisino in compagnia del quale avrebbe commesso gli abusi.
Difeso dagli avvocati Michele Ranucci e Vittoria Mezzetti, l’imputato, G.B., è stato rinviato a giudizio col rito ordinario dal gip Savina Poli a causa dell’aggravante della recidiva che gli viene contestata in seguito a un precedente specifico.
I fatti risalgono alla sera dello scorso 26 dicembre quando la vittima avrebbe raggiunto in motorino alcuni coetanei presso un bar di un centro dell’Alta Tuscia, parcheggiando nel piazzale dove sarebbe poi stata molestata sessualmente dai due operai d’origine nordafricana. La mattina successiva la quindicenne, accompagnata dalla madre, parte civile al processo anche per la figlia minore, assistita dall’avvocato Angelo Di Silvio, si è recata alla più vicina stazione dei carabinieri per sporgere denuncia.
Come è noto, i due imputati, dopo aver visto la quindicenne che parcheggiava il suo motorino, in un primo momento – mentre la parte offesa si trovava in compagnia di tutta la comitiva di amici – le si sarebbero avvicinati proferendo le parole “A bella”, “Vieni qua”, “Vieni con noi”, cercando di convincerla a salire in macchina con loro.
In un secondo momento, poiché la vittima era rimasta solo in compagnia di due amici – anche loro minorenni – il 28enne si sarebbe avvicinato a lei e, con gesto repentino, la avrebbe abbracciata e stretta a sé contro la sua volontà, iniziando a darle baci sulla guancia e sulla bocca. Successivamente le si sarebbe avvicinato anche il 60enne che la avrebbe afferrata per il braccio e tirata verso il veicolo insistendo perché salisse a bordo dell’auto e andasse via con loro. Infine il 28enne la avrebbe palpeggiata in tulle le parti intime (in mezzo alle gambe, sul seno e sul fondoschiena) e, successivamente, anche il 60enne lì’avrebbe abbracciata e toccata nelle parti intime.
Il 4 febbraio, davanti al gip Rita Cialoni del tribunale di Viterbo, su richiesta della procura, si è tenuto l’incidente probatorio, nel corso del quale, alla presenza di una psicologa, si è tenuto l’interrogatorio, filmato e registrato, di tutti i minori coinvolti nella vicenda, due ragazzi e una ragazza, la cui versione, così cristallizzata, avrebbe confermato la dinamica esposta dalla parte offesa in sede di denuncia. Pochi giorni dopo è scattato l’arresto dei due operai.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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