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Montalto di Castro - Una notte trascorsa all'interno della manifestazione organizzata alla centrale Enel - FOTO e VIDEO

Nel cuore del rave, tra sballo, peace e love

di Daniele Camilli

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Montalto di Castro – Il motto è Plur. Peace, love, unity and respect. Dimenticare e scomparire. Laboratori del presente dove il tempo si cancella e diventa puro qui e ora. Senza passato né futuro. Sono i rave.

E significa una cosa sola. “Andare in delirio”. Zta, zone temporaneamente autonome. Come quella che per tre giorni ha caratterizzato una delle aree interne alla centrale Enel di Montalto.



Multimedia: Il rave di Montalto di CastroVideo

Articoli: Rave party alla centrale, giovane in overdose – Più di mille al rave party, centinaia di identificati


Il rave party alla centrale di Montalto di Castro

Montalto di Castro - Rave party alla centrale Enel - Il presidio delle forze dell'ordine


“The wrong sector of the ride side”. “Dalla parte giusta del lato sbagliato”, come ha detto un ragazzone inglese che avrà fatto un metro e novanta. Biondo, alto e con gli occhi celesti. Proprio così. All’ingresso del rave, dopo aver parcheggiato la macchina e fatto un chilometro e mezzo di strada. All’interno di un’area che esattamente 41 anni fa vide la nascita di un grande movimento popolare che di lì a qualche anno portò prima al referendum e poi alla chiusura delle centrali nucleari in Italia. Con operai, pastori e contadini dalla parte dei manifestanti di allora.

Tre giorni di rave nella piana di Montalto. Entro ‘sta sera festa finita. Ieri pare che i partecipanti siano rimasti in 700. Nei giorni precedenti sono stati almeno il doppio.

Resistenza e compresenza. I rave sono nati a cavallo tra gli anni ’80 e i ’90. Tra il punk e il grunge. Lo spirito del dancefloor. Un “giro di danza” senza sentirsi in obbligo di appartenere a qualcosa o qualcuno. Sovvertendo le gerarchie dominanti. Trasgredendo ordini e proibizioni. Nessun carattere fisso.


Il rave party alla centrale di Montalto di Castro


Il mare non si vede, in mezzo c’è la centrale. A presidiarla una pattuglia della polizia e una dei carabinieri. Stanno lì per mantenere l’ordine e la sicurezza. E anche a dare indicazioni ai ragazzi che arrivano per evitare incidenti. Si avvicinano e dicono di stare attenti alle buche e procedere con cautela. Gentilissimi all’andata, gentilissimi al ritorno. Lungo la strada che porta al rave, due file di macchine e camper. L’automobile a motore spento vibra ancora, che sembra proprio di non aver mai girato la chiave. È la musica del muro di casse a centinaia di metri di distanza. Gli unici ad incazzarsi sembra siano stati gli abitanti di Capalbio. Il rumore, così dicono, va in quella direzione.

Dentro, nell’area del rave, ci sono un presidio medico, una pizzeria e un gazebo dove si danno informazioni sugli effetti delle droghe. Che ci sono e sono in quantità. Con chi si sbraca da una parte e chi collassa dall’altra. Fumo, cocaina e chetamina vanno per la maggiore. Sabato notte un ragazzo si è sentito male sul serio ed è stato portato in elicottero all’ospedale. Un 34enne marchigiano, fuori pericolo e dimesso nella mattinata di ieri. 

Anfibi, felpe, abiti larghi e felpe col cappuccio. E tu che entri con jeans, maglietta a maniche corte e giubbotto di pelle con borsa a tracolla sei decisamente fuori luogo. Confidare sui tatuaggi sparsi un po’ ovunque non serve. Allora torni indietro, lasci la macchina fotografica e decidi di utilizzare il cellulare. Ti togli poi la giacca in pelle. Senza però ricordarti che, fuori dal muro di casse, l’escursione è pesante. Senti freddo, con le labbra che si gonfiano.

La scena è divisa in tre parti. Camper e macchine. Lì dentro una prima comunità di gente. “Che fai?”. Chiedi qua e là. A un certo punto senti invece, “che vòi?”. Tanti gli stranieri presenti. Ma il romano fa sempre il suo effetto. Diretto, immediato, lapalissiano. Te ne devi anna’.

Settore due. I capannelli di gente. Tra i camper e le casse. Bum, bum, bum, bum, bum. La musica che fa vibrare le macchine a più di un chilometro di distanza aumenta e ti porta appresso. Il muro di casse. Pulsazioni e percussioni, coincidono. E il martellare è costante. Uno stato alterato di coscienza. Percezioni, emozioni, confusione, piacere, colori e sensazioni. Tutto è alterato. Non si capisce più niente. Tutt’attorno, tutti che ballano. A ognuno come gli va. Corpi in movimento in “the wrong sector of the ride side”.


Il rave party alla centrale di Montalto di CastroIl rave party alla centrale di Montalto di Castro

Il rave party alla centrale di Montalto di Castro


A un metro dalle casse c’è uno con la maschera d’un demone e un’altra decina di tizi sopra le teste degli altri almeno d’una spanna. Sono proprio grossi. Lì in mezzo c’è un buco nero che non si sa bene veramente cosa sia. È magnetico. Fintanto che non devi spegnere il cellulare con cui stai facendo video e foto perché t’arriva addosso una tizia a volto coperto che prima ti oscura la camera e poi t’afferra il viso tra le mani. Ed è in quel preciso istante che veramente ti “c…i” addosso. Perché sono gli organizzatori del rave, come i servizi d’ordine d’un tempo. Hanno la faccia coperta da un fazzoletto e sanno il fatto loro. Tengono tutto sotto controllo. Non una rissa, nemmeno uno scazzo. Quantomeno tra le due della notte di sabato e le dieci di domenica mattina.

Con la tizia che t’aveva afferrato il volto in mezzo al “delirio”, e che tu pensavi t’avrebbe fatto chissà cosa, che invece ti dà un bacio sulla guancia perché ha sicuramente letto il terrore sulla tua faccia. Ma appena ti vede un po’ più rassicurato ti dice pure di smettere di fare foto e video perché l’evento è illegale. E non è il caso di far riconoscere volti e persone. Pace, love, unity and respect. Che le vuoi dire? “Fai pippa” e basta. Senza fare nemmeno un fiato. Balli un’oretta e mezza, perché stai lì, e perché no, poi alzi i tacchi e te ne vai.

I rave vengono pubblicizzati soprattutto con volantini e passaparola per evitare problemi giudiziari fin dall’inizio. Soltanto qualche giorno prima vengono date informazioni su data e città. Anche con numeri di telefono per avere indicazioni più precise. Sempre tramite volantini.


Il rave party alla centrale di Montalto di Castro

Il rave party alla centrale di Montalto di Castro


Intanto a Montalto è mattina. Alcuni restano al rave, dove la musica continua, altri risalgono la piana per andare al mare. Chiedono la direzione a un paio di cacciatori che gliela indicano. Una signora sulla settantina porta a passeggio il cane e sveglia un ragazzo bussandogli sul vetro incuriosita dall’incastro tra corpo e sedili. Chi sciama da una parte, chi da un’altra. Una marea di gente al risveglio d’una notte ch’è solo un giro di danza che porta al giorno senza fermarsi mai. Finché non è tempo di farlo.

Un esercito di disertori che risalgono la collina. Sembrano questo di prima mattina. Ragazzi e ragazze, tra i venti e i trent’anni. Soprattutto. In ordine sparso, ma ben saldi sulle gambe.


Il rave party alla centrale di Montalto di Castro

La centrale Enel di Montalto di Castro


Infine il caffè a Montalto, di ritorno a casa. Nel portafoglio solo due euro e cinquanta. Ci scappano due caffè e una chiacchierata con un gruppo di sardi al bar. Ci sono solo loro. Quattro seduti al tavolo, uno alle spalle a leggere il giornale. In fondo, un carabiniere in pensione. Tutti tra i 60 e i 70 anni. La comunità sarda da queste parti è il cuore della maremma.

Domanda. “Che ne pensate del rave?”. Risponde per tutti il sardo con il giornale in mano. Lo abbassa. Alzando contemporaneamente lo sguardo. Proprio come si faceva una volta. Al bar. “Penso – dice – che inquini meno di una centrale, e che sia solo una festa. Non danno fastidio a nessuno. E vanno lasciati in pace”.

Un gruppo di sardi. Pure loro, ieri mattina alle 10, in “the wrong sector of the ride side”. Dalla parte giusta del lato sbagliato.

Daniele Camilli


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1 ottobre, 2018

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