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Architetto viterbese muore all'ospedale di Perugia dopo un intervento alle tonsille - Cinque dottori indagati per omicidio colposo - Scattati selfie con la vittima semincosciente in sala operatoria e condivisi su Whatsapp - L'avvocato Mecarini: "Uno scempio disgustoso, l'Asl prenda provvedimenti"

Medici portano paziente al pub la sera prima dell’operazione

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Perugia - Il selfie delle dottoresse in sala operatoria con Gino Pucciarelli semincosciente subito dopo l'intervento

Perugia – Il selfie in sala operatoria con Gino Pucciarelli semincosciente subito dopo l’intervento

La mano di Gino Pucciarelli mentre stringe un bicchiere di birra la sera prima dell'operazione

La mano di Gino Pucciarelli mentre stringe un bicchiere di birra la sera prima dell’operazione

Gino Pucciarelli

Gino Pucciarelli

L'avvocato Luca Mecarini

L’avvocato Luca Mecarini

Perugia – Portano a cena il paziente la sera prima dell’operazione. Lo portano a casa di un medico e poi a bere in un pub. Subito dopo l’intervento si scattano un selfie in sala operatoria, con l’uomo ancora semincosciente sul lettino e lo condividono su Whatsapp.

Gino Pucciarelli, architetto ed ex cestista viterbese di 49 anni, muore alcuni giorni dopo. A cinque medici dell’ospedale Silvestrini di Perugia è arrivato l’avviso di conclusione delle indagini. Per la pm Gemma Miliani, è omicidio colposo.

Pucciarelli entra in ospedale il 3 luglio 2015 per sottoporsi a un intervento per rimuovere tonsille, adenoidi e parti molli del palato, per evitare di andare in apnea nel sonno. Un intervento di routine.

L’architetto viene dimesso il giorno dopo. Il 5 luglio iniziano le perdite di sangue. All’inizio piccole e non preoccupanti, ma già il 6 è costretto a tornare in ospedale perché il sangue non coagula. Le perdite continuano, ma nessuno pensa al peggio. La situazione precipita l’11 luglio, quando Pucciarelli viene operato per la seconda volta. Il 15 luglio gli trovano due ischemie. Il 16, dopo l’ultima, letale, emorragia muore per “arresto cardiorespiratorio acuto da shock emorragico, con inalazione di sangue”. E’ scritto nell’avviso di conclusione delle indagini.

A riceve il 415 bis, il primario del reparto di otorinolaringoiatra Giampiero Ricci, i chirurghi Luigi Giuseppe Gallucci e Maria Cristina Cristi (viterbese), l’anestesista Carla Monacelli e l’otorinolaringoiatra Paolo Pettirossi. Per la pm Miliani, hanno causato la morte di Pucciarelli per “negligenza, imprudenza e imperizia”.

In particolare, scrive il magistrato, il medico viterbese Cristi “nonostante Pucciarelli fosse già ricoverato in reparto e nonostante la prescrizione preoperatoria del digiuno, ‘organizzava’ la sua uscita dall’ospedale, coinvolgendolo in una cena nella propria abitazione” insieme “ad alcuni medici specializzandi. La serata si è anche prolungata in un pub”.

Per la pubblico ministero, “la circostanza era nota al primario Ricci” che però “non ha fatto nulla per impedire la goliardica e insana iniziativa della Cristi”.

Di quella sera sono state scattate anche delle foto. Sono state ritrovate nel cellulare di Pucciarelli dall’ingegnere Paolo Reale, incaricato della perizia dalla famiglia dell’architetto. Nel gruppo Whatsapp creato dai medici e chiamato ‘Rapimento Gino’, Reale ha trovato una serie di immagini che immortalano Pucciarelli a cena fuori dall’ospedale e a bere birra in un pub con i medici.

Non solo. Subito dopo il primo intervento, è stato condiviso un selfie di due dottoresse con il paziente ancora in sala operatoria, disteso sul lettino e semincosciente. Ma anche la foto della tonsilla asportata all’architetto, ironicamente rinominata ‘La Gino tonsilla destra’.

Sempre secondo la pm, Cristi e Ricci, insieme all’anestesista Monacelli, “non tenevano conto dell’elevata pressione arteriosa (di Pucciarelli, ndr), circostanza che lo esponeva a un maggior rischio di emorragia”. Il 4 luglio, invece, l’otorinolaringoiatra “Pettirossi ha dimesso il paziente senza misurargli la pressione, senza prescrivere alcuna terapia né segnalare l’accertata patologia nella scheda di dimissioni”. Ed ancora, “ha prescritto la somministrazione di un farmaco non congruo al rischio di sanguinamento, che si è poi manifestato e ha determinato il nuovo ricovero del paziente”. Si legge sempre nell’avviso di conclusione delle indagini.

Infine, per la pubblico ministero, il chirurgo Gallucci, che l’11 luglio ha operato l’architetto 49enne, “non è intervenuto adeguatamente, applicando male i punti di sutura”. Per la procura di Perugia, “ha gestito l’emorragia in maniera non corretta”. Emorragia che si è “ripresentata il 16 luglio, causando il decesso di Gino Pucciarelli”.

La famiglia, adesso, vuole verità e giustizia. Per l’avvocato Luca Mecarini, amico fraterno di Pucciarelli prima ancora che suo legale, è “assurdo che un paziente ricoverato sia fatto uscire con la complicità di molti medici. Non lo permette nessun protocollo ospedaliero. Portare via un paziente, fargli mangiare pasta cacio e pepe e fargli bere alcolici la sera prima dell’intervento è assurdo. Non c’è stata assistenza e, indipendentemente dalle responsabilità penali, l’azienda ospedaliera deve prendere provvedimenti.

La foto della tonsilla di Gino – continua l’avvocato Mecarini -, il selfie delle due dottoresse, festanti mentre fanno il segno di vittoria, con il paziente appena operato e ancora disteso sul lettino semincosciente, sono disgustose. Uno scempio. Un comportamento aberrante, che mette in serio dubbio quello che succede nelle sale operatorie dell’ospedale Silvestrini.

I medici – conclude l’avvocato Mecarini – hanno violato tutte le regole, della privacy e del buon senso. Non hanno mai contattato la famiglia Pucciarelli, neppure per chiedere scusa. Ci sono gravissime responsabilità disciplinari: l’azienda ospedaliera prenda provvedimenti, altrimenti su incarico della famiglia denuncerò tutto al ministero”.

Ora per i cinque medici la pm Gemma Miliani ha chiesto la fissazione dell’udienza preliminare.


L’anestesista indagata: Mai fatto cene né selfie col paziente”


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I funerali di Gino Pucciarelli: video – fotocronaca – slide


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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12 gennaio, 2017

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